Protesta

“L’entroterra non si tocca”, mobilitazione contro il lockdown dei boschi: “Divieto da rimuovere subito”

"Sulla vicenda restano dubbi e perplessità, pertanto pretendiamo chiarezza"

Generico gennaio 2022

Liguria. Oltre seicento persone hanno già aderito e sono in tantissimi che di ora in ora si aggiungono alla protesta sempre più allargata e condivisa. Stiamo parlando dell’iniziativa denominata ‘No al lockdown dei boschi liguri’, lanciata sabato scorso e subito diventata virale.

A promuoverla un gruppo eterogeneo di cittadine e cittadini liguri, che riunisce professionisti e attivisti da svariate provenienze: movimento ecologista, femminismo, mondo del volontariato, associazionismo culturale e sportivo, solo per citare qualche esempio, con il supporto della pagina Facebook “Angeli col fango sulle magliette”, nata a Genova nel 2011 come risposta popolare all’emergenza alluvionale.

Nel concreto la prima iniziativa è stata quella di fare sentire la propria voce alle istituzioni con l’invio massivo e coordinato di mail di protesta, ma nelle prossime giornate la mobilitazione potrebbe portare a nuove forme di protesta: in poche ore l’iniziativa ha raccolto oltre 600 partecipanti iscritti che, diffondendo a loro volta l’evento, hanno prodotto il risultato di migliaia di messaggi inviati, visualizzazioni e condivisioni.

“Sono decenni che i cinghiali razzolano in quantità nel nostro territorio, aumentando sempre di più anche in città – affermano gli attivisti – Le varie amministrazioni non sono state capaci di contenerli, demandando la responsabilità ai cacciatori, invece che approntare, per esempio ma non solo, una caccia di selezione. Adesso, invece di proteggere gli allevamenti di suini, sanificando adeguatamente in modo sicuro tutti gli accessi, le stesse istituzioni vorrebbero chiudere le persone fuori dai boschi, come se questa ulteriore e illegittima privazione di libertà e diritti fondamentali potesse in qualche modo arginare il movimento di cinghiali e dei selvatici tutti, che anzi si muoveranno ancora meglio perché indisturbati”.

Generico gennaio 2022

Ma a stupire e, soprattutto, a lasciare interdetti sono i provvedimenti presi dalle istituzioni, a partire dall’ordinanza ministeriale che di fatto vieta ogni attività silvana nei boschi: “Riteniamo che il Governo e le Istituzioni tutte abbiano il dovere di circostanziare con dovizia di particolari l’utilità di questi provvedimenti – aggiungono – La popolazione ha il diritto di sapere come si pensa che queste misure abbiano una effettiva utilità, considerato che destano notevoli perplessità anche presso molti esperti del settore“.

“Le misure, così come descritte finora, restano perciò incomprensibili e sproporzionate. L’unico obiettivo che orienta queste decisioni sembra essere quello di salvaguardare l’economia che riguarda il mercato della carne suina, a discapito del diritto al lavoro di chi di boschi “vive”, vedi le strutture ricettive, ristorazione, attività escursionistiche, guide ambientali, e al tempo libero di centinaia di migliaia di persone, liguri e non solo, che frequentano abitualmente i boschi della nostra regione”.

“Ci pare che la mancanza delle dovute spiegazioni lasci spazio al dubbio che non tutto sia stato detto, che manchi una parte di verità, pertanto pretendiamo chiarezza – concludono – I cittadini sono stanchi di essere maltrattati e angariati inutilmente e non accetteranno più supinamente norme ingiuste”.

“Non è sufficiente ragionare in termini di deroghe e soluzioni di compromesso: la politica ha il dovere di trovare strade alternative alla chiusura, sensate, giuste e sostenibili per tutte e tutti. Il divieto di accesso ai boschi va rimosso totalmente e va ripristinato immediatamente il nostro diritto di godere della natura come cittadini e come esseri umani”.

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