Fenomeni musicali

Maneskin, la vocal coach Danila Satragno ne spiega il successo: “Hanno unito vecchio e nuovo al momento giusto”

"Ognuno dei quattro componenti ha le sue fragilità personali ma insieme diventano una forza della natura"

Cairo Montenotte. Rivoluzionari, dirompenti, anticonformisti, naturalmente talentuosi: sono solo alcuni degli aggettivi che si possono “appiccicare” alla rock band romana Maneskin, fenomeno musicale nostrano del momento, trionfatrice al 71esimo Festival di Sanremo ma soprattutto al 65esimo Eurovision Song Contest, vittoria, quest’ultima, che a detta di alcuni ha dato il “la” all’annus mirabilis artistico e sportivo italiano.

Tra i “fautori” della loro strabordante affermazione sulla scena mondiale c’è anche l’insegnante di conservatorio, vocal coach e musicista cairese Danila Satragno, che dei quattro componenti ha seguito in particolare il frontman Damiano David per la squadra del “giudice” Manuel Agnelli durante l’undicesima edizione del talent show “X Factor”, al cui termine si sono classificati secondi. A IVG.it l’artista valbormidese racconta la sua soddisfazione professionale per i traguardi che hanno raggiunto finora.

Qual è il segreto di cotanto successo?
“Indubbiamente avere intuito e disciplina. I Maneskin hanno aperto un ‘link’ con il passato in un periodo storico di scoramento e confusione dovuti alla pandemia. È importante ritrovare le proprie radici anche in musica e loro hanno collegato il nuovo, cioè i giovani e il loro mondo che si muove veloce, con il ‘vecchio’, che emoziona ancora. Si sono trovati al posto giusto nel momento giusto e sanno far convivere realtà che prima erano distinte nella discografia: ad esempio, come ritiene anche Franco Fasano, il singolo ‘Zitti e buoni’ ha la stessa struttura di ‘Nel blu dipinto di blu'”.

Da cosa si sprigiona il loro carisma trascinatore quando sono sul palcoscenico?
“Come tutti, ognuno dei quattro componenti ha le sue fragilità personali ma insieme diventano una forza della natura per motivi differenti da uno all’altro. Sicuramente Damiano ha sempre avuto un germe di voce bellissimo: ai tempi di ‘X Factor’ era acerbo ma disciplinato, arrivava sempre puntuale alle mie lezioni e studiava regolarmente. Il suo timbro rauco, ‘sporco’, è voluto e lui allena continuamente la sua voce. Ciò che ho fatto io è darle forza, resistenza, tensione e volume”.

Partecipare ai talent rappresenta ormai l’unica via per “sfondare”?
“I talent non pagano mai, il successo arriva se l’artista sa vivere la propria musica e ha disciplina e intelligenza emotiva e pratica per gestire la propria carriera. Oggi il cantante è un imprenditore di se stesso, è un lavoro vero e proprio e ce la fa solo chi unisce vocalità, carattere e forza di nervi. Se resti sulla cresta dell’onda è perché sai amministrarti bene come artista e persona, fai anche scelte dure e mai dimentichi le tue origini. La managerialità manca a molti ed è uno degli aspetti su cui io stessa punto nel mio insegnamento”.

Dopo il Sanremo vinto dai Maneskin come giudica la selezione dei concorrenti della prossima edizione?
“È il festival del web e dei giovanissimi, pur con nomi di tradizione, quale Giusy Ferreri, che seguo come vocal coach e per la partecipazione della quale sono molto contenta. C’è un equilibrio di passato e nuovo ma si tende verso il secondo ed è importante aver messo sullo stesso piano i giovani con i big. Al direttore artistico Amadeus riconosco di aver allestito un’edizione in cui già fin d’ora è difficilissimo intuire chi sarà il vincitore persino per noi addetti ai lavori”.

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