Risultato finale

Savona: il voto premia il Patto e cancella Forza Italia. Il Pd è primo ma non sfonda, deluse Lega e FdI

Cambiamo primo partito del centrodestra, M5S sopra la media nazionale, buon risultato anche per i riformisti

Generico ottobre 2021

Savona. Alla fine sarà ballottaggio, così come preventivato alla vigilia. Ma con rapporti di forza totalmente ribaltati rispetto alle attese: davanti ci sarà infatti Marco Russo, il candidato del centrosinistra, e con un vantaggio di oltre 10 punti percentuali che sembra incolmabile per il suo avversario del centrodestra, Angelo Schirru.

Il “Patto” di Russo, infatti, con il sostegno del Pd e di tutti i partiti del centrosinistra, ha addirittura sfiorato il colpaccio: più volte a un passo dal 50% durante lo scrutinio, ha davvero sognato di vincere già al primo turno. Alla fine si ferma al 47,79%, con 11.971 voti: un risultato che comunque lo pone in grandissimo vantaggio per il ballottaggio.

Il Pd si afferma come primo partito in città, con il 20,12% e 4.764 voti totali: un risultato comunque inferiore alle attese, con i più ottimisti che vagheggiavano addirittura un 30% e i più realisti che fissavano l’asticella al 27%. A trainare la coalizione invece è stato soprattutto il Patto per Savona: la lista civica creata attorno al progetto di Russo ha raggiunto addirittura l’11,80%, risultato che lo rende addirittura il terzo “partito” in città dopo Pd e Cambiamo. Ottimo risultato anche per le altre due liste: RiformiAMO arriva al 9,26% (2.194 voti), Sinistra per Savona al 6,63% (1.571 voti).

L’avversario del centrodestra, Angelo Schirru, si ferma al 37,31% con 9.346 voti. Un risultato certamente deludente che, inevitabilmente, scatenerà processi e regolamenti di conti nella coalizione che unisce Lega, Cambiamo, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Udc. Anche perché, andando ad analizzare i risultati delle singole liste, non c’è certo da stare allegri. L’unico a consolarsi parzialmente è “Toti per Savona”, primo partito della coalizione (e secondo in città) con il 13,15% e 3.113 voti totali: la lista espressione di Cambiamo si aggiudica quindi la leadership interna al centrodestra. Ma si tratta di un risultato decisamente condizionato dalla performance di Piero Santi, che da solo “vale” il 44,37% della lista: un risultato che lo rende in realtà, come singolo individuo, un vero e proprio “partito” della coalizione.

Delusa la Lega, che si ferma al 10,32% con 2.444 voti nonostante l’intervento a Savona del suo leader Matteo Salvini. Basso anche il risultato di Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni, che a livello nazionale ambiva a essere il primo in assoluto, a Savona si ferma a un 6,90% (1.634 voti) che lo pone in una posizione particolarmente debole. Dietro c’è la lista civica di Schirru, che con 1.410 voti raggiunge il 5,95%. Annichilite Forza Italia e Udc: la loro “joint-venture” frutta un misero 1,73% e 409 voti in tutto, un risultato che dovrà inevitabilmente portare a qualche riflessione soprattutto nello schieramento del Cavaliere.

Il divario tra Russo e Schirru regala al M5S un ruolo da ago della bilancia al prossimo ballottaggio. Se nel 2016 il MoVimento 5 Stelle aveva sperato fino all’ultimo nel colpaccio, questa volta il pentastellato Manuel Meles non aveva dalla sua i numeri per tentare di scalzare uno dei due contendenti principali. La vera incognita era quanto avrebbe pesato la figura di Giuseppe Conte e a quale risultato sarebbero riusciti ad arrivare i grillini: alla fine il candidato M5S si attesta sul 9,77%, un risultato superiore alla media nazionale di cui si è detto soddisfatto. La lista del MoVimento totalizza il 6,44% e 1.526 voti; quella legata alla figura dell’ex premier Giuseppe Conte il 2,68% (634 voti).

Staccatissimi gli ultimi due candidati. Luca Aschei, con il suo progetto civico Andare Oltre, raggiunge il 3,88% (871 voti alla lista e 101 specifici su Aschei, per un totale di 972); Francesco Versace, nonostante i proclami bellicosi di Liguria Popolare (“saremo tra le due forze al ballottaggio”), si ferma all’1,25% (312 voti).

Primo partito, come accade ormai da molto tempo, quello dell’astensionismo: a votare è andato il 52,43% degli elettori, a fronte del 61,91% del 2016. Un crollo figlio di un calo costante in questi anni, e un brutto segnale per la città su cui anche il candidato in vantaggio, Marco Russo, ha puntato il dito ieri sera.

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