Il punto

Covid, negli ospedali situazione in peggioramento ma Toti frena: “Non servono ulteriori restrizioni”

Nell'Imperiese incidenza due volte e mezzo superiore, ma in ospedale solo il 7% dei positivi: "È segno che i vaccini funzionano"

coronavirus

Liguria. Con un’incidenza di quasi due volte e mezzo superiore al resto della regione è la provincia di Imperia a trascinare il contagio in Liguria dove lunedì scatterà la zona gialla con l’unico effetto di obbligare tutti a indossare la mascherina anche all’aperto. E se il sindaco della città ponentina Claudio Scajola ha parlato di “rischio zona rossa” il presidente Giovanni Toti esclude la necessità di nuove restrizioni: “Stiamo parlando del 10-15% di posti letto occupati, non c’è un’emergenza clinico-sanitaria” tale da giustificare provvedimenti su scala provinciale o comunale.

I dati sono lampanti: nell’estremo Ponente l’incidenza settimanale dei contagi rilevata da Alisa è di 647 casi ogni 100mila abitanti, dato che scende a 314 casi nel Savonese, 235 nello Spezzino, 229 in provincia di Genova e 313 in media sulla Liguria. L’aumento dell’incidenza è stato del 40% nell’ultima settimana a livello regionale. “È una regione che va a più velocità. Imperia oggi ha raggiunto gli stessi tassi della Provenza e della Costa Azzurra che sono tra i più paurosi di tutta la Francia, 700 contagi ogni 100mila abitanti alla settimana. Sono situazioni diverse che speriamo restino diverse”. Se Genova avesse gli stessi numeri “sarebbe un’area difficilmente controllabile dal punto di vista del contenimento del virus”.

A tranquillizzare è il dato della pressione ospedaliera nel territorio dell’Asl 1: nelle precedenti tre ondate circa il 21% dei positivi finiva ricoverato in ospedale, mentre ora il tasso è sceso al 7%, “e questo è segno che i vaccini funzionano e continuano a funzionare bene”, rimarca Toti. Anche per questo al momento non si parla di restrizioni su base locale: “Provvedimenti ulteriormente restrittivi possono scattare su base regionale dalla zona arancione in poi”, spiega Toti.

Per tutta la Liguria, intanto, scatterà da lunedì la zona gialla. “È un campanello d’allarme che non occorre sottovalutare – continua Toti -. Dobbiamo metterci un po’ più di attenzione e riprendere usanze che sono state in parte dimenticate come l’uso della mascherina e il lavaggio delle mani ma che possono contenere l’infezione. Attenzione ai nostri comportamenti, ma ovviamente paura no, perché la nostra regione ha affrontato numeri assolutamente più preoccupanti in altri tempi“.

Negli ospedali la situazione è in peggioramento ma non desta ancora allarmi. “I casi clinici sono meno gravi in media intensità e questo significa degenze più brevi con più facilità di dimissione – commenta Angelo Gratarola, primario del pronto soccorso del San Martino e responsabile del Diar di emergenza urgenza di Alisa -. Ma questo non si vede in terapia intensiva, dove i casi sono gravi come l’anno scorso e con la stessa mortalità: spiace dirlo ma è perché la maggior parte di loro non ha mai ricevuto alcun vaccino. I vaccinati in terapia intensiva sono lì per ragioni diverse dal Covid, ma sono positivi e vanno quindi tenuti isolati dagli altri”.

A confermare la tendenza è Matteo Bassetti, primario di malattie infettive al San Martino: “Su 50 pazienti ricoverati, tolti quelli in terapia intensiva, solo uno ha bisogno del casco, cioè il 98% dei pazienti ricoverati ha un quadro non grave. È questa la grande differenza tra dicembre 2021 e dicembre 2020: allora su 48 posti letto avevamo 35 caschi, oggi la situazione è molto diversa, molti pazienti ricoverati sono vaccinati ma sono dentro perché hanno positività al tampone e non una patologia da Covid”.

Dall’infettivologo genovese arriva infine un appello: “Spero non succeda coi farmaci anti-Covid quello che è successo coi monoclonali. Nell’agosto del 2020 abbiamo chiesto a gran voce i monoclonali ed erano pronti ad arrivare in Italia con 10mila dosi ma ci sono voluti 7 mesi perché fossero disponibili. Ieri Ema ha approvato Paxolivid che è il nuovo antivirale orale di Pfizer, oggi la Danimarca ha approvato Molnupiravir in deroga all’Ema: io chiedo a gran voce che Aifa non ci dia i farmaci orali a gennaio ma subito, il prima possibile. Sono farmaci fondamentali in una fase come questa. Se avessimo gli antivirali orali potremmo usarli direttamente a casa. Mi auguro che Aifa si spicci perché non abbiamo tempo di aspettare come per i monoclonali”.

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