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Liguria a rischio zona arancione, Toti: “È possibile, ma no a ordinanze per vietare le feste”

Il governatore: "È giusto che i sindaci che conoscono le loro città possano organizzare eventuali misure di attenzione"

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Liguria. Nessuna ordinanza regionale per limitare i festeggiamenti di Natale e Capodanno, anche se è “possibile” che la Liguria finisca in zona arancione nelle prossime settimane. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in un’intervista rilasciata all’agenzia Agi, mentre l’esecutivo di Draghi studia una nuova stretta e altri governatori – in prima fila il campano De Luca – stanno varando provvedimenti ad hoc per limitare gli eventi al chiuso o anticipare l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto anche in zona bianca.

“Omicron sta circolando in tutta Europa, oltre che in Italia e in Liguria”, dice Toti, e un eventuale passaggio in zona arancione nelle prossime settimane “è possibile, ma i passaggi di zona hanno assunto un valore relativo, riguardando solo le persone non ancora vaccinate”.

Nonostante questo, però, in Liguria non sono all’orizzonte ulteriori strette in vista di Natale e Capodanno: “È giusto che i sindaci che conoscono le loro città possano organizzare eventuali misure di attenzione – spiega Toti – ma non interverremo con ordinanze regionali perché le stesse andrebbero a toccare anche Comuni di poche anime in mezzo ai monti. Bene che le valutazioni vengano fatte territorio per territorio”.

Da lunedì la Liguria è in zona gialla, il che si traduce solo nell’obbligo generalizzato di indossare la mascherina all’aperto. Per finire in zona arancione, oltre alla soglia di incidenza settimanale dei 150 casi ogni 100mila abitanti abbondantemente superata, bisogna sforare altri due parametri: il 20% di posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva e il 30% in area medica. Al momento i positivi in Liguria sono il 14,1% in terapia intensiva e il 23% in area medica. In altre parole, stando alle disponibilità comunicate al ministero della Salute e riportate sul sito di Agenas, bisognerebbe avere in tutto 44 ricoverati in terapia intensiva (oggi sono 31) e 522 ricoverati in area medica (oggi sono 401).

Al momento le regioni più vicine a soddisfare questi criteri sono la Liguria, il Friuli Venezia Giulia, la Calabria e la provincia autonoma di Trento che ha già sforato la soglia delle terapie intensive. A sparigliare le carte potrebbe essere tuttavia l‘aumento dell’offerta di posti letto comunicati al ministero: il presidente Toti ha parlato di una disponibilità “tra i 1.700 e 2mila” mentre al momento ne risultano 1.738.

Sulle previsioni influiscono poi fattori contrastanti: da un lato gli epidemiologi della task force prevedono che nei prossimi giorni possa iniziare la fase discendente della curva epidemiologica, dall’altro a complicare la situazione ospedaliera potrebbe essere il picco dell’influenza stagionale (quasi malati tuttavia non influiscono sui parametri ministeriali per l’assegnazione dei colori). Ne abbiamo parlato qui con Giancarlo Icardi, direttore di igiene del San Martino.

Ma cosa succederebbe se la Liguria finisse in zona arancione? Ci sarebbero nuove restrizioni, ma solo per chi non ha il super green pass ottenuto con vaccino o guarigione dal Covid: diventerebbero off-limits gli spostamenti fuori dal proprio comune se non per motivi di lavoronecessità salute oppure per usufruire di servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune (con la vecchia autocertificazione), gli impianti sportivi e sciistici al chiuso, convegni, congressi, fiere e sagre.

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