Università, il "no al Green pass" arriva anche dalla Liguria: tra i firmatari 9 docenti genovesi - IVG.it
Il manifesto

Università, il “no al Green pass” arriva anche dalla Liguria: tra i firmatari 9 docenti genovesi

"Viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente"

Primo giorno per il Green Pass obbligatorio

Liguria. Solo oltre 150 i docenti italiani che hanno firmato l’appello contro l’obbligo del green pass per accedere alle università. Un appello che sta facendo il giro del paese e che ha l’obiettivo di “avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo”.

Pubblicato due giorni fa, sta ricevendo numerose sottoscrizioni. Tra le firme spiccano sicuramente quella dello storico e divulgatore più famoso d’Italia, Alessandro Barbero, che ha una cattedra come professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, e nove professori dell’Università di Genova: Paolo Becchi professore di Filosofia, Francesco Bellotti (associato di Elettronica), Stefania Consigliere (Sociologia), Matteo Macciò (dottorando Linguistica), Gabriella Petti (Sociologia della Devianza), Luca Queirolo Palmas e Federico Rahola (professori associati), Rosa Ronzitti (Professore Associato Glottologia e Linguistica) e Enrica Salvaneschi (Professore associato Letterature Comparate).

“Dal primo settembre per frequentare le università italiane, sostenere gli esami e seguire le lezioni si deve essere in possesso del cosiddetto ‘green pass’ – si legge nel manifesto – Tale requisito deve essere valido per docenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e studenti e ciò estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico”.

Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi, però, reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che ‘è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate’ per diversi motivi o ‘che hanno scelto di non essere vaccinate’”.

Nello specifico della realtà universitaria, i docenti sottoscrittori di questo pubblico appello ritengono che “si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma. Nella situazione attuale, o si subisce il green pass, oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento: tutto questo viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente“.

“In sostanza, la ‘tessera verde’ suddivide infatti la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione)”.

“Quella del ‘green pass’ è una misura straordinaria, peraltro dai contorni applicativi tutt’altro che chiari – conclude l’appello – che, come tale, comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere. Auspichiamo che si avvii un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto (incluse le sue fondamentali componenti amministrativa e studentesca), per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e l’accesso universale, non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi (che sono, di fatto, discriminatori) a servizi universitari. Chiediamo pertanto che venga abolita e rifiutata ogni forma di discriminazione”.

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