Didattica

Lions Club dona un pc all’istituto comprensivo di Spotorno e Noli

Il ringraziamento e la riflessione della dirigente scolastica

Generico ottobre 2021

Spotorno/Noli. Si è concluso con la consegna di un pc all’istituto comprensivo di Spotorno-Noli il primo service del Lions Club di Spotorno, Noli, Bergeggi e Vezzi Portio.

Il primo pensiero per l’anno scolastico appena iniziato è stato riservato ai giovani che già avevano avuto un’anteprima con il consueto appuntamento di Spotornocomics e il relativo concorso di disegno legato quest’anno alle Olimpiadi di Tokio, sponsorizzato da Lions Club.

In quell’occasione oltre alla pubblicazione realizzata dal Circolo Filatelico spotornese con la sponsorizzazione del Lions Club erano stati donati ai ragazzi vincitori e segnalati ricchi premi e collezioni tematiche di francobolli. “Ora, confidando in una ripresa senza interruzioni delle attività scolastiche in presenza, il direttivo del Lions, avvalendosi anche di un generoso contributo del Distretto Lions 108ia3 assicurato dalla Past Governatrice dello stesso Senia Seno, ha pensato di donare un pc nella speranza che possa essere utilizzato per le attività ordinarie della scuola” fanno sapere dal Lions Club.

La dirigente scolastica Maria Rosaria Malagamba, gli insegnanti e gli alunni hanno dimostrato di gradire molto l’iniziativa.

“L’acronimo DAD, dal campo prettamente scolastico, è diventato di uso comune ed è entrato a far parte del nostro linguaggio e delle nostre pratiche quotidiane, queste tre lettere sono iniziali che riassumono, infatti, una modalità didattica, diventata nota, in cui gli insegnamenti e gli apprendimenti avvengono a distanza, attraverso l’uso di dispositivi informatici, all’interno di aule on line”. E’ così che inizia la riflessione di Malagamba.

“Il metodo è nato ed è tipico di questo periodo emergenziale, è stato adottato proprio per consentire agli studenti di continuare la loro formazione direttamente da casa, dopo la chiusura delle scuole comunicata all’interno del Dpcm del 4 marzo 2020 – prosegue -. La scuola da quella data ha dovuto attingere, quindi, dalla digitalizzazione, impadronendosi di nuove strumentazioni e dotandosi di metodologie innovative proprio per poter far fronte all’emergenza imposta dalle pratiche preventive; le istituzioni scolastiche hanno dovuto accettare i limiti imposti dall’esigenza del distanziamento e si sono ridisegnate abbandonando le consuete didattiche in presenza abbracciando, quindi, le opportunità offerte dalle nuove strumentazioni informatiche”.

“Gli insegnanti si sono discostati dalle lezioni frontali coniugando, in questi mesi, lezioni in videoconferenza (una forma di e-learning che permette un confronto diretto tra i partecipanti collegati su una piattaforma) oppure in audio conferenza (modalità simile alla videoconferenza in cui gli insegnanti e i partecipanti si connettono su una piattaforma con il trasferimento di dati audio) o ancora in videoregistrazione cioè una diversa modalità in cui l’insegnante registra la sua lezione e successivamente la invia ai partecipanti o la carica su di una piattaforma. Sicuramente la Dad ha rappresentato un approccio innovativo nel processo di apprendimento sia per gli insegnanti che per gli alunni”.

“Con essa è infatti possibile per i docenti mettere in atto: nuovi ruoli e modelli educativi (come la flipped classroom o l’apprendimento cooperativo); percorsi di didattica inclusivi che vengono incontro ad alunni con bisogni educativi speciali; progettazione di nuovi compiti e diversa valutazione degli studenti; scelta e condivisione di materiale interattivo; gestione della classe e della sfera emotiva degli studenti. Gli alunni, invece, possono: lavorare in gruppo virtualmente e con strumenti digitali; sviluppare una maggiore autonomia; ottenere nuovi ruoli all’interno del processo di apprendimento; rafforzare conoscenze informatiche e delle risorse digitali; visionare e avere a disposizione un materiale didattico facilmente accessibile perché caricato su piattaforme comuni” aggiunge la dirigente.

“Col tempo la DAD ha abbandonato il carattere improvvisato ed emergenziale che aveva avuto al suo nascere per specializzarsi ed evolversi verso un altro acronimo, ecco comparire la DDI cioè Didattica Digitale Integrata, nata a inizio 2020, metodologia in cui la lezione non si svolge unicamente online, ma alterna e integra interventi sulle piattaforme digitali con insegnamenti o attività che si svolgono in presenza. Dunque, l’elemento che la accomuna alla DAD è sicuramente la parte che vede lo svolgimento della lezione sulle piattaforme online, mentre ciò che la discosta dalla Didattica a Distanza è il fatto di svolgersi anche in presenza, nelle aule o in altri ambienti scolastici. Questa forma di apprendimento digitale viene spesso denominata anche come blended o hybrid learning. Dal breve sunto di presentazione si deduce che le nuove metodologie sono compatibili e attuabili solo se gli alunni e gli insegnanti possiedono la strumentazione opportuna, una strumentazione che diventa essenziale e imprescindibile, una strumentazione che diventa mezzo insostituibile poiché concorre in maniera preponderante ad eliminare le distanze spaziali, il gap e i divari digitali dei suoi utenti”.

“DAD o DID sono sembrate, comunque nei mesi successivi alla dichiarazione dello stato pandemico, le soluzioni più opportune per fronteggiare un evento emergenziale che ha investito sia la scuola o più globalmente la nostra società, sono state la risposta immediata ad un evento critico di portata universale, una sorta di surrogato scolastico risultato efficace nel breve periodo ma riduttivo se praticato per lungo tempo; in realtà occorre evidenziare che la maturità posseduta dall’utente della DAD incide decisamente sui risultati dell’ apprendimento: l’età, la maturità e l’autonomia di ogni studente sono variabili che incidono fortemente sull’efficacia dell’apprendimento e sulla riuscita della DAD stessa”.

“Le scuole del secondo ciclo, proprio perché frequentate da studenti in fasce di età maggiori, sono risultate maggiormente favorite dal processo didattico svolto con l’aiuto della Didattica a distanza; le scolaresche del primo ciclo, invece, si sono trovate in maggiori difficoltà poiché per effettuare lezioni a distanza occorrono, oltre alla strumentazione di cui si faceva cenno, anche competenze di base che gli alunni con età inferiori devono ancora maturare”.

“La scuola, soprattutto per gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie, è altra cosa rispetto alla DAD; è fatta di esperienze direttamente vissute, dello stare insieme, delle relazioni che si costruiscono con la condivisione, dell’empatia che si instaura nel rapporto docente-studente, è fatta dei tempi dell’attesa e dell’ascolto, del piacere del sorriso e dell’insegnamento conseguente ad una litigata con il compagno di banco, è caratterizzata da rituali rassicuranti e dall’esercizio quotidiano, da quell’imparare per tentativi ed errori che difficilmente la DAD consente. Come in tutte le nuove metodologie occorre, però, mettere in evidenza e rafforzare soprattutto quello che di buono, anzi di ottimo, hanno promosso o generato nei fruitori ultimi: noi che abbiamo vissuto e praticato la DAD o la DID abbiamo dovuto ripensare e modificare il modo di insegnare o di imparare, sperimentando tecniche innovative, abbiamo dovuto imparare ad imparare attraverso la condivisione di spazi virtuali, implementando le nostre capacità digitali, abbiamo promosso nuove competenze utilizzando nuovi strumenti, presentando contenuti in modalità innovativa e soprattutto abbiamo dovuto pensare in modo flessibile il nostro modo di fare scuola. A pensarci bene non è stata e non è cosa da poco…” conclude Malagamba.

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