Savona. Trasporti, blocco licenziamenti, Jobs Act, ammortizzatori sociali, blocco aumento prezzi e sfratti e condizioni di sicurezza, e soprattutto “No al Green Pass”. Sono queste alcune delle motivazioni che hanno spinto questa mattina centinaia di savonesi a recarsi in piazza Sisto IV per manifestare e aderire allo sciopero generale proclamato dalle sigle del sindacalismo di base che oggi interesserà 40 città di tutta Italia, tra cui Genova.

Una protesta che però si differenzia dagli ultimi fatti avvenuti nel weekend a Roma, dove infiltrazioni di estrema destra hanno preso d’assalto la sede della Cgil, si sono scontrate a Montecitorio con le forze dell’ordine e nella notte hanno occupato il pronto soccorso dell’Umberto I.

A ribadirlo anche Maurizio Loschi del Cub Savona: “Ci siamo fin da subito dissociati da qualunque forma di violenza e abbiamo espresso solidarietà alla Cgil per l’attacco subito. A Savona abbiamo tenuto lontano qualunque forma di estremismo, qui non è successo nulla”. In piazza per rimarcare la lontananza dai fatti accaduti nella capitale anche un drappo di Savona Antifascista.

Presente anche il Comitato Pensiero Critico, nato pochi giorni fa in città da un gruppo di cittadini con l’obiettivo di abolire il green pass e creare un istituto di farmaco-vigilanza attiva presso le aziende produttrici di vaccini.

La prima a salire sul palco un’infermiera sospesa: “La sospensione dei lavoratori sanitari danneggia anche i cittadini, privandoli del lavoro di questi professionisti. E tutto questo la sanità non può permetterselo – afferma – I colleghi stanno facendo doppi, tripli turni saltano i riposi. Ed è questo il modo di tutelare la sanità pubblica? O forse, in verità, ci si vuole disfare del servizio pubblico?”.

“Oggi ho 51 anni – prosegue – e cosa lascio ai miei figli? Io di fronte a questa domanda non mi fermerò mai. Finita questa storia, noi ci riprenderemo tutto. A iniziare dall’art. 18 che ci garantisce di tornare sul nostro posto di lavoro a testa alta. Noi non siamo sospesi, ma siamo stati messi in sciopero dallo Stato, perché il ricatto o vaccino o stipendio, domani può essere qualsiasi cosa. È il ricatto di ogni tempo. Un domani può essere qualsiasi cosa. Io non mi arrendo”.

Alla protesta partecipa anche il personale scolastico: “Noi ci siamo ritrovati ad agosto, con il decreto legge 111, che sancisce l’obbligo del green pass per entrare negli istituti. È una scelta obbligata, quindi non è una scelta. O ti vaccini o ti devi sottoporre ad un trattamento sanitario invasivo, che ti paghi, per due o tre volte a settimana. Tutto questo per ottenere un lascia passare”, afferma un’insegnate dell’Itis di Savona.

Il lascia passare non è uno strumento di controllo sanitario – continua – ma di controllo sociale e politico. Noi insegnanti accediamo all’istituto perché abbiamo dei titoli per farlo. Non sta scritto da nessuna parte che noi dobbiamo esibire il green pass, tranne nel decreto legge. Siamo una minoranza che non si piega e siamo garanzia che le giovani menti non rimarranno ancorate o vittime di questo pensiero unico”.

Ma non solo green pass, tra i temi dello sciopero generale anche i trasporti: “Una lotta condotta nel rispetto delle regole è più forte di tutto – dichiara dal Cub Trasporti – Tpl è una delle poche aziende italiane completamente pubblica e questo è un valore per tutti. Ma siamo alle prese con la speculazione. L’anno scorso sono riusciti a chiudere il bilancio con quasi un milione di euro di utili. Contratti speculativi, interinali, inutili. Abbiamo colleghi con contratti precari. Con l’azienda abbiamo iniziato un confronto aspro e siamo dovuti ricorre ad azioni di lotta. Oggi più di metà dell’azienda si è fermata ed c’è stato un grande consenso da parte dei nostri colleghi. Ci dispiace per la cittadinanza, ma abbiamo sempre raccolto consenso”.

Sale sul palco poi Roberto, un militante antifascista savonese: “La piazza è contro la deriva autoritaria, deriva che si sta ritorcendo contro di noi – dice – E’ stato imposto un coprifuoco giustificato con motivazioni sanitarie, mentre di giorno si continuava a lavorare nello stress, in condizioni di affollamento. Il coprifuoco non è mai stato utilizzato dalla fine della seconda guerra mondiale ed è legato alle dittature. Siamo individui disposti a difendere attacchi alla libertà da qualunque parte provengano. Non siamo complottisti come ci accusano. Lo scenario legato al virus ha accelerato il processo di digitalizzazione e del controllo sociale”.

L’ultimo intervento è di Maurizio Loschi del Cub, uno dei volti principali della lotta contro il green pass a Savona. “In realtà sono due anni che siamo praticamente anestetizzati – afferma – L’arrivo della pandemia, di un virus, gli effetti veri e decantati, ci hanno spaventati. Hanno creato una oggettiva preoccupazione. Abbiamo visto carovane di bare, ma non vogliamo entrare nel merito delle cose. Abbiamo accettato misure che non avremmo mai pensato di poter accettare”.

“Dal punto di vista dell’informazione, è passata solo quella che giustificava quelle misure – accusa -. Nella fase iniziale della nostra lotta non c’è stata una enorme solidarietà, ma noi abbiamo tenuto duro. E la solidarietà piano piano è arrivata e nel contempo il problema si è allargato”.

Tra poco daranno di nuovo il via ai licenziamenti e ci aspetterà una stagione difficile, in cui dovremo affrontare problematiche di ogni tipo. Uno dei primi problemi che dovremo affrontare deriva da questa cascata di soldi che stanno per arrivare dall’Europa. Il problema vero sta nelle condizioni che ci vengono imposte affinché questi soldi ci vengano dati. Queste imposizioni riguardano l’austerità, che ci verrà imposta ai livelli della Grecia. E se non accetteremo di ridurre i nostri diritti sociali, questi soldi non ce li daranno. E questo è un ricatto pesantissimo”.

Con questa giornata di sciopero diamo il via ad una stagione di lotte, che non sono ancora cominciate. Con questo sciopero abbiamo elencato una serie di obiettivi, perché riteniamo che sia inutile chiamare le persone alla mobilitazione se la mobilitazione non ha uno scopo. Se gli obiettivi non sono veramente perseguibili. Le persone devono anche vedere dei risultati”, conclude Loschi.

Dopo i vari interventi, i manifestanti sono partiti da piazza Sisto IV per un corteo che ha attraversato le vie principali della città di Savona.

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