Si scaldano i motori

Elezioni a Cairo, è lotta a tre: Briano “fiducioso”, Ferrari aspetta, Lambertini “non li teme”

Ospedale tema caldo: l'ex primo cittadino "l'errore più grande di questa amministrazione", per l'attuale "non dipende dal sindaco"

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Cairo Montenotte. Ancora nessuna ufficialità su quando si andrà al voto per eleggere il sindaco di Cairo Montenotte. Le urne potrebbero aprirsi a fine primavera o in autunno. Ma anche se la campagna elettorale non è ancora ufficialmente cominciata, i due (o tre) candidati per la poltrona iniziano già a scaldare i motori.

Due potrebbero essere gli scenari. Una sfida tra due uomini che su quella poltrona si sono già seduti e hanno ben in mente che cosa voglia dire essere primo cittadino di Cairo. Stiamo parlando dell’attuale sindaco Paolo Lambertini e dell’ex Fulvio Briano. Ma a dar fastidio ai due nella lotta potrebbe inserirsi anche una donna: Giorgia Ferrari, al momento capogruppo di minoranza. Per capire se ciò accadrà o meno, bisognerà attendere il prossimo mese, quando l’avvocatessa scioglierà le riserve: formerà una lista distaccata da quello che ormai sembra essere un ex amico (Briano) oppure deciderà di correre insieme a lui? Per ora la prima è l’ipotesi più probabile.

Una sua discesa in campo non spaventa Lambertini. “Rispetto per tutti, ma non ho motivo di temere nessuno dei due – afferma – Ho avuto modo di lavorare con Giorgia, secondo me fa bene a proporsi”.

Nessun timore nemmeno per Briano, il candidato che dall’entrata in scena di Ferrari potrebbe subire le conseguenze maggiori, considerando che entrambi sono orientati a sinistra. Ma non la pensa così l’ex sindaco che si dice molto fiducioso per il risultato: “Il mio è un progetto civico, non marcatamente di parte – sottolinea – Certo, ho una storia che non rinnego, ma a prescindere credo che Cairo abbia bisogno di quel progetto che abbraccia i problemi reali della città, è quello che vogliono e serve ai cittadini. Dire che una lista possa dividere l’elettorato non lo trovo corretto”.

E poi non manca l’attacco al lavoro svolto dall’attuale giunta: “La priorità – dichiara Briano – è mandare a casa questa amministrazione che ha smesso, anzi mai iniziato, a preoccuparsi dello sviluppo di questo Comune, rimasto fermo al palo per cinque anni”.

Non è d’accordo Lambertini: “Abbiamo lavorato in maniera concreta portando a casa diversi risultati e non dimentichiamo che purtroppo abbiamo dovuto confrontarci anche con due anni di pandemia. Siamo convinti di essere stati seri e di aver iniziato a fare quel processo di cambiamento che tutti chiedevano, anche a livello di disponibilità all’ascolto dei cittadini e presenza sul territorio. Ovviamente abbiamo ancora progetti da realizzare e che vorremo portare avanti”.

Ospedale di Cairo: Briano “l’errore più grande”, per Lambertini “non dipende dal sindaco”

Ovviamente non poteva mancare una riflessione (e lo scontro) sul San Giuseppe che, in base ai piani della Regione, verrà trasformato in un ospedale di comunità con annesse una casa di comunità e una piastra ambulatoriale. Decisione che non ha trovato l’approvazione di tutto il mondo politico e si prospetta essere uno dei temi al centro della campagna elettorale.

L’errore più macroscopico di questa amministrazione è aver voluto sposare il progetto della Regione per l’ospedale, una proposta non dignitosa – afferma Briano – Ci vuole un minimo d’orgoglio. Dopo tutti i sacrifici fatti, regalare così il nostro ospedale per una polo ambulatoriale non è accettabile”.

Secondo l’avvocato cairese, infatti, bisognerebbe “continuare a lottare per il riconoscimento di ospedale di area disagiata, in modo che Cairo possa tornare ad avere un pronto soccorso”. Ipotesi però che, dopo l’ultimo incontro con il governatore Toti, sembra essere sempre più lontana.

Diversa, invece, l’opinione di Lambertini sull’argomento: “La linea sull’ospedale deve essere condivisa da tutte le parti politiche – sottolinea -. Nel 2007, anno in cui ha iniziato la vecchia amministrazione, c’erano al suo interno reparti di medicina, chirurgia, 50 posti letto e un pronto soccorso. Nel 2017, quando è terminato il loro mandato, non c’era più nulla, o quasi, di tutto questo. Non era allora colpa del sindaco e non lo è adesso. Un sindaco in queste dinamiche può influire solo il 5%. Ed è un lavoro non di ordine politico, per questo non deve essere motivo di campagna elettorale. Perché se lo diventa vuol dire che l’interesse è un altro. Ora l’importante è cercare di risolvere i problemi portando a casa un ospedale che risponda alle esigenze del territorio”, conclude.

 

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