Scoperte

Albenga, conclusi gli scavi nell’area di San Clemente: inizia lo studio dei risultati

Il fine è quello di pubblicare tutti i risultati raggiunti, in un’ottica di condivisione e accrescimento delle conoscenze storico-archeologiche

Albenga. Le emozionanti e sorprendenti scoperte nel sito archeologico di San Clemente che negli scorsi mesi, dal 15 marzo, hanno accompagnato la Città di Albenga grazie alle attività di scavo e ricerca finanziate dal Ministero della Cultura e dirette dalla Soprintendenza ABAP di Imperia e Savona, entrano ora in una nuova fase. 

Si sono, infatti, conclusi gli scavi presso l’area: le strutture più profonde messe in luce sono state protette da uno speciale tessuto e si è livellato il terreno in modo tale da ripristinare l’aspetto dei luoghi e poter comprendere appieno le strutture del complesso di culto cristiano che celano quelle delle terme di età romana.

Sono stati sette mesi di lavoro intenso che, malgrado tutte le problematiche logistiche, a partire dal livello dell’acqua del fiume costantemente alto, hanno permesso di documentare un’enorme quantità di dati e di effettuare eccezionali scoperte. Le indagini all’interno della chiesa, infatti, hanno svelato l’ormai nota epigrafe di Leoninus uno dei primi ingauni ad essere qui sepolto nel V secolo.

Restaurata a tempo di record dalla Soprintendenza, verrà ben presto esposta, grazie al contributo del Comune di Albenga, presso il lapidario del Civico Museo Ingauno nella sede dello IAT, rappresentando un esempio virtuoso di restituzione alla cittadinanza del proprio patrimonio storico.

Proprio nel corso degli ultimi giorni di scavo, la straordinaria scoperta del sistema di riscaldamento della grande piscina termale, un sistema ben più complesso e costoso da realizzarsi del meglio conosciuto ipocausto, attestato fino ad ora in Italia da meno di una decina di casi. 

E ancora, la pavimentazione a lastre marmoree della fase paleocristiana dell’edificio di culto e una serie di fornaci per la fusione di campane, di cui la più antica sembrerebbe risalire ad età carolingia.

La conclusione degli scavi non rappresenta però la fine dei lavori: tutti gli elementi messi in luce, ora andranno studiati. Nei prossimi mesi quindi i molti reperti raccolti saranno oggetto di approfondite indagini per rivelare ulteriori informazioni e illuminare ulteriormente il quadro delle conoscenze.

I ritrovamenti saranno analizzati anche con l’ausilio delle più aggiornate tecniche archeometriche, per comprendere appieno la scansione cronologica del sito e collocarlo nelle diverse fasi storiche territoriali. Il fine è quello di pubblicare tutti i risultati raggiunti, in un’ottica di condivisione e accrescimento delle conoscenze storico-archeologiche. Ora, se anche il fiume distruggerà ciò che resta del sito, sarà salva la sua memoria per le generazioni future.

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