Criticità

Green pass nei porti, sindacati: “Il 20% dei lavoratori non è vaccinato, rischio calo dei traffici”

Sul tavolo punti tampone ai varchi e negli autogrill: incognita sulla copertura dei costi

operatori portuali

Liguria. E’ ormai conto alla rovescia per l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass per accedere ai luoghi di lavoro e tra i settori più critici c’è quello portuale. Secondo i sindacati ammonta a circa il 20% la platea dei lavoratori non immunizzata, una percentuale non del tutto scientifica ma in linea con il dato nazionale. In molti, quindi, dovrebbero effettuare o presentare un tampone negativo.

In queste ore si stanno susseguendo, nel capoluogo ligure, incontri tra sindacati del settore terminalisti, con autorità portuale e prefettura, per arrivare a un accordo che tenga insieme l’operatività dello scalo, il controllo sanitario, le questioni economiche legate ai costi. Un accordo che, a tre giorni dal 15 ottobre, sembra tutt’altro che vicino a essere trovato.

E questo nonostante il ministero dell’Interno abbia inviato una lettera a tutte le prefetture chiedendo di sollecitare i terminalisti affinché “valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigienici rapidi gratuiti”. La lettera è stata inviata ieri sera al termine di una riunione di coordinamento interministeriale che si è tenuta ieri incentrata sui problemi che potrebbero derivare nei porti italiani da venerdì mattina.

Le idee sul tavolo: punti tampone ai varchi e in autogrill.

“Una cosa è certa – dice Giovanni Ciaccio, Uiltrasporti – non può essere il lavoratore a farsi carico del costo del tampone, questo è il punto fermo, poi resta da capire se i punti tampone saranno spalmati come costo tra le aziende o anche con l’Autorità portuale o se invece solo tra le aziende, con convenzioni ad hoc, pacchetti appositi, eccetera…”.

“Siamo attorno a un 20% di non vaccinati in porto – dice Enrico Ascheri, Filt Cgil settore porto – ma ci sono altri problemi, perché bisogna capire per i marittimi come ci si comporta, così come bisogna capire come ci si comporta con gli altri lavoratori che fanno parte del ciclo delle operazioni portuali, ad esempio spedizionieri e agenti marittimi, dove tutti dovrebbero avere il green pass, e poi c’è anche il tema dei controlli, come avverrà?“.

I sindacati sottolineano la presenza di lacune legislative. “Pensiamo ai marittimi, pensiamo al personale delle navi che battono bandiera estera dove non si applica la legge del territorio italiano, pensiamo ai lavoratori delle compagnie italiane già a bordo, ma come fanno ad avere il green pass quando sbarcano se non sono vaccinati? Non potranno scendere? E’ un tema ancora tutto aperto…”

Sulla questione green pass nei porti è intervenuto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. “Sicuramente qualche problema ci sarà – afferma – ma io credo che le soluzioni ai problemi date dai green pass siano assai superiori ai problemi che vivremmo altrimenti. Come noto il governo ha usato il green pass come grimaldello anche per incentivare la vaccinazione e pertanto il principale strumento per averlo deve essere la vaccinazione, il tampone deve essere considerato uno strumento residuale rispetto al vaccino, il mio invito a tutti i lavoratori è quello di. continuare a vaccinarsi e di farlo nel minore tempo possibile”.

Secondo Toti non ci sarà un problema di attesa: “I centri tamponi sono diffusi su tutto il territorio della regione – continua – abbiamo una capacità di tamponi molto alta di analisi sia nelle strutture pubbliche sia private, c’è un prezzo calmierato deciso dal governo, ci sono accordi di relazione industriali tra sindacati e mondo dell’impresa che possono in qualche modo fornire un supporto nei primi giorni, noi come Regione ci siamo nella consapevolezza che è politica governativa quella di considerare il vaccino la soluzione e non il tampone incentivato“.

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