Addio angelo

L’ultimo saluto ad Angelo Santin: “Grazie per quello che hai fatto per questo paese e per chi ti ha conosciuto” fotogallery

Presenti centinaia di persone dentro e fuori la chiesa di San Giuseppe Operaio, a Cengio: "La sua vita ha lasciato un segno nella comunità"

Cengio. Istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, calciatori e dirigenti del calcio valbormidese e i suoi tanti amati ragazzi. Erano in centinaia questa mattina, dentro e fuori la chiesa parrocchiale di San Giuseppe Operaio, a Cengio, per dare l’ultimo saluto ad Angelo Santin, ex comandante della stazione dei carabinieri di Cengio e noto allenatore di calcio, scomparso all’età di 57 anni nella notte tra venerdì e sabato a causa di un brutto male. Alle esequie, erano presenti anche, tra gli altri, le delegazioni di vigili del fuoco, polizia di Stato, polizia locale, protezione civile, croce rossa Cengio, alpini e diversi amministratori dei Comuni valbormidesi.

Una figura per cui la Valbormida (e non solo) nutriva grande stima e ammirazione. Come Luogotenente e come tecnico, infatti, è riuscito a lasciare il segno aiutando tanti giovani nel loro percorso di crescita. Santin ha ricevuto nella sua carriera la Medaglia d’argento al valore civile, il Cavalierato di San Maurizio ed è stato nominato Cavaliere della Repubblica nel 2002.

Carattere vivace, energico e grintoso, persona di gran cuore e dai sani principi che cercava di insegnare ai suoi ragazzi con simpatia, educazione e serietà. Santin ha lasciato un grande vuoto nella comunità valbormidese e in particolare in quella di Cengio, dove risiedeva dal 1994 e, anche dopo la meritata pensione arrivata un anno fa, aveva deciso di restare insieme alla famiglia.

“Non è mai facile accettare la morte dei nostri cari, soprattutto quando li perdiamo in età ancora giovane. Quanti pensieri ci assalgono e ci tormentano, ma le parole del Vangelo sono una conferma e una consolazione, ‘colui che viene a me lo resusciterò l’ultimo giorno’, dice il Vangelo. Oggi Cristo lo prende per mano e lo stringe più forte di tutti gli altri giorni della vita, con una stretta d’amore più forte della morte”, ha affermato il parroco don Meo, nell’omelia.

“Come per Giobbe, che ha vissuto nella ricerca quotidiana della giustizia, è stato così anche per il maresciallo. Anche io che non l’ho conosciuto posso percepire una vita praticata con un dovere di responsabilità che lascia un segno nella comunità. Incarnazione che Angelo ha saputo spargere in terra non solo come carabiniere, ma anche come uomo, inserito in diverse esperienze di vita di questo paese e non solo. Ha portato avanti delicati compiti con zelo e dedizione“, ha proseguito.

Il nostro grido, che è sconcerto e dolore, diventa anche gratitudine. Si è impegnato nella sua vita per assicurare pace e giustizia in divisa e anche oltre. Questo è per noi è un messaggio di pace e speranza. Esprimo un ‘grazie’ ad Angelo per quello che ha fatto per questo paese e per le persone che lo hanno conosciuto in questo cammino. E chiedo di sostenere la speranza della famiglia, dei suoi colleghi, dei suoi amici e delle istituzioni perché abbiamo la forza di lottare come lui per il bene comune e di sostenere la comunità e la chiesa, chiamata a mantenere la pace”, ha concluso.

Il sindaco Francesco Dotta ha proclamato il lutto cittadino in concomitanza con i funerali di oggi: dalle 10 alle 11 di questa mattina sono state ordinate l’esposizione delle bandiere a mezz’asta nel palazzo comunale e la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, con l’abbassamento delle serrande.

Proprio il primo cittadino, durante le esequie, ha riservato parole di affetto e stima, tra gli applausi dei tanti presenti: “Una persona che si è fatta ben volere in tutta la valle. Persona con grandi valori morali ed eccellente professionalità, buon padre di famiglia che era la sua priorità, e subito dopo c’era il lavoro, indossava la divisa con fermezza e determinazione. E la indossa tuttora come ha voluto. Si dedicava allo sport e al sociale, seguiva i giovani: oltre ad istruttore tecnico svolgeva il ruolo di educatore. Ha educato tanti giovani anche dopo che è andato in pensione. L’ho visto parlare con i ragazzi di località Isole, li rimproverava, ma allo stesso tempo rivolgeva loro una paternale da buon padre di famiglia. Cengio deve essere riconoscente a questo uomo. Il modo migliore per onorarlo credo sia un momento di raccoglimento, in cui ognuno può vedere e sentire nel proprio io il suo viso e la sua voce. Rinnovo vicinanza e condoglianze alla famiglia da tutti i cittadini di Cengio. Angelo, signor luogotenente, riposa in pace“.

Quindi, parola al presidente regionale dell’Associazione Allenatori di Calcio (Aiac), Ugo Maggi. “Ha sempre onorato l’Arma dei Carabinieri e quando ne parlava, così come succedeva per l’Aiac,  gli brillavano gli occhi. Era un grandissimo educatore: Angelo stava dalla parte dei più deboli, aveva sempre una parola buona per tutti. Era un po’ burbero, ma un buono, una gran bella persona. A voi giovani che siete qui dico: Angelo ora non c’è più fisicamente, ma ci sarà sempre vicino a voi. Proseguite la sua strada, noi porteremo avanti il suo progetto di grande uomo di sport e grande uomo nella vita”.

Il messaggio di cordoglio della sezione savonese dell’Aiac: “Un amico come te non si dimentica, sono quelli come te a dare valore all’amicizia, ci mancheranno la tua presenza, il tuo rispetto, il tuo sorriso. Te ne sei andato troppo presto, caro amico di tante battaglie, sarai sempre nei nostri cuori”. 

A seguire, l’Avis di Cengio ha letto una lettera dedicata a Santin da parte dei bambini e ragazzi delle scuole. Lettura seguita dalle parole del comandante della Compagnia dei carabinieri di Cairo Montenotte, il Tenente Colonnello Riccardo Urciuoli: “Nell’esprimere il profondo cordoglio dell’Arma dei Carabinieri verso la famiglia, ricordiamo il Luogotenente Angelo Santin come una persona di grandi principi e valori. Fu un Comandante di Stazione molto attento alle problematiche del personale e alle esigenze del territorio, del quale aveva una vasta e profonda conoscenza; praticò sin da subito il principio di “prossimità” dell’Arma dei Carabinieri verso la popolazione e soprattutto verso gli anziani. Tra le tante onorificenze riconosciutegli, venne insignito “Cavaliere della Repubblica” e medaglia d’argento al valore civile. Fermo, professionale, determinato e deciso, divenne sicuro punto di riferimento dei giovani per la cui formazione e educazione dimostrò sin da subito grande propensione. Era noto da quasi vent’anni nell’ambiente dello sport, che considerava momento di aggregazione e di integrazione sociale. Ed infatti come allenatore di calcio, riuscì ad unire in un’unica squadra, ragazzi e famiglie di nove nazionalità diverse. Da tutti era considerato come un padre, e tutti, così, lo vogliamo ricordare”.

Infine, i ringraziamenti da parte dei famigliari di Santin e la lettura della commovente lettera scritta dalla figlia Marzia: “‘Amore mio ho un tumore, ma tranquilla si risolve, non ti lascio mica sola’. Quando ho ricevuto quella chiamata, per me il mondo si è fermato, ho abbandonato ogni cosa perché ciò che contava eri tu. Mi hai insegnato che non serve perdersi dietro a cose superflue, bisogna vivere ora e amarsi ora. Tra noi non c’era solo sintonia, eri la parte più grande del mio cuore, un uomo dalla corazza dura e dal cuore dolce. L’esempio dell’uomo che voglio al mio fianco: tu meritavi tutto, ma non quello maledetto cancro. La vita ha allontanato i nostri corpi, ma non le nostre anime e i nostri cuori: le tue battaglie ora saranno le mie e oggi, davanti a questa chiesa così colma di persone, ho capito quanto cose buone hai fatto. Ti amo immensamente, sei stato un padre meraviglioso. Veglia su di noi e sulla tua comunità, è solo un arrivederci guerriero“.

Al termine dei funerali, sul feretro sono stati disposti i simboli delle sue grandi passioni: il cappello dei Carabinieri e le maglie delle società in cui ha indossato come mister del settore giovanile e della prima squadra, ovvero Cengio, Cairese e Bragno.

Oggi tante persone e tante parole di vicinanza e di affetto nei confronti della famiglia Santin, della moglie Bianca e delle figlie Barbara e Marzia, che già nei giorni scorsi avevano ricevuto numerosissimi messaggi di cordoglio in particolare dal mondo sportivo, da cui, questo weekend, non sono mancati gesti in suo onore: dalla dedica della vittoria granata a quella del gol di Bartolomeo Gamba, giovane tra le fila del Savona che Santin ha allenato e visto crescere.

E oggi l’ultimo saluto ad Angelo, ad un uomo che è stato maestro di calcio e di vita, soprattutto durante la sua battaglia più importante che non è riuscito a vincere, ma ha combattuto con grande dignità e grinta, quelle che lo hanno sempre contraddistinto.

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