Le novità

Nuovo ospedale di Cairo, Toti: “Presidio attivo già nelle prossime settimane. Ecco come sarà”

"Servirà un bacino di 36/37 mila abitanti con i suoi 40 posti in più. Pronti a investire 6 milioni di euro"

toti ospedale cairo

Cairo Montenotte. “L’ospedale di Cairo diventerà un vero e proprio polo sanitario della vallata, capace di servire un bacino di 36/37 mila abitanti”. A ufficializzarlo è il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Le novità arrivano dopo una serie di richieste da vari fronti per avere un piano chiaro per delineare il futuro dell’ospedale.

“Sarà potenziato grazie agli investimenti previsti nell’ambito del Pnrr e prevedrà, oltre all’ospedale di comunità per la media e bassa complessità, uno o due moduli di degenza riabilitativa post acuti multidimensionale (respiratoria, cardiologica, neurologica), un punto di primo intervento per l’emergenza, il tutto integrato con una casa di comunità in grado di assicurare l’attività diagnostica anche di alto livello con Tac e risonanza, unitamente all’attività ambulatoriale medica e di chirurgia ambulatoriale complessa polispecialistica” spiega il governatore ligure.

I posti letto, attualmente 20, passeranno a 60 e il Polo diventerà anche l’hub di medicina generale e dei pediatri di libera scelta integrato con la rete degli studi individuali dei singoli professionisti che assicureranno l’assistenza territoriale sui diversi punti del territorio – aggiunge Toti -. Il tutto governato dalla Centrale Operativa Territoriale (COT) presente nel Polo e chiamata a gestire accessi, percorsi e uscite dai punti di risposta del sistema in relazione all’entità del bisogno, sanitario oggi e anche sociale domani quando avremo terminato il percorso di integrazione avviato con i Comuni, espresso dalla popolazione”.

TOTI: “ANTICIPIAMO I TEMPI, BASTA A INSINUAZIONI”

Abbiamo deciso di anticipare i tempi – commenta il presidente Toti -, anche accelerando rispetto al Pnrr e dando inizio all’attuazione del presidio medico dalle prossime settimane perché siamo ben consapevoli del fatto che la valle ha problemi logistici che rendono necessario accelerare gli interventi. Ribadiamo quindi la volontà di fornire alla Val Bormida un presidio sanitario pubblico attraverso investimenti pubblici, per un ospedale con una vocazione ben precisa e coerente con la revisione della medicina territoriale”. Il presidio cairese così, come illustrato da Toti, non passerà più nelle mani dei privati, come molti temevano.

“Al San Giuseppe – riprende il presidente Toti – proveremo a realizzare il modello più avanzato di quella che è la strategia di risposta della Liguria al fabbisogno sanitario e socio sanitario che oggi esprimono oggi i cittadini Liguri in ragione della loro età, ma che nel 2050 diventerà quello della popolazione italiana. Un polo avanzato di cultura dell’assistenza territoriale destinato a diventare un fiore all’occhiello della nostra regione ed è per questo che da tempo ho avviato un confronto con i sindaci del territorio e tutte le forze coinvolte”.

“E’ quindi inutile fare insinuazioni e disinformazione creando falsi allarmismi e timori nella comunità su un progetto che sta andando avanti coinvolgendo tutte le realtà del territorio” sottolinea Toti, in merito alle varie polemiche mosse negli ultimi mesi dalle diverse parti. Nella seduta comunale del 13 ottobre, il sindaco Paolo Lambertini aveva affermato di impegnarsi ad interrogare la Regione per avere risposte scritte e ben chiare: “Quello che chiediamo alla Regione è che cosa intende mettere all’interno di questo ospedale, dall’emergenze, alle sale operatorie, agli ambulatori, ai reparti di degenza e all’adeguamento della strumentazione. Tutto quello che un ospedale deve avere, anche un ospedale di comunità”.

Era anche stato avanzato un ultimatum nell’ordine del giorno: era stata fissata al 15 novembre la scadenza per ricevere una risposta, “data dopo la quale ci ritroveremo con tutti i sindaci della Valbormida e decideremo, in base a quello che ci verrà detto, che azioni e iniziative intraprendere”, aveva espresso il sindaco di Cairo. Anche la Cgil di Savona aveva “puntato i piedi” per avere risposte: “Sono quattro mesi che aspettiamo, sono quattro mesi che oltre 40 mila abitanti attendono una risposta – aveva espresso Andrea Pasa, segretario provinciale del sindacato -. Sono quattro mesi che 19 sindaci attendono una risposta”.

NON UN PRONTO SOCCORSO MA UN PUNTO DI PRIMO INTERVENTO PER BASSA COMPLESSITA’

In tutto questo, come anticipato qualche giorno fa da Giovanni Toti, nel nuovo ospedale non sarà riattivato il pronto soccorso. “Un pronto soccorso necessita di reparti che per una potenziale utenza di 30 mila persone non sono possibili neppure per la normativa nazionale rispetto ai bacini di utenza. Avrà ovviamente uno stretto contatto col pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Savona, avrà le sale di day-surgery per la chirurgia” aveva dichiarato il presidente ligure.

“Se intendiamo come pronto soccorso un punto di primo intervento per la bassa complessità, allora ci sarà; se intendiamo come pronto soccorso un reparto con rianimazione, emodinamica, stroke-unit… Beh, questo lo stiamo potenziando al San Paolo in filiera col Santa Corona. E’ evidente che anche Cairo rientra in questo circuito” aveva specificato.

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