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Per un pensiero altro

Dalla politica all’eristica

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Pensiero Altro 17 novembre

“Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo […] la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti” ci informa Albert Einstein. Chi mai potrebbe contestare il valore del personaggio Einstein dal punto di vista scientifico? È unanimemente considerato il genio per antonomasia del XX secolo, ma questo in qualche misura può garantire la fondatezza ed il valore delle sue riflessioni in ambiti diversi da quelli della fisica? Ricordo quando, sono oramai trascorsi alcuni decenni ma nulla è cambiato, anzi … veniva intervistato Maradona, sublime interprete dell’arte pedatoria, circa la situazione politica argentina. Oltre al fatto di essere nato nel paese oggetto della riflessione, mi chiedevo allora, quale titolo giustifica la diffusione su scala nazionale delle sue personalissime e, decisamente, superficiali considerazione politiche, economiche e sociologiche? Con i dovuti distinguo la questione si pone a tutti i livelli, la parola chiave, mi sembra, rimane quella della “competenza”; ciò non toglie il diritto all’opinione ma nemmeno giustifica l’utilizzo di risorse economiche e strutture per intervistare Nonna Abelarda intorno al valore delle categorie dello spirito diffondendo le sue affermazioni nell’etere massmediatico. La questione, comunque, ha radici lontane e, per molti versi, ben più complesse: mi riferisco alla convinzione platonica che fosse compito e dovere del filosofo quello di governare così da tutelare “l’ideale democratico” e “l’elemento prezioso”, l’individuo.

Per una specifica dotta e profonda riflessione intorno all’attualità del pensiero politico platonico e a un interessante confronto con la posizione aristotelica rimando all’ottimo saggio di Giuseppe Cambiano dal titolo “Come nave in tempesta”, eccellente metafora delle qualità marinare indispensabili per il buon governo di una polis nel mare tempestoso delle decisioni dei pochi, i potenti della politica, in riferimento ai molti, il demos, il “proprietario” della nave da guidare. Numerosi e complessi i temi affrontati nel saggio che rivestono interesse non solo speculativo ma estremamente pratico, non ultimo quello della misthotike (tecnica finalizzata al guadagno) assolutamente lontana dagli agathoi, i migliori, insomma, i filosofi, che non vogliono essere salariati dello Stato e che si prestano, per dovere, all’ingrato compito di governare offrendo le loro competenze, senza compenso, mantenuti dalla collettività in cambio della felicità di tutti. Il discorso si fa complesso e sottile, proviamo e semplificarlo cercando di evitare gli eccessi: la questione platonico-aristotelica, di estrema attualità, pone una domanda molto semplice, chi deve governare? Alla quale offre una risposta altrettanto chiara: i migliori. Come dar toro ai padri nobili del pensiero occidentale? Resta il problema di chiarire come riconoscere i tanto indispensabili migliori. Karl Popper in “La società aperta e i suoi nemici” suggerisce una considerazione che sembrerebbe paradossale nell’ottica della filosofia classica ma che si rivela di grande rilevanza alla luce della storia: nel caso non così remoto che i governanti non fossero i migliori non sarebbe opportuno disporre di meccanismi di governo così efficaci da impedire agli stessi di causare eccessivi danni? Resta aperta la questione intorno a chi incaricare della costruzione di una simile ingegneria amministrativa.
Potrebbe essere una soluzione quella proposta dalla democrazia ateniese, cioè rendere breve il periodo di gestione del potere per ogni singolo governante istituendo una sorta di logica rotatoria che alterni continuamente le figure mantenendo costante la struttura? Intanto va detto che si può riconoscere in questo atteggiamento un sano sospetto sia nei confronti del potere sia del rischio che la frequentazione delle “stanze dei bottoni” può far correre anche ai migliori, ma forse la cura nasconde insidie peggiori della malattia. La questione centrale della competenza non rischia di essere inghiottita dalla logica populistica in base alla quale chiunque può governare se la struttura ne anestetizza i potenziali danni generati da una molto probabile incompetenza? Sembra di intravedere il sogno marxiano di un governo di tutti e di nessuno, ottima soluzione se il demos è accomunato da un pensiero unico, rischio per altro tragicamente prossimo nell’era digitale, pericolo già paventato da chi aveva denunciato due millenni or sono la facile manovrabilità delle opinioni popolari. A questo punto diviene centrale la questione del consenso, del rapporto tra chi governa ed il popolo che abdica in favore degli stessi alienando volutamente il proprio diritto di scelta. Al di là delle ottimistiche ipotesi che prospettavano la possibilità di una democrazia diretta grazie alla costante consultabilità del demos per mezzo di piattaforme virtuali, non sarebbe certo una simile eventualità la garanzia di competenza! Se urge un intervento al cuore il paziente non credo si premuri di avere gli esiti della consultazione del personale tutto dell’ospedale, preferirà l’azione rapida del miglior cardiochirurgo a disposizione. L’equilibrio tra consenso e competenza diviene dirimente nel “dibattito democratico sulla democrazia”.

Già nel cuore del V secolo avanti Cristo, all’epoca di Platone ed Aristotele, il confronto era acceso. Il sofista Antifone celebra la concordia come mezzo a disposizione dell’uomo che si emancipa dalla condizione bruta per elevarsi ad animale sociale, Crizia riconosce nei governanti chi inventa addirittura un sistema trascendentale di controllo creando divinità capaci di conoscere e punire i comportamenti proibiti, pensa un po’, proprio dalle leggi imposte da chi governa, Trasimaco e Callicle entrano di diritto anche nei dialoghi platonici affermando che “leggi e virtù” sono stratagemmi, sia che siano messi in atto dai potenti per controllare i deboli sia che vengano concepite dai più numerosi ma meno dotati per condizionare i migliori. Va da sé che, nel breve volgere di pochi decenni, l’alta politica, esclusiva dei filosofi, passa attraverso l’oratoria, la capacità di avere consenso ed i contenuti divengono marginali. Il piano inclinato accelera la caduta, si passa dalla politica all’eristica, la capacità di convincere sdoganata dal valore del messaggio, fino a raggiungere gli studi televisivi contemporanei. Povera democrazia naufragata nel mare in tempesta. Le enormi onde che la scuotono pongono interrogativi: il potere deve essere strumento di controllo di oligarchie sulle moltitudini? Oppure della “massa stolida” ma numericamente imprescindibile? O meglio ancora se di sovrastrutture di mercato su popoli trasformati in produttori e consumatori? Preferiamo di occasionali ciarlatani capaci di “cambiare tutto così che non cambi nulla”? Insomma: di chi fidarsi? A chi delegare il diritto – dovere di decidere per me?

Ma se sedicenti filosofi sono indistinguibili da prezzolati opinionisti capaci di trasformare ogni dibattito in una confusa bagarre degna di un bar sport nella quale anche chi non ha mai calciato un pallone può sentenziare come il più esperto selezionatore della nazionale, non si conferma la filosofia del mercato: si alza la voce quando non si ha nulla di importante da dire? Non facciamo nomi, li conosciamo i “filosofi opinionisti”, militano in ogni fazione, si prestano a caotiche urlate trasmissioni prostrati ai deliri di onnipotenza di maleducati conduttori, è così che, nell’epoca del virtuale, la prospettiva eristica si traveste da possibile soluzione, la più scivolosa e subdola, ma quanto piace ai devoti di internet, quelli che, per innata abilità, sanno discernere la farina dalla crusca e dalla pula anche se non distinguono il grano dalla segale dall’orzo o dall’avena.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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