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Allevamenti senza gabbie e non intensivi, respinta doppia mozione in consiglio regionale

Ugolini (M5S): "La maggioranza perde l'ennesima occasione per fare la cosa giusta"

Sedi istituzionali e palazzi del governo

Liguria. Con 10 voti a favore (minoranza) e 16 contrari, questa mattina in consiglio regionale è stata respinta la mozione 41 presentata da Gianni Pastorino (Linea Condivisa) e sottoscritta in aula dal gruppo Lista Ferruccio Sansa presidente, che impegna la giunta ad operare come la Regione Emilia Romagna affinché venga definita una norma in tempi ragionevolmente brevi a favore della transizione graduale verso allevamenti che non fanno uso di gabbie, sostenendo in questo percorso gli allevatori, anche facendo ricorso agli strumenti europei oltreché regionali per mettere a disposizione le risorse necessarie per l’adeguamento delle strutture degli allevamenti e per consentire un necessario raggiungimento di condizioni di benessere e sostenibilità il più possibile accettabili.

Sempre in ambito di allevamenti, con 9 voti a favore (minoranza) e 16 contrari è stata respinta la risoluzione 3, presentata da Paolo Ugolini (Mov5Stelle), e sottoscritta dal collega del gruppo e, in aula, dal gruppo Lista Ferruccio Sansa presidente, che impegna la giunta a predisporre politiche regionali e strumenti (sia di carattere economico che di indirizzo per i piani urbanistici) a supporto della transizione ad allevamenti senza gabbie e rispettosi del benessere animale da elaborare attraverso il coinvolgimento degli allevatori liguri, anche attraverso forme di sostegno, compatibilmente con le risorse di bilancio e nel quadro di un modello di allevamento sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico. Il documento impegna la giunta a trasmettere questa risoluzione al Governo italiano.

Nel dibattito sui due provvedimenti sono intervenuti Luca Garibaldi (Pd-Articolo Uno) e Selena Candia (Lista Ferruccio Sansa presidente), che hanno annunciato voto favorevole.

Il consigliere regionale del M5S Paolo Ugolini, primo firmatario di una risoluzione “per impegnare il presidente e la giunta a predisporre politiche regionali e strumenti a supporto della transizione ad allevamenti senza gabbie e a trasmettere questa risoluzione al Governo italiano”, afferma: “Allevamenti più rispettosi del benessere degli animali sono apuscabili. E per arrivarci ci si sta muovendo sia a livello comunitario che nazionale: l’obiettivo è la transizione verso gli allevamenti senza gabbia di galline ovaiole, conigli, scrofe, vitelli e anatre”.
“Purtroppo, anche oggi, la maggioranza ha perso un’occasione per fare la cosa giusta. Non si è voluto prendere spunto dall’iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) ‘End the Cage Age’ (Stop all’era delle gabbie) che lo scorso 2 ottobre hanno consegnato all’UE 1,4 milioni di firme raccolte negli Stati membri. Un’iniziativa che ha avuto grande eco anche nel nostro paese, dove sono state raccolte oltre 90mila firme e dove 21 delle 170 associazioni europee che si sono attivate sono italiane”.

“Eppure, è ormai risaputo che l’industrializzazione dei sistemi di allevamento intensivi costringe un alto numero di animali a vivere in spazi ristretti con ripercussioni negative sulla loro salute, oltre che sul loro benessere, favorendo la diffusione di virus e batteri che possono essere potenzialmente trasmissibili e all’origine di epidemie e pandemie; inoltre, questa condizione comporta l’impiego massiccio di antibiotici che poi ritroviamo nella carne che consumiamo”.

“L’utilizzo di gabbie rappresenta uno strumento ancora diffuso a cui si ricorre negli allevamenti intensivi, ragion per cui la loro dismissione potrebbe essere il primo passo verso modalità di allevamento più sostenibili, in grado di contribuire alla tutela della salute degli animali e quindi dei consumatori”.

“Oggi, votando contro, il centrodestra ha dimostrato di non essere informato o preoccupato per la salute dei cittadini. O hanno forse scambiato gli animali degli allevamenti per cinghiali e temuto che la risoluzione limitasse la loro passione per le doppiette?”, conclude Ugolini.

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Commento
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