Cairo Montenotte. “Le polemiche le lasciamo agli altri e preferiamo far parlare i fatti: ora il progetto del san Giuseppe prenderà forma e chi era in buona fede si ricrederà, chi invece era in malafede non si ricrederà e magari avrà anche perso il proprio appuntamento elettorale”. Lo dichiara Angelo Vaccarezza, capogruppo in consiglio regionale della Lista Toti Liguria, commentando l’incontro tra il presidente Giovanni Toti, i sindaci della Valbormida ed i sindacati avvenuto lunedì scorso e avente come oggetto il futuro dell’ospedale di Cairo Montenotte.

“Lunedì sera il presidente Giovanni Toti ha partecipato a un incontro online insieme ai sindaci della Val Bormida, ai sindacati, al comitato per la salute della Val Bormida, e i medici del territorio – – ricorda Vaccarezza – Questo è accaduto per spiegare cosa succederà nell’ospedale san Giuseppe di Cairo Montenotte. Alcuni si sono lamentati, anche recentemente, che non fosse chiaro quale sarà il futuro della struttura ospedaliera, questo nonostante ci fosse una delibera che ovviamente contiene tutto quello che occorre conoscere ma, per maggiore trasparenza nei confronti di tutti, si è deciso di organizzare questo incontro”.

“Abbiamo avuto la possibilità di scoprire che esistono tre atteggiamenti diversi, da parte del territorio, che attendono notizie da Genova – prosegue ancora il coordinatore regionale della Lista Toti – I primi sono coloro che sono in buona fede, ma hanno delle aspettative in relazione a quello che loro immaginano per il territorio; i secondi sono quelli che sono in buona fede e fanno realmente conto sui bisogni della Val Bormida e quindi, anziché immaginare servizi inutili o irrealizzabili, cercano di delineare il futuro della zona secondo le reali necessità che essa presenta; infine, ci sono gli altri: quelli che la buona fede non ce l’hanno affatto. Tra questi ultimi spicca senza dubbio la Cgil; chi mi conosce sa che ho un immenso rispetto per le rappresentanze sindacali, ma è impensabile che si pongano come l’unico interlocutore per tutti gli enti e si occupino di qualunque tema. Mi verrebbe, infatti, da dire al ‘caro amico’ Andrea Pasa: ‘Candidati a fare il sindaco e poi potrai parlare a nome di una comunità’. Il suo intervento, intriso di politica e in odore di campagna elettorale (pare che sia in cerca di una candidatura), non mi è piaciuto per nulla ed è stato ingeneroso e inutilmente polemico”.

“Viceversa gli amministratori sono stati giustamente propositivi e interessati realmente alle sorti del territorio che sono chiamati a gestire e, quindi, a loro le risposte vanno date: la struttura di Cairo Montenotte diventerà un ospedale di comunità e una casa di comunità. – dice ancora Vaccarezza – L’obiettivo è quello di rispondere ai servizi che la Val Bormida chiede e, per soddisfare queste necessità, è stato doveroso partire da una mappa e effettuare un monitoraggio degli accessi che i cittadini della Val Bormida fanno presso le strutture sanitarie. A tutti noi farebbe comodo avere a pochi metri da casa un ospedale che possa coprire ogni specialità, ma c’è un problema di carattere economico e, soprattutto, professionale: i luoghi dove si ha della medicina di qualità sono i grandi hub con una grande casistica. Nessuno di noi può pensare che ogni piccola struttura possa avere anche un centro ictus, per esempio, ma è sicuramente preferibile, viceversa, che chi viene colpito da una tale criticità possa venire trasportato verso l’ospedale migliore e più attrezzato per prendersi cura della sua salute, nel minor tempo possibile. Da qui, in ottica san Giuseppe, il dibattito sulla seconda automedica e l’impegno da parte di Regione di potenziare l’elisoccorso, attraverso Grifo”.

“L’ospedale di comunità dovrà dare tutte le altre risposte: passare da 40 a 60 letti, dove si farà la degenza post operatoria, ma soprattutto garantire il percorso che porterà il cittadino a conoscere in maniera approfondita il proprio stato di salute per poter prendere le decisioni migliori in materia sanitari. – conclude il consigliere arancione – Questo non vuol dire risparmiare soldi, non vuol dire risparmiare sulle professionalità e le competenze, questo significa semplicemente dare il massimo di quello che la Val Bormida richiede, e quando dico questo penso soprattutto alla parte diagnostica, compresa quella per immagini attraverso la TAC”.

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