Tema

Calcio, visita di idoneità a 30 giorni dalla guarigione, il Plodio: “Così è impossibile riprendere a giocare”

L'auspicio è che ben presto si possa aggiornare una prassi decisa un anno fa e che la Federazione prenda in considerazione ulteriori rinvii qualora tali norme non venissero modificate

Plodio vs Dego

Si riparte con molti interrogativi

Domenica ripartono i campionati di Serie D ed Eccellenza. A fine mese, pandemia permettendo, dovrebbero prendere nuovamente il via i tornei dalla Promozione alla Terza Categoria. Tuttavia, le regole riguardanti le visite mediche di idoneità sportiva per gli atleti che che hanno contratto il virus e sono guariti mettono in difficoltà numerose realtà, che sperano dunque in modifiche sostanziali a stretto giro. Inizio del massimo campionato regionale già nel segno del virus: la partita tra Pietra Ligure e Cairese è stata rinviata a causa di positivi tra i gialloblù.

Giocatori guariti out per almeno un mese

Il punto focale è il “return to play”, espressione inglese utilizzata nei documenti federali che significa “rientro in campo”. Il giocatore che è risultato positivo deve, una volta guarito – tampone negativo -, sostenere nuovamente la visita medica per l’idoneità sportiva non prima di 30 giorni da quando è stata attestata la negatività al Covid. Tale prassi è contenuta nelle indicazioni generali della Figc, versione 4 del 3 dicembre 2021, e rimanda alla circolare del Ministero della Salute datata 13 gennaio 2021.

Il passaggio della circolare: “I summenzionati esami (per l’idoneità sportiva) vanno eseguiti non prima che siano trascorsi 30 giorni dall’avvenuta guarigione da Sars – Cov – 2 accertata secondo la normativa vigente, o non prima comunque che siano trascorsi trenta giorni dall’avvenuta scomparsa dei sintomi per gli atleti che non hanno ricevuto una diagnosi certa di infezione da Sars – Cov – 2 mediante test molecolare”. L’unica “scappatoia” per una ripresa più celere dell’attività sarebbe, sempre citando il medesimo documento, “adottare il protocollo di esami e test previsto dalla Federazione Medico Sportiva Italiana per la ripresa dell’attività sportiva degli atleti professionisti”.

Un esempio concreto

Un iter che potrebbe mettere a rischio il regolare svolgimento dei campionati. Un caso lampante è quello del Plodio. “La nostra squadra – spiega il direttore sportivo Fabio Abate – conta al momento sei giocatori positivi. In assenza di un cambiamento della normativa, avere un focolaio di positivi significherebbe, per le realtà senza juniores come la nostra, non poter disporre per più di un mese dei giocatori guariti. Significherebbe non potersi presentare alle partite, visto che le società non possono per tutta una serie di motivi, anche economici, rinnovare completamente le rose da un giorno all’altro”.

Abate continua affermando: “Non bisogna dimenticare anche le difficoltà ad allenarsi. Non tutti hanno il coraggio di rischiare di mettere a repentaglio la salute dei propri tesserati. Purtroppo questa variante ha dimostrato di essere altamente contagiosa e nonostante quasi la totalità delle persone sia vaccinata non si può escludere il contagio a priori, anche rispettando tutte le normative. Verissimo che il vaccino ci protegge da forme gravi, ma è anche vero che ognuno di noi vive realtà differenti e in casa possono esserci bambini o persone molto anziane da tutelare. Ci facciamo portavoce di questo grido d’allarme nella speranza che presto cambi qualcosa”.

Più informazioni
leggi anche
saviozzi
La scelta
Contagi in casa Cairese, squadra pronta a scendere in campo grazie alle visite mediche a pagamento

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.