Grande commozione

Alassio, in Sant’Ambrogio l’ultimo saluto a Gianfranco Melgrati. Il figlio e sindaco Marco: “Grazie papà” fotogallery

“Mi piace ricordarlo sul suo cavallo, con il cappello da cowboy, al galoppo sulla spiaggia. Ora spero stia galoppando in cielo, che si stia divertendo e pensi a noi con gioia”

Alassio, i funerali di Gianfranco Melgrati

Alassio. Chiesa di Sant’Ambrogio gremita, all’interno e all’esterno, da centinaia di persone, tra cui i rappresentanti dell’amministrazione comunale e di numerose associazioni cittadini, il maggiore dei carabinieri della compagnia di Alassio Massimo Ferrari e il comandante della polizia locale alassina Francesco Parrella. Così Alassio e la sua comunità, questo pomeriggio, hanno dato l’ultimo saluto a Gianfranco Melgrati.

Papà di Marco, sindaco di Alassio, e Silvio, è scomparso all’età di 91 anni. E la notizia si è subito diffusa per le vie di Alassio dove sono state tantissime, anche via social, le testimonianze in ricordo di un “uomo dal cuore grande, sempre pronto ad aiutare i più bisognosi”.

Concetti ribaditi con chiarezza anche nell’omelia di don Dario, le cui parole, a tratti commoventi, hanno rotto il silenzio che ha ammantato la chiesa per tutta la durata della cerimonia.

“Ho conosciuto Gianfranco 3 anni fa. Ero arrivato da poco ad Alassio, quando, un sabato sera, vidi un uomo con il cappello da cowboy aggirarsi nella chiesa parrocchiale e mi venne la curiosità di capire di chi si trattasse, – ha affermati. – Ogni volta che ci scontriamo con il dolore del distacco, oltre a renderci conto di quanto sono fondamentali le relazioni d’amore, ci chiediamo cosa succederà quando chiudiamo gli occhi. Ci verrà chiesto quanto abbiamo saputo amare, non con le parole, ma con atti concreti”.

“Il Signore ci parla di ‘aiutare chi è in difficoltà. E questo Gianfranco, sia con la sua famiglia sia con chi era più lontano, lo ha saputo fare, ha amato a 360 gradi. Sono queste le persone da cui dobbiamo trarre esempio. Ha saputo amare anche il suo paese, Alassio, e la sua comunità. Nel cuore di chi lo ha conosciuto tutto questo rimarrà per sempre. I nostri cari continuano a vivere nel cuore di chi resta e la fede ci dice che quanto chiudiamo gli occhi non è una fine, ma l’inizio di qualcosa di diverso”.

“A tutti piacerebbe avere i propri cari per sempre accanto, ma questo non è possibile. E il Signore ci fa sapere che quando una persona cara scompare non si distacca, ma chi è ‘di là’ continua ad essere con noi perché l’amore è in grado di vincere sulla morte”, ha concluso.

A seguire, la lettera del figlio Marco, primo cittadino della Città del Muretto, letta con grande e comprensibile commozione: “Mio padre ne era orgoglioso e indosso la fascia da sindaco, qui ora, per lui. Mio padre era un uomo fondamentalmente buono e molto religioso, con un carattere burbero, che a volte aveva degli accessi, ma nei rapporti con gli altri era sempre disponibile e spiritoso. Faceva sempre beneficenza senza farsi pubblicità. Ricordo un aneddoto curioso: avevo comprato a Parigi un paio di scarpe da vela gialle di gran moda in quel periodo. Le ho riviste dopo poco tempo ai piedi di un senzatetto che chiedeva l’elemosina davanti alla chiesa. Mio padre lo aveva portato a casa, lavato, curato, gli aveva fatto fatto da mangiare e lo aveva vestito con abiti miei e di mio fratello”.

“Un’altra volta era andato a fare il barelliere a Lourdes ed era partito con 5 milioni di lire, una bella somma all’epoca, – ha proseguito Marco. – Al ritorno non aveva un soldo, disse di averli donati a coloro che avevano bisogno. Un animo buono e sempre vicino a chi aveva bisogno. Andava a fare la barba ai degenti dell’ospedale di Alassio. Era devoto a San Francesco, santo dei poveri e degli ultimi, per lui un esempio da imitare. È stato un grande imprenditore, ha avuto grandi intuizioni partendo da zero, ed è stato un grande appassionato di ciclismo. Poi ha sempre avuto grande attenzione per le persone diversamente abili”.

“A me e a mio fratello ha insegnato i valori della vita, soprattutto l’onestà. Grazie a tutti coloro che hanno voluto manifestare a me e alla mia famiglia la loro vicinanza e il loro affetto. Mio padre era un grande uomo: mi piace ricordarlo sul suo cavallo, con il cappello da cowboy, al galoppo sulla spiaggia di Alassio. Ora spero stia galoppando in cielo, che si stia divertendo e pensi a noi con gioia”, ha concluso il sindaco di Alassio.

Al termine del rito funebre in Sant’Amborgio, la salma di Gianfranco è partita per l’ultimo viaggio, alla volta del tempio crematorio.

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