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Chi ne ha diritto, chi le rilascia, cosa si rischia: ecco la giungla delle esenzioni dal vaccino

La certificazione è l'unico modo per evitare l'obbligo, ma è difficilissimo ottenerla e non ci sono dati aggiornati sulla Liguria

Generico settembre 2021

Liguria. Si chiama “certificazione di esenzione alla vaccinazione Covid-19” ed è l’unico modo di aggirare l’obbligo di esibire il green pass in tutte le situazioni in cui è richiesto, e quindi, dal 15 ottobre, anche su tutti i luoghi di lavoro. Si tratta di un documento normato da una circolare del ministero dello scorso 4 agosto che individua i destinatari nei soggetti “che per condizione medica non possono ricevere o completare la vaccinazione per ottenere una certificazione verde Covid-19“.

Al momento le certificazioni possono avere validità al massimo fino al 30 settembre (quindi di fatto stanno per scadere). La validità verrà aggiornata quando, come previsto dall’apposito decreto, sarà avviato il sistema nazionale per l’emissione digitale delle certificazioni, in modo da poterle poi verificare attraverso lo stesso sistema del green pass. Al momento, però, questo sistema non esiste ancora.

La questione appare molto spinosa. Da diverse settimane la nostra redazione interpella gli enti competenti (Asl, Alisa e Regione) per conoscere il numero delle certificazioni rilasciate in Liguria dall’entrata in vigore della normativa nazionale. Numero che, per indicazione stessa del ministero, deve essere monitorato in modo che i dati possano essere forniti su richiesta al ministero della Salute in formato aggregato. Ma questi dati, ci ha risposto la Regione, non possono ancora essere forniti perché sono ritenuti incompleti. Una delle motivazioni è che la registrazione da parte dei medici di famiglia non sempre avviene in tempo reale.

Pur senza cifre alla mano, abbiamo chiesto ad Asl 3 un aiuto per fare chiarezza su chi può ottenere la certificazione, chi la rilascia, quali sono i requisiti e come evitare i rischi di ottenere un documento non valido o non riconosciuto da datori di lavoro, aziende di trasporto pubblico e altri soggetti autorizzati a richiederlo e controllarlo. A fornirci un focus per orientarci è stato Davide Gonella, medico geriatra e componente dello staff della direzione socio-sanitaria.

Quali sono i requisiti per ottenere l’esenzione?

In relazione alle condizioni mediche che possono comportare più frequentemente un differimento o una mancata vaccinazione, ecco le principali condizioni o situazioni che possono rappresentare (o meno) una controindicazione alla vaccinazione anti-Covid. In alcuni casi si parla di precauzione e non di controindicazione (quindi non si ha diritto all’esenzione). In pratica ottenere la certificazione è possibile solo in pochissime situazioni.

1. Controindicazioni riportate nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (Rcp) dei vaccini attualmente utilizzati in Italia

Si tratta, detto in altre parole, delle controindicazioni contenute nel bugiardino. Nello specifico si parla sempre di “ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti”. Gli eccipienti contenuti nei vaccini sono presenti anche in molti altri farmaci, quindi è probabile che episodi di ipersensibilità si siano già manifestati in passato nei soggetti a rischio.

Tra le controindicazioni per AstraZeneca vengono citati anche “soggetti che hanno manifestato sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria” e “soggetti che in precedenza hanno manifestato episodi di sindrome da perdita capillare”. Quest’ultima specifica è prevista anche per il vaccino di Johnson & Johnson (monodose). In genere viene consigliata la seconda dose con Pfizer o Moderna.

2. Reazione allergica grave dopo una dose di vaccino o a qualsiasi componente del vaccino.

Una reazione allergica grave dopo una dose di vaccino o a qualsiasi componente del vaccino costituisce una controindicazione alla somministrazione di ulteriori dosi dello stesso vaccino o di prodotti che contengano gli stessi componenti. Questo tipo di reazione allergica si verifica quasi sempre entro 30 minuti dalla vaccinazione, anche se sono imputabili a vaccino i casi di anafilassi insorti entro le 24 ore. In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino, si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione; tuttavia, vista la possibilità di reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi è opportuno effettuare una consulenza allergologica e una valutazione rischio/beneficio individuale.

3. Gravidanza

La vaccinazione non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.

4. Allattamento

L’allattamento non è una controindicazione alla vaccinazione.

5. Sindrome di Guillain-Barré.

La sindrome di Guillain-Barré è stata segnalata molto raramente in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. In caso di sindrome di Guillain-Barré insorta entro 6 settimane dalla somministrazione del vaccino Covid-10, senza altra causa riconducibile, è prudente non eseguire ulteriori somministrazioni dello stesso tipo di vaccino. In tali situazioni va considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

6. Miocardite/pericardite

Dopo la vaccinazione con i vaccini Covid-19 a mRna (Pfizer e Moderna) sono stati osservati casi molto rari di miocardite e pericardite. La decisione di somministrare la seconda dose di vaccino Pfizer o Moderna in persone che hanno sviluppato una miocardite/pericardite dopo la prima dose deve tenere conto delle condizioni cliniche dell’individuo e deve essere presa dopo consulenza cardiologica e un’attenta valutazione del rischio/beneficio.

In tale situazione, laddove sia stato valutato di non procedere con la seconda dose di vaccino Covid-19 a mRna, va considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

7. Test sierologici

Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale. Per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale.

Chi la rilascia?

Fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, le certificazioni possono essere rilasciate direttamente dai medici vaccinatori dei servizi vaccinali o dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che hanno aderito alla campagna di vaccinazione nazionale. La certificazione deve essere rilasciata a titolo gratuito.

Per essere valide le certificazioni devono contenere:

  • i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita);
  • la dicitura: “soggetto esente alla vaccinazione anti SARS-CoV-2. Certificazione valida per consentire l’accesso ai servizi e attività di cui al comma 1, art. 3 del DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n 105”;
  • la data di fine di validità della certificazione, utilizzando la seguente dicitura “certificazione valida fino al _________” (indicare la data, al massimo fino al 30 settembre 2021);
  • Dati relativi al servizio vaccinale delle aziende ed enti del Servizio Sanitario Regionale in cui il medico opera come vaccinatore (denominazione del servizio-regione);
  • Timbro e firma del medico certificatore (anche digitale);
  • Numero di iscrizione all’ordine o codice fiscale del medico certificatore.

I certificati non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato (ad esempio, motivazione clinica dell’esenzione).

Esiste il rischio di certificazioni non valide e non riconosciute?

Il certificato va compilato su portale regionale Poliss. L’indicazione della Asl 3 è che tutti i certificati di esenzione redatti in modalità cartacea prima alla messa in funzione del portale, oppure compilati su anagrafe vaccinale, dovranno essere registrati anche sul portale Poliss in modo da garantirne la tracciabilità.

L’11 agosto Alisa ha istituito una commissione ad hoc per valutare i casi dubbi. I compiti del gruppo tecnico regionale comprendono la definizione dei criteri clinici e delle modalità di presa in carico dei casi dubbi e il confronto con il tavolo nazionale che sarà istituito dalla direzione generale della prevenzione del ministero della Salute per la valutazione collegiale di eventuali casi dubbi. Le segnalazioni possono essere inviate dal medico vaccinatore, previa valutazione del caso, ad Alisa.

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