Analisi

Allarme Cgil sulla crisi demografica: “Dal Pnrr misure urgenti anche per una vera transizione sociale”

La fotografia della Cgil savonese con la richieste di interventi pubblici sul fronte sanitario, sociale ed economico

savona via paleocapa

Savona. Dal 2015 al 2020 la Provincia di Savona ha perso circa 14 mila abitanti e la sola città capoluogo circa 3 mila. La Liguria segna un meno 62 mila abitanti dal 2015 al 2020, ed è ultima tra le regioni italiane per tasso di natalità e al il triste primato di essere la prima per il tasso di mortalità, oltre 11 mila posti di lavoro persi nel solo 2020 rispetto all’anno precedente, anche per effetto dell’emergenza pandemica.

Questa la fotografia della Cgil sulla demografia ligure e savonese, “con l’esigenza di una vera e propria transizione sociale diversa da quello che è stato messo in campo fino ad oggi dalla Regione Liguria che non ha avuto la capacità di promuovere politiche di respiro optando per la “navigazione a vista”, con una scelta ideologica di cessione di sovranità ai privati, senza costruire nulla a sostegno dei bisogni collettivi” afferma il sindacato.

Al 31 agosto 2021 la Liguria contava poco meno di 1 milione e 502mila abitanti, avvicinandosi sempre più alla soglia psicologica (ma non solo) del milione e mezzo di abitanti. In particolare la situazione più critica è nella Provincia di Savona, in calo sia sul riferimento ai 12 mesi (31 agosto 2020) sia sull’inizio dell’anno 2021. In provincia di Savona calo di 2.394 abitanti, a Savona città – 653 rispetto allo stesso periodo del 2020.

Insomma la crisi demografica irrompe sulla crisi economico-sociale, con alcuni squilibri legati all’elevata incidenza delle persone anziane e al parallelo calo della natalità.

“Per una regione e un territorio – quello savonese – che ha la percentuale di anziani più elevata d’Europa è urgente e non più rinviabile una nuova transizione sociale per provare a gestire un’importante sfida demografica, potenziando e innovando le misure di welfare pubblico, anche in chiave inclusiva. E’ necessario aprire, ad ogni livello, un confronto con tutte le parti sociali e le amministrazioni locali e regionali per definire e condividere strategie e strumenti per gestire il costante calo demografico del nostro territorio – uno dei più alti in tutto il Paese- e l’invecchiamento della popolazione, anche alla luce della revisione dei sostegni pubblici alle famiglie” sottolineano il segretario provinciale della Cgil Andrea Pasa e il segretario Spi-Cgil Fausto Dabove.

“Un welfare a misura della popolazione che invecchia. La centralità della presa in carico delle persone deve essere dominante nella programmazione delle rete socio sanitaria. La pandemia se mai ce ne fosse bisogno ci ha confermato quelle che da tempo sono le nostre convinzioni: la sanità deve essere pubblica ed universale e deve garantire parità di accesso a tutti e ad ognuno”.

“La prima frontiera della cura è il territorio, a partire dalla prevenzione e la sanità aumenta in efficacia se viene organizzata per intensità di cura”.

“Così come è fondamentale intervenire per creare in questo territorio nuove opportunità di lavoro stabile e di qualità che consentano di costruire una prospettiva vera, in particolare per giovani e donne” aggiungono i due esponenti sindacali.

E ancora: “Da tempo chiediamo misure che incentivino l’occupazione stabile dei giovani e delle donne, misure che aumentino i tassi di occupazione femminile, migliorino i processi di inserimento lavorativo dei giovani e garantiscano misure più ampie e flessibili di conciliazione per i genitori. Non è con il solo bonus bebè che si incentivano i giovani a fare figli. Da gennaio è previsto l’assegno unico universale. E’ una misura nazionale che va nella giusta direzione, ma che deve essere coordinata e resa più efficace grazie agli interventi provinciali che non vanno dismessi”.

“La partita si gioca anche sul fronte dei redditi e sulla capacità di spesa delle famiglie dove pesa in modo sempre più importante anche la questione della casa. Eppure il tema dell’edilizia abitativa è totalmente assente dall’agenda della Giunta Regionale Ligure che non ha un vero piano per aumentare l’offerta di alloggi pubblici o a canone moderato”.

“Infine il nodo dell’invecchiamento della popolazione che chiama in ballo una revisione dei sistemi di assistenza sociale e socio-sanitaria alle famiglie, ma anche politiche di invecchiamento attivo. I numeri parlano chiaro, il nostro territorio è il più vecchio d’Europa ma l’Esecutivo ancora tentenna sulla riforma del welfare anziani, mentre manca totalmente una riorganizzazione verso il territorio dei servizi dell’azienda sanitaria che continuano a non dare alcuna risposta ai crescenti bisogni dei nuclei con familiari non autosufficienti o con patologie croniche, con il rischio che siano di nuovo le famiglie a doversene far carico”.

“Alla Liguria serve una nuova transizione sociale, ovvero un nuovo modello di sviluppo che sappia garantire coesione sociale cambiando anche il modello di welfare approfittando delle ingenti risorse del Pnrr” concludono Pasa e Dabove.

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