Il commento

Ddl Zan, il vescovo di Savona: “Un errore slegare il genere dal corpo. Ma una legge che tuteli dalle violenze serve”

"Lo stop consentirà una riflessione più approfondita. Ma la perplessità non significa che non si debba avere attenzione alle sofferenze di tanti. L'esultanza in aula? Mi ha messo tristezza"

vescovo marino

Savona. “Una legge che tuteli dalle violenze legate a genere e orientamento sessuale è necessaria. Ma ‘slegare’ il genere dal corpo è sbagliato. Questo non vuol dire non avere a cuore le sofferenze di chi viene bullizzato: la Chiesa deve guardare a tutti con affetto”. Sono le parole con cui il vescovo di Savona, Calogero Marino, commenta la “bocciatura” ieri al Senato del ddl Zan, il provvedimento mirato a combattere la discriminazione legata all’identità di genere.

Il provvedimento è stato stoppato col meccanismo della “tagliola”, che consente di evitare la discussione di una legge (non si procede all’esame degli articoli e al voto degli emendamenti). Un esito che ha diviso l’Italia, tra chi ha esultato (addirittura in aula) e chi ha accusato i parlamentari di aver bloccato una legge fondamentale per i diritti umani.

“Non ho letto il testo del ddl, quindi parlarne mi mette a disagio – è la premessa del vescovo – Quello che so però è che è necessaria una legge che tuteli dalle violenze legate al genere o all’orientamento sessuale“.

Una necessità che non rende valido in toto il ddl Zan così come formulato: “Sebbene, ripeto, io non abbia letto nel dettaglio il testo del disegno di legge, anche io, come il vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti, ho l’impressione che la formulazione trascurasse alcuni aspetti. Il punto non accettabile, a mio avviso, è la definizione di identità di genere che veniva data, slegata dal sesso biologico e basata solo su quello che la persona ‘sente’. Credo che slegare il genere dal corpo sia falso, che la fragilità della legge Zan fosse qui. Spero che in futuro questo approccio possa essere corretto in una proposta futura”.

Una posizione che però, ci tiene a chiarire Marino, non mina il concetto di fondo, ossia la necessità di normare in qualche modo il diritto di tutti a vivere il proprio orientamento sessuale senza discriminazioni: “La perplessità che ho espresso prima non significa però che non si debba avere attenzione alle sofferenze di tante persone che oggi vengono bullizzate e vessate. Ritengo che una tutela normativa ci debba essere. Credo che chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, debba essere osservato da me e dalla Chiesa con affetto. Deve essere così nei confronti di ogni persona”.

Molto hanno fatto discutere le esultanze in aula al momento dello stop: “Di dinamiche parlamentari non parlo, non ne so nulla e non mi interessano nemmeno. Ma gli applausi in aula mi hanno messo tristezza – conclude Marino – non credo ci fosse nulla da applaudire. Così come non ci sarebbe stato da fare ‘le feste’ se invece il ddl fosse passato”. Alla fine, comunque, secondo il vescovo lo stop di ieri è positivo: “Il blocco consente una riflessione più approfondita, che tenga conto di tutte le sensibilità e non solo di quelle di chi proponeva la legge“.

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