Il futuro

Ospedale Cairo, Toti: “Pronto soccorso? Presidio troppo piccolo per cure ad alta complessità”

Diventerà un ospedale di comunità e avrà una casa della salute: ecco come funzionerà secondo il Pnrr

Cairo Montenotte. L’ospedale San Giuseppe avrà un pronto soccorso? “Avrà tutti i servizi che sono necessari alla popolazione in un sistema di presidio territoriale, ma è evidente che le alte complessità di cura non sono mai state e non potranno essere in ospedali delle dimensioni di quello di Cairo”. Così risponde a domanda esplicita il presidente di Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti. Delle dichiarazioni che sembrano mettere sempre di più una pietra tombale sulle speranze dei cittadini della Valbormida che da anni chiedono il ritorno del ps. Anche se in realtà già in molti l’avevano intuito dopo l’annuncio di volerlo trasformare in un ospedale di comunità, seguendo la riforma indicata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Una cosa però è certa, il presidio cairese non passerà più nelle mani dei privati. Giovedì 23 settembre, si è tenuta l’udienza del Consiglio di Stato, durante la quale gli avvocati della Regione hanno chiesto ai giudici di rinviare la sentenza in attesa della revoca della gara. E proprio questa settimana è arrivato l’annuncio da parte del presidente Toti sull’annullamento del bando.

Due i motivi, il principale è che i due presidi “rientrano nei nuovi piani dettati dalla pandemia e dalle scelte di politica nazionale”, come ha spiegato lo stesso Toti, e poi “a causa dell’incertezza sui tempi sia per l’aggiudicazione definitiva sia per eventuali perizie o ulteriori ricorsi” da parte dei due gruppi (l’Istituto Galeazzi e il Policlinico di Monza) che da anni portano avanti un contezioso proprio sull’assegnazione del bando.

L’ospedale San Giuseppe, dunque, rimarrà pubblico e rientrerà nella ristrutturazione complessiva del sistema sanitario italiano prevista dal Pnrr, nel quale 1 miliardo di euro è stato destinato alla realizzazione di 380 ospedali di comunità in tutto il Paese. E tra questi, la Liguria proporrà di inserire anche la struttura di Cairo Montenotte.

Una scelta che, però, non ha soddisfatto sindacati, sindaci e Comitato sanitario locale, che nutrono dei dubbi su quanto realmente questa trasformazione risponda alle esigenze del territorio e chiedono che al più presto venga indicata e chiarita la strada da seguire. Secondo Giuliano Fasolato, presidente del Comitato, “non cambierà nulla rispetto alla situazione attuale”, mentre il sindaco Lambertini ha fatto sapere che la prossima settimana incontrerà Asl e Regione per avere maggiori informazioni su quale sarà il futuro del San Giuseppe, quali prestazioni garantirà e con quale personale, auspicando che ci siano dei seri investimenti e cambiamenti, altrimenti, ha detto, “sarebbe inaccettabile”.

OSPEDALE DI COMUNITA’: ECCO COME FUNZIONERA’

Ma cosa significa ospedale di comunità? Quali saranno i servizi erogati? In sostanza, secondo quanto si legge nel Pnrr, si tratta di strutture a gestione prevalentemente infermieristica, con un numero limitato di posti letto (da 20 a massimo 40), dedicate alle cure intermedie, ovvero ai ricoveri brevi e ai pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica. Quindi una sorta di struttura intermedia tra l’ospedale per come siamo abituati a conoscerlo e un ambulatorio.

Questi presidi, molto diffusi in Veneto (la regione italiana che ne presenta di più, in totale 69), serviranno per contribuire ad una maggiore appropriatezza delle cure, riducendo così gli accessi impropri ai servizi sanitari, ad esempio al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero, e il ricorso ad altre prestazioni specialistiche.

L’ospedale di comunità, inoltre, potrà anche facilitare la transizione dalle cure ospedaliere acute a quelle domiciliari, consentendo alle famiglie e alle strutture di assistenza di avere il tempo necessario per adeguare l’ambiente domestico e renderlo più adatto alle esigenze di cura dei pazienti.

Secondi i piani della Regione, però, la Valbormida non sarà servita solo da un ospedale di comunità, ma anche da una casa della salute (nel Pnrr chiamata casa di comunità) e alle due strutture sarà collegata una piastra ambulatoriale. E anche in questo caso in molti si chiederanno che cosa comporterà questo nuovo servizio.

CHE COS’E’ UNA CASA DI COMUNITA’ (O DELLA SALUTE)

Principalmente due sono i punti su cui si concentrerà: salute e problematiche sociali. Al suo interno, infatti, “opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute (ad esempio ostetriche, logopedisti, fisioterapisti, podologi, dietologi, tecnici della riabilitazione ndr) e potrà ospitare anche assistenti sociali”, si legge nel Pnrr.

La casa di comunità, che coordinerà tutti i servizi offerti, sarà l’unico punto di accesso alle prestazioni sanitarie e sarà un punto di riferimento continuativo per la popolazione di una determinata area. Avrà una sua infrastruttura informatica, un punto prelievi e la strumentazione polispecialistica. In Italia, ne sorgeranno 1.288 entro giugno 2026.

L’esperimento delle case salute ha avuto molto successo in Emilia Romagna, dove ne sono presenti 124. Un’indagine del 2018, condotta dall’Agenzia sanitaria e sociale della Regione, ha evidenziato che, grazie a queste strutture, sono diminuiti gli accessi in codice bianco al pronto soccorso (fino al 25,7% quando il medico di medicina generale opera all’interno della casa della salute) e si sono registrati anche meno ricoveri ospedalieri per le patologie trattabili in ambulatorio (fino al -4,5%), oltre ad essere aumentata l’assistenza domiciliare al paziente (+9,5%), sia infermieristica che medica.

Dati che dimostrano come in Emilia-Romagna queste strutture abbiano avuto un impatto positivo sul sistema sanitario regionale diventando un modello virtuoso da seguire.

Per avere più chiara la situazione, bisognerà, però, attendere il 2022 quando ci sarà la conferenza Stato-Regioni e il Governo provvederà a redigere un “Contratto istituzionale di sviluppo” per regolamentare la riforma della sanità. E chissà se per la Valbormida sarà davvero un passo in avanti.

 

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