Magazine

Per un pensiero altro

La filosofia del Cercopiteco

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Masci rubrica

«L’amore nel senso della ‘concupiscentia’ è la più infallibile dimensione dinamica che porta l’inconscio alla luce» Credo sia tra le affermazioni di Carl Gustav Jung più esplicative della sua prospettiva psicanalitica, provo ad esplicitarla mettendola in relazione, molto liberamente, con quella che l’amico Gershom ha battezzato come la “Filosofia del Cercopiteco”, ma partiamo da Jung. Quanto afferma si riferisce inequivocabilmente a quella pulsione assolutamente naturale e comune ad ogni essere umano che è il desiderio sessuale e sensuale in generale, l’osservazione illuminante del maestro svizzero consiste, a mio parere, nell’evidenziare quanto la concupiscentia sia utile nel manifestare le dinamiche inconsce che determinano l’oggetto e l’intensità del nostro desiderio. Insomma, per essere più semplici: studiando chi e come desideriamo potremmo riuscire a cogliere aspetti altrimenti inaccessibili di quanto ci abita più profondamente. Credo sia pleonastico precisare che pulsioni occasionali siano scarsamente utili allo studio che proponiamo, sarà utile verificare soprattutto le costanti o, almeno, gli elementi ricorrenti nell’oggetto del nostro desiderio per comprendere quanto riteniamo essere estremamente “concupiscibile”. È altrettanto ovvio che si tende a desiderare ciò che si ritiene essere positivo e che crediamo ci manchi per migliorare, per avvicinarci al modello che, più o meno consapevolmente, abbiamo tratteggiato in noi come riferimento.

Una simile operazione può essere meglio compresa alla luce degli studi condotti da Melanie Klein che individuò, già nel lontano 1946, quello che definì come “identificazione proiettiva”. Non mi addentro nel suo studio affascinante ma più vicino agli interessi di specialisti del settore, ci basti ricordare che si riferiva ad un atteggiamento inconscio nel bambino il quale immagina di introdursi nella madre per possederla e controllarla, più interessante per il nostro argomentare è il persistere di tale meccanismo nell’adulto, nemmeno così raro, e soprattutto quanto questa “anomalia psichica” si riveli nella fase dell’innamoramento. Evidentemente la sua sopravvivenza in età adulta è segno, nell’ottica psicanalitica, di una sorta di “mancata risoluzione”, quello che gli addetti ai lavori definiscono condizione schizoparanoide, una sorta di blocco che confina il soggetto ad uno stadio primitivo o elementare dello sviluppo psichico tanto da creare confusione tra l’avvertimento di sé e quanto si incontra nell’altro fino a pervenire ad un bisogno di possesso che è controllo e che, se non conseguito, può generare reazioni quantomeno “eccessive” se non addirittura pericolosamente patologiche. Una simile condizione, che spesso coinvolge il partner con un ruolo non solo passivo ma di più o meno consapevole connivenza, nel caso si parla di “controidentificazione proiettiva”, che a mio modo di vedere molto si avvicina alla sindrome di Stoccolma, è alla radice di relazioni violente, a livello fisico o psichico, che a volte sfociano in tragedia. Credo sia chiaro a tutti a cosa mi riferisco: chi non ha mai avuto modo di incontrare, per esperienza diretta o meno, situazioni nelle quali un componente della coppia prevarica l’altro che sembra non voler abbandonare la condizione di “assurda e piacevole sofferenza” alla quale non solo appare assuefatto ma addirittura affezionato? La radice di una simile condizione va ricercata, a mio avviso, in una profonda insoddisfazione di sé, nella convinzione della propria inadeguatezza, nel desiderio di “uscire da sé e divenire altro … l’altro”.

Ricordo una novella di Julien Green dal titolo illuminante “Se fossi in te” nella quale Fabien, un impiegato frustrato che anela a divenire uno scrittore per poter vivere le vite dei suoi personaggi, incontra Brittomart, una sorta di demone faustiano, con il quale stipula un patto che gli consentirà di divenire chi vorrà. Conoscendo la formazione rigidamente cristiana dell’autore è comprensibile che descriva tale simbiosi come il passaggio dell’anima di Fabien nel corpo che desidera. In effetti il protagonista è condizionato pesantemente dall’educazione religiosa ricevuta ma credo che non sia necessario essere vittima di un genitore particolarmente devoto per avvertire in sé il bisogno di migliorare, di assomigliare ad un modello che, religione o meno, viene comunque prospettato dalla nostra cultura a ogni bambino … adolescente … adulto. Lo stesso Freud già nel 1921 affermava che “l’identificazione è la più primitiva e originaria forma di legame emotivo”. Nelle dinamiche di coppia, infatti, si genera un’intima interazione grazie alla quale l’idea di sé e quella dell’altro si determinano reciprocamente in una costante e profonda dialettica emotiva che ha il suo inizio proprio nella scelta del partner. Qui intervengono i modelli genitoriali introiettatti inconsciamente, le “emozioni rimosse”, esperienze sepolte nel limbo dell’infanzia … sarebbe eccessivamente complesso sperare di sviscerare tutti gli elementi alla radice dell’innamoramento, provo a circoscrivere il ragionamento ricorrendo ancora all’approccio junghiano.

Secondo Jung ci innamoriamo, come sostiene in “Tipi psicologici”, di quanto inconsapevolmente proiettiamo da dentro di noi sull’oggetto del desiderio. Ecco chiarita l’affermazione di apertura: l’atto proiettivo è inconsapevole, non scegliamo cosa riconoscere come desiderabile nell’altro e non ci rendiamo conto che quanto incontriamo nell’oggetto è la più intima proiezione del nostro io più profondo. Mi sembra che mentre la Klein riconosca un ruolo difensivo nell’azione proiettiva, Jung le attribuisca una funzione che realizza il nostro inconscio nella percezione dell’altro, insomma, un atto rappresentativo di noi stessi che ci permette di conoscerci, di “incontrarci fuori di noi” ma che, aggiungo io, ci preclude un più intimo e rivelatore “incontro con l’altro”.

Con la leggerezza e l’ironia che lo caratterizzano l’amico Gershom ha descritto questo fenomeno in una chiacchierata tra pochi amici battezzando ciò che andava raccontando come “Filosofia del cercopiteco”, provo a riassumere le sue parole: un giorno Adele (non so ancora perché nelle sue allegorie compaia sempre Adele), giovane fanciulla malinconica in cerca disperata dell’amore, incontra un malandato cercopiteco che, sentendosi osservato, si arresta, si volta verso di lei, si gratta piacevolmente il fondo schiena emettendo un sonoro apprezzamento per il godimento procuratosi. Subito Adele registra il gesto come una “istintiva, spontanea e libera manifestazione di sé e di inplicita dichiarazione d’amore verso di lei” e subito se ne invaghisce riconoscendolo come un meraviglioso e romantico principe azzurro. L’amico Gershom ci intrattenne con aneddoti sulla breve ed intensa relazione tra Adele ed il cercopiteco che pure era gravida di stimolanti suggestioni, in questa sede ci basti l’epilogo della vicenda. Inaspettatamente, vista l’incapacità di Adele di osservare ed osservarsi, cercare di comprendere e comprendersi … è la sola?… ma torniamo ad Adele, bene, eccola avvicinarsi al suo principe azzurro che, come tante altre volte, torna a grattarsi compiaciuto emettendo il consueto vocalizzo ma, mirabile dictu, Adele lo osserva perplessa domandandosi cosa abbia mai potuto trovare di tanto attraente in un volgare cercopiteco che si gratta in pubblico. Nella versione del mio amico Adele si allontana disgustata, credo che, abbandonando l’aneddotica gershomiana, sia più probabile abbia sentenziato “Questo da te non me lo sarei mai aspettato … io non ti riconosco più”, ma questa è un’altra storia. 

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Più informazioni

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.