Savona, il personale scolastico protesta contro il green pass: "Incostituzionale e discriminatorio" - IVG.it

Savona. È suonata la campanella anche nelle scuole della nostra provincia, ma in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico, arriva anche puntuale la protesta dei lavoratori del settore contro l’obbligo del green pass che oggi in circa una settantina si sono incontrati in via Sormano, di fronte al palazzo della Provincia.

A partecipare anche alcuni sanitari che si sono uniti alla battaglia del personale scolastico, in quanto entrambi devono sottostare all’obbligo, i primi vaccinale e i secondi del green pass.  Dal 1° settembre, infatti, anche al personale docente e Ata è stato imposto di esibire il certificato verde per accedere agli istituti. La sanzione nel caso in cui non si fosse in possesso del green pass è la sospensione senza retribuzione, che scatterà alla quinta assenza ingiustificata. E se da un lato, la maggior parte ha accettato il provvedimento, dall’altro c’è invece chi non è d’accordo e prova a far sentire la propria voce.

Non siamo contro il green pass, ma contro il suo uso discriminatorio e punitivo – afferma Maurizio Loschi del CUB – Non ci dà fastidio che il sistema metta in atto delle misure di contenimento. Come ci misurano la temperatura, chiedono di usare la mascherina al chiuso, accettiamo che ci venga richiesto di fare un tampone prima di accedere a determinati uffici, ma questo dovrebbe essere gratuito, non invasino, quindi utilizzando ad esempio un tampone salivare, e non discriminatorio. Perché anche le persone vaccinate possono essere contagiose e asintomatiche. Inoltre non si capisce perché questa misura debba essere riservata solamente ad una fascia della popolazione”.

“Non siamo contro la vaccinazione – ribadisce il sindacalista – ma contro l’obbligo estorto, neanche apertamente dichiarato e sono sue aspetti diversi. La sanità deve provvedere a curare le persone e in tutto questo tempo avrebbero potuto fare diversamente, indirizzando le ricerche verso le cure piuttosto che un vaccino, visto che ce ne sono già almeno 4. E nello stesso tempo bisogna consentire una libertà, che è prevista dalla Costituzione”.

E sul fatto che la Costituzione preveda l’inserimento di obbligo in ambito sanitario, Loschi evidenzia: “Le varie sentenze hanno anche spiegato che questi obblighi possono essere introdotti quando ci sono delle situazioni con determinate caratteristiche, ad esempio una elevata mortalità, che la vaccinazione abbia una reale efficacia, cosa che non avviene con questi vaccini anticovid, e soprattutto che sia innocua e anche questo è un dato che purtroppo viene smentito dai fatti. In queste condizioni, secondo noi, non è possibile aggirare l’articolo 32”.

Pretendere che le persone si vaccinino per non pesare sulla sanità pubblica è come pretendere che le persone smettano di fumare, abbiamo comportamenti alimentari adeguati ecc – aggiunge Loschi -. Non c’è un’imposizione di questo tipo, anche se può essere giustamente suggerito”.

E proprio a causa di questo sciopero, una scuola di Legino, l’istituto comprensivo Calandrone, è rimasto chiuso per assenza di personale. “Dispiace, ma lo sciopero ha proprio questa funzione – sottolinea Loschi – per fortuna la legge sul diritto di sciopero prevede che i genitori vengano avvertiti, che queste situazioni vengano prevenuto per impedire alla famiglie di non trovarsi con i bambini ‘in mezzo ad una strada’. L’obiettivo è di poter partecipare a delle manifestazioni, anche perché non c’è molto spazio al dialogo, anche se bisogna dire che il dottor Carlevarino ha accettato di vederci domani, un gesto che mi fa ben sperare”, conclude.

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