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Cengio, protezione civile e carabinieri cambiano sede. Arboscello (Pd): “Scelta da rivedere, nuova area non è sicura”

Il consigliere dem: "Ci auguriamo un passo indietro dell'amministrazione, le aree a rischio vanno messe in sicurezza e non devono essere oggetto di insediamenti istituzionali"

Comune di Cengio

Cengio. “Il Comune di Cengio ha previsto di investire oltre 3 milioni di euro per il trasferimento della Protezione civile, dei Carabinieri e della Croce Rossa nell’area dell’ex scuola Colombardo, che però si trova in una zona a elevato rischio di esondabilità. Per farlo ha presentato una determina datata agosto 2021 che prevede di modificare le fasce di esondazione al fine di agevolare il trasferimento e l’edilizia della zona, ma alla giunta regionale non è arrivata ancora nessuna richiesta”. Lo fa sapere, in una nota, il consigliere regionale del Partito Democratico Roberto Arboscello.

“Anche se alla Regione non è arrivata nessuna richiesta di modifica delle fasce di esondabilità del rio Giacchetti, ci lascia perplessi che si parli di voler costruire o sviluppare nuove attività in aree esondabili che invece dovrebbero essere solo messe in sicurezza. E ancora peggio, prevedere l’insediamento di istituzioni o associazioni che dovrebbero essere messi nelle condizioni di massima efficienza e lavorare in sicurezza. Invece, se venissero trasferite nell’ex scuola Colombardo si ritroverebbero nelle condizioni di dover evacuare ogni volta che scatta un’allerta Arancione o Rossa”, spiega Arboscello, che ha presentato un’interrogazione in consiglio regionale per chiedere se era stata presentata un’istanza formale da parte del Comune di Cengio per la riclassificazione delle fasce di esondabilità del Rio Giacchetti, che insiste nell’area dove sorge la scuola.

“Quindi, pur consapevoli dell’importanza di dare una sede e dei locali adeguati ai carabinieri, alla Protezione civile e alla Croce Rossa, ci auguriamo un passo indietro dall’amministrazione di Cengio e l’individuazione di un’area più idonea e sicura. La nostra non è una polemica strumentale, ma con questa interrogazione abbiamo voluto portare l’attenzione su un territorio fragile e sulla sicurezza di quei presidi che in emergenza dovrebbero poter agire senza rischi”, conclude Arboscello.

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