Battaglia

Peste suina: “Olocausto animale, ma la colpa è degli allevamenti intensivi e della caccia al cinghiale”

L'associazione ecologista: "Ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo del cibo". E prosegue la raccolta firme sulla petizione contro gli abbattimenti

caccia cinghiale

Liguria.Vogliono uccidere tutti gli animali liberi e i suini e sarà una mattanza! A rischio anche gli animali dei rifugi, come riportato nella petizione https://chng.it/SsnqRMgY che stanno firmando tantissimi cittadini”. Così le associazioni animaliste tornano alla carica sulla peste suina, parlando di vero e proprio “Olocausto animale” in merito al piano di abbattimenti deciso per contrastare l’emergenza.

La petizione aperta dalle associazioni animaliste per fermare il massacro annunciato di cinghiali e suini, in pochissimi giorni ha raccolto oltre 35.000 firme. È stata inviata anche una richiesta di confronto alle Regioni Liguria e Piemonte e le associazioni animaliste ora sono in attesa di riscontro: “Nonostante le proteste e il boom di firme raccolte in neanche una settimana, nonostante sia palese a tutti l’assurdità e la crudeltà di questo massacro, gli animali sono ancora a rischio e da un giorno all’altro potrebbe iniziare la mattanza”.

“L’intenzione è quella di uccidere tutti i suini e cinghiali allo stato brado o semibrado, prevedendo inoltre le stesse misure anche per gli animali detenuti in allevamenti familiari, ovvero allevati in piccole stalle. Uno sterminio di massa che porterà alla morte non solo degli esemplari che hanno contratto il virus ma anche di quelli sani. Una strage che per gli animali non ha mai fine… per loro non c’è ancora un Giorno della Memoria“.

“Non sono riconosciuti come esseri senzienti, eppure lo sono! Non è riconosciuto e tutelato il loro diritto di vivere, la loro vita viene strappata via senza pietà e le loro sofferenze ignorate. Per gli animali l’Olocausto non è ancora finito. Vogliamo ricordarlo oggi, ricordando tutte le vittime animali, umane e non, che hanno perso la vita per mano di altri” concludono le associazioni.

E oggi il Wwf, nel nuovo report “toccare con mano la crisi ecologica”, realizzato in merito alla attuale diffusione in Italia della peste suina africana, che sta tenendo in scacco anche la Liguria, e dell’influenza aviaria, afferma: “Ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo del cibo e le nostre relazioni con la fauna selvatica, in una dimensione ecologica che sia rispettosa di tutte le componenti che caratterizzano la vita sul pianeta, è la migliore prevenzione che possiamo attuare per preservare la nostra salute e quella degli animali”.

“Queste due malattie – la prima letale per i suini, la seconda causata dai virus che colpiscono prevalentemente il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvatici – oggi rappresentano le due grandi preoccupazioni della zootecnia italiana ma non solo, poiché si registrano casi di queste due malattie in tutto il mondo, con nuovi preoccupanti focolai in Europa. “Ancora una volta siamo qui a raccogliere segnali allarmanti di quanto il nostro agire senza considerare i delicati equilibri del pianeta e ignorando il funzionamento degli ecosistemi, scateni una malattia dopo l’altra, con un drammatico effetto domino”, sostiene il Wwf

“La transizione ecologica che auspichiamo per rendere possibile un nostro futuro sul Pianeta deve assolutamente rifondare il sistema alimentare – prosegue l’associazione ecologista -. Immaginare di produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie, di crisi insormontabili e di libertà negate. Sia da monito il fatto che per arginare i focolai di peste suina 78 comuni in Piemonte e 36 in Liguria stanno chiedendo ai loro cittadini di sospendere attività all’aperto come i trekking”.

“La diffusione a gennaio di peste suina e influenza aviaria in Italia – sostiene ancora il Wwf – è legata all’insostenibilità delle condizioni di allevamento intensive di suini e di pollame, oltre che all’aumento dei contatti tra specie selvatiche e specie allevate. Fra i fattori che potrebbero aver contribuito alla diffusione anche il commercio e trasporto illegali di animali e carni, e lo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e delle carcasse di animali infetti, che possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini. A questo si aggiunge il diffuso bracconaggio di cinghiali che, macellati sul posto in maniera illegale, possono contribuire a diffondere il virus della peste suina.

Ecco i sei punti cardine su cui bisogna puntare secondo il Wwf:

1) Rivedere completamente i sistemi di allevamento intensivo, riducendo drasticamente il numero e la densità degli animali allevati (e migliorando sostanzialmente il loro benessere). Ciò è fondamentale per ridurre la diffusione delle zoonosi come l’Aviaria e delle malattie infettive come la PSA;

2) Ripristinare e proteggere gli habitat naturali e la ricchezza di biodiversità, che contribuiscono a ridurre la diffusione di malattie zoonotiche mantenendo l’equilibrio tra presenza umana e specie selvatiche in termini sia di distanza spaziale sia di presenza di barriere naturali che impediscono il passaggio dei virus dagli animali all’uomo;

3) Gestire correttamente le specie selvatiche, in particolare il cinghiale, senza attendere situazioni di emergenza, ma pianificando nel medio e lungo termine la gestione delle popolazioni. Svincolare la gestione della fauna selvatica dagli interessi venatori;

4) Contrastare il bracconaggio -in particolare quello rivolto ai cinghiali – e il commercio illegale di specie selvatiche come importante misura di tutela sia della biodiversità sia della salute umana;

5) Rafforzare il sistema di sorveglianza nazionale sulle zoonosi e altre patologie potenziando l’attività di monitoraggio sulla fauna selvatica e nelle aziende zootecniche, in particolare degli allevamenti;

6) Ridurre il consumo di carne e altri prodotti di origine animale (uova, latte, formaggi, latticini ma anche il pellame). Una dieta ricca di alimenti di origine vegetale con piccole quantità di cibi di origine animale comporta benefici sia per la salute sia per l’ambiente.

“Le misure di contenimento dell’epidemia di peste suina e influenza aviaria previste dalle normative nazionali ed europee risulteranno misure palliative legate ad una situazione emergenziale senza un ripensamento dei nostri sistemi produttivi e di consumo, soprattutto quello di carne. Il totale degli animali allevati per il consumo di carne (circa 20 miliardi di polli, 1 miliardo di maiali, 1,5 miliardi di mucche e 1 miliardo di pecore) è circa 3 volte superiore al numero di persone esistenti sul nostro Pianeta (quasi 8 miliardi). A fronte di una popolazione umana in continua crescita non possiamo pensare di continuare ad aumentare il consumo di carne a queste condizioni intensive di sfruttamento e alterazione degli equilibri ecologici, ma bisogna invece ridurre il consumo di carne a favore di diete sane e a base vegetale”, ha detto Isabella Pratesi, direttrice della conservazione di Wwf Italia.

Il consumo mondiale di carne è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni. Il 60% degli agenti patogeni che causano malattie umane provengono dagli animali domestici o dalla fauna selvatica. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale. Queste malattie – di cui fa parte anche il Covid-19 – vengono appunto definite zoonosi, termine che indica il passaggio di un virus da un animale all’uomo, e secondo il Wwf “ci mostrano ancora una volta come ridurre progressivamente ma rapidamente tutte le attività antropiche distruttive per gli ecosistemi con l’approccio One health, possa abbattere i rischi di pandemie, irrobustendo le nostre difese e quelle degli ecosistemi”.

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