Evoluzione

Covid, Ansaldi avverte: “Il virus diventerà endemico, ma potrebbe risvegliarsi a novembre”

Il direttore di Alisa: "Le varianti restano un pericolo, sulla quarta dose servirà proteggere i soggetti fragili con un vaccino diverso"

Generico febbraio 2022

Liguria. I dati confermano che la Liguria sta uscendo velocemente dalla quarta ondata, ma non è ancora tempo di cantare vittoria sul Covid. Ciò che si aspettano gli esperti dopo questa fase, infatti, è una “circolazione endemica del virus con riaccensioni epidemiche” da tenere sotto controllo. A spiegarlo è Filippo Ansaldi, epidemiologo e direttore generale di Alisa, che ha fatto il punto sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria in Liguria e sulle prossime strategie da intraprendere per la campagna vaccinale. Con una quarta dose che appare sempre più probabile, soprattutto per alcune fasce di popolazione.

Professor Ansaldi, stiamo davvero uscendo dalla pandemia?

Il decremento dell’attività epidemica si manifesta con la diminuzione dell’incidenza, ma soprattutto dall’evidenza che stanno scendendo gli accessi in ospedale che diventeranno il vero indicatore che terremo presente. Dopo avere avuto un plateau di almeno 4 settimane con circa 80 casi al giorno ormai siamo scesi su valori intorno a 60 casi al giorno, una diminuzione del 25%. Questo si manifesta anche con la riduzione dei posti letto occupati. Abbiamo abbandonato la curva di crescita esponenziale nei primi giorni di gennaio, ora siamo in fase discendente.

Ci saranno altre ondate?

Il quadro attuale è caratterizzato da una prevalente o quasi totalitaria circolazione della variante Omicron. Dobbiamo aspettarci sicuramente nuove varianti. Personalmente mi aspetto che ci si trovi di fronte al cosiddetto drift antigenico, cioè l’accumulo di mutazioni multiformi sull’antigene principale del virus e quindi il tentativo di fuga del virus rispetto alla protezione dall’infezione data dal vaccino. Questo determina una piccola sacca di suscettibili: se mi sono infettato prima con la variante precedente ho ancora una buona protezione nei confronti della variante driftata, ma se mi sono vaccinato sette mesi fa sono meno protetto. Questo è il classico quadro di un virus a circolazione endemica con riaccensioni epidemiche.

Queste riaccensioni epidemiche sono prevedibili?

È facile pensare che i due momenti topici siano da un lato il cambiamento delle abitudini dopo l’estate, quindi potrebbe essere novembre, e poi il tipico picco delle virosi respiratorie tra gennaio e febbraio. Questi tipicamente sono i momenti importanti da sorvegliare, ma è difficile prevedere con esattezza quando e se avremo ondate epidemiche. Il modello che abbiamo però è abbastanza solido.

Servirà la quarta dose?

È ragionevolissimo andare a proteggere i soggetti fragili. Dovremo valutare se considerare gli immunocompromessi e gli ultrafragili o intere fasce d’età. Io sarei per quest’ultima ipotesi: andare a vaccinare grande fette di popolazione per evitare grandi ondate epidemiche. La quarta dose probabilmente non conterrà la variante presente nel vaccino somministrato da dicembre 2020 ma facilmente si baserà su una nuova variante.

Si potrebbe andare verso uno scenario simile all’influenza in cui ogni anno si ripete la vaccinazione con un virus mutato e un vaccino diverso?

Non lo escludo, sicuramente è un’ipotesi da considerare. In realtà la storia dell’evoluzione genetica del Sars-Cov-2 è troppo breve per capire quale sarà il suo destino. È molto importante capire quale sarà stabilmente il suo pattern evolutivo: se avrà un’evoluzione lenta non dovremo cambiare spesso la composizione vaccinale, se avrà un’evoluzione rapida penso che sarà necessario.

In base a queste previsioni è ragionevole mantenere in funzione gli hub vaccinali anche in futuro?

Da qualche tempo stiamo pensando a come ridisegnare l’offerta vaccinale, anche perché l’offerta si è ridotta. In questo momento abbiamo una capacità di 100mila dosi di vaccino alla settimana, ma probabilmente non ne abbiamo bisogno. Sicuramente dovremo ripensare al modello, abbiamo sul tavolo almeno due o tre ipotesi.

Quanto tempo ci vorrà perché gli ospedali tornino alla normalità?

Da quanto è avvenuto in altri Paesi mi aspetto una caduta più rapida rispetto a quanto abbiamo osservato dopo la prima e la seconda ondata. Mi aspetterei una discesa più importante. Attenzione: è vero che abbiamo superato il plateau e stiamo scendendo ma ad oggi nei nostri ospedali abbiamo comunque 674 ricoveri in media intensità e una trentina in terapia intensiva. Mi aspetto che continui la discesa in modo costante, ma ci vorranno parecchie settimane per tornare a un livello che permetta di tornare normalità. Per la primavera mi aspetto una forte riduzione della pressione.

Che conseguenze avrà sulla sanità ligure la fine dello stato d’emergenza?

Ci sarà una serie di cambiamenti che dovranno essere valutati. C’è tutta una serie di normativa emergenziale che verrà meno. Bisogna vedere come sarà il passaggio alla normalità dal punto di vista del vaccino. Sui dispositivi di protezione individuale ad esempio esiste già da svariati mesi un piano di auto-rifornimento della Regione man mano che la struttura commissariale viene meno a questo compito.

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