Monito

Peste suina, CIA Liguria: “Si abbattono i maiali sani e si lasciano circolare i cinghiali vettori dell’infezione”

Le associazioni di categoria: "Azioni di abbattimento mirate dei cinghiali per contenere l'epidemia e misure urgenti di sostegno alle filiere agricole e turistiche"

Generico gennaio 2022

Liguria. “Questa ordinanza della Regione Liguria per contrastare il diffondersi della peste suina risponde ad esigenze di emergenza sanitaria che, se tutte le forze politiche ci avessero ascoltato in questi anni, probabilmente non si sarebbe creata”.

Lo ha dichiarato Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria, che ha proseguito: “Il risultato è che si abbattono i maiali sani e lasciamo circolare i cinghiali potenzialmente malati, reali vettori dell’infezione. Occorre avviare invece azioni di abbattimento mirate dei cinghiali”.

“Siamo stati costretti in questi mesi anche a lanciare una petizione popolare, che guarda caso abbiamo diffuso con lo slogan ‘Non lasciamo spazio ai cinghiali’, per riuscire a modificare la legge regionale, diminuire la presenza degli ungulati e garantire rimborsi diversi agli agricoltori”.

“Intanto l’obbligo di abbattimento dei capi rappresenta una mazzata per tante aziende del territorio e le comunità dove operano. E’ necessario che queste aziende siano sostenute con ristori  immediati. Senza dimenticare tutti i danni per le diverse filiere, a partire da quella legata alle attività ricettiva, che coinvolgono tante aziende nei territori dell’entroterra”, ha aggiunto ancora.

“Il coordinamento con la Regione Piemonte? Una scelta corretta, i due territori sono strettamente connessi. Come Cia Agricoltori ci siamo già mossi nei giorni precedenti. Con il coordinamento del presidente nazionale, Dino Scanavino, abbiamo organizzato un incontro tra i presidenti Cia delle due Regioni e i due assessori regionali con delega all’Agricoltura”, ha concluso il presidente di Cia Liguria.

Anche Coldiretti Liguria, alla luce della situazione emergenziale legata alla diffusione della Peste Suina Africana, e all’individuazione di una zona infetta comprendente già ben 36 comuni liguri, ha espresso a Regione Liguria la forte preoccupazione, peraltro già più volte manifestata nei mesi passati, in merito alle attività e al futuro delle aziende agricole situate nei territori delimitati, sia per le attività agricole tradizionali che per quelle legate alla ricettività e alle attività outdoor. I rischi sociali e sanitari legati al numero ormai incontrollato di cinghiali liberi di aggirarsi nei campi e nelle città causando sempre più incidenti, è un tema su cui abbiamo sempre richiamato l’attenzione, a cui, troppo a lungo, non è stata dedicata la giusta attenzione e per cui non sono mai state prese adeguate misure di contenimento.

Alla luce dei recenti fatti, che nessuno si augurava ma per cui certo non rimaniamo stupiti in quanto situazione più che prevedibile, richiediamo alla Regione non solo che vengano prese adeguate e urgenti misure di contenimento per far sì che i limiti della zona infetta non debbano essere ulteriormente allargati, ma anche che vengano messe in atto adeguate misura di tutela per le aziende vittime della cattiva gestione della situazione, che si trovano adesso a vivere una sorta di doppio lockdown con il rischio di incalcolabili danni economici e di immagine.

“E’ essenziale adottare immediatamente misure economiche straordinarie sotto forma di ristori diretti per tutte le imprese agricole coinvolte, qualsiasi sia il loro indirizzo produttivo, e per le attività ricettive che si trovano all’interno della zona infetta e che svolgono attività essenziali sul nostro territorio – dichiarano Gianluca Boeri, presidente Coldiretti Liguria e Bruno Rivarossa, delegato confederale – Ci permettiamo di suggerire una forma di aiuto sullo stile della Misura 21, già utilizzata per il mancato reddito da Covid-19, in modo tale da poter attuare subito un primo concreto intervento per garantire la continuità aziendale, ovviamente chiedendo alla Regione un preciso e forte stanziamento economico, viste le grandi necessità”.

“Inoltre chiediamo di valutare la sospensione dei tributi per le aziende situate nei comuni coinvolti e di lavorare alla sospensione delle rate dei mutui. Le nostre aziende hanno già sofferto due anni per tutte le chiusure e le limitazioni imposte dalla pandemia ma nonostante questo non si sono mai fermate, non accetteremo in alcun modo che debbano subire anche questa situazione causata da chi non si è mai realmente preso le giuste responsabilità nei confronti di un rischio preannunciato”.

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