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Droni ad uso ricreativo: consigli per l’uso

Tre enti locali sotto inchiesta del Garante a proposito di oggetti volanti non sempre leciti

Generico settembre 2021

Senti un brusio, alzi gli occhi e vedi il drone: sarà capitato a tanti in vacanza. Che sia montagna, mare o altro qualcuno non rinuncia alla tentazione di girare qualche immagine dall’alto per immortalare le sue vacanza. Non tutto però è lecito.

I professionisti della comunicazioni che vogliono fare riprese a persone che saranno poi chiaramente riconoscibili nelle immagini devono avere il loro consenso. Insomma devono avere un’autorizzazione scritta degli interessati o per i minori dei genitori o di chi ne fa le veci. Altrimenti non si può riprendere né fotografare niente. Per altro gli operatori dell’informazione sono sottoposti anche a un Testo unico deontologico dell’Ordine dei giornalisti che limita fortemente riprese, foto o notizie relative a minori, ad esclusione per semplificare di eventi sportivi.

Quindi com’è possibile che qualcuno possa anche a scopo ricreativo fare riprese in casa tua? Nessuno. Le riprese infatti in linea di massima vanno fatte in luoghi pubblici, cercando in ogni modo di non violare l’intimità delle persone. Il sito del Garante suggerisce anche di non riprendere targhe o indirizzi di casa o citofoni che possano far risalire a chi vi abita. Comunque se vedete qualcuno che fa riprese avete tutto il diritto di chiedere a che cosa servono e negare eventualmente il consenso.

Di mezzo ci sono andati anche diversi enti locali che hanno pensato col drone di risolvere tutto. Il Garante per la privacy ha aperto tre istruttorie proprio pochi giorni fa. La prima istruttoria riguarda il Comune di Bari che avrebbe intenzione di potenziare i droni già in uso della polizia locale per monitorare assembramenti a rischio Covid. Stessa cosa è successa per il Comune di Roma che ne vorrebbe mettere in uso nove per monitorare anche abusi edilizi, danni ambientali, rifiuti abusi. Gli enti pubblici in questione dovranno anche fornire una valutazione d’impatto cioè valutare le ricadute sulla privacy delle persone. Il terzo ente sotto la lente d’ingrandimento è l’Asl 3 di Roma che ai primi di settembre voleva rilevare con un drone la temperatura corporea delle persone sulla spiaggia di Ostia.

Essendo la temperatura un dato sanitario, quindi non solo personale ma anche particolare (ex dati sensibili) la raccolta e il trattamento sono sottoposti a parecchi vincoli, tanto che la temperatura che sicuramente vi hanno misurato entrando in centri commerciali o supermercati viene presa in maniera totalmente anonima e la persona che avesse la febbre viene semplicemente allontanata col consiglio di rivolgersi al proprio medico. QUI il link per sapere di più.

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