Serie c

Calcio, l’intervista a Gianmarco Basso: l’andorese in terra calabrese

Una bella chiacchierata con l'ex centrocampista di Finale e Lavagnese

Generico settembre 2021

La Serie C rappresenta per tanti ragazzi un lussuoso trampolino di lancio verso le serie più ambite: si è sempre più vicini, ma il quantitativo di lavoro si alza esponenzialmente.

Dalle nostre parti, e specificatamente nei due esempi, nel finalese, ci sono stati alcuni casi di calciatori che, con lavoro e determinazione, sono riuscite a raggiungere categorie di livello, addirittura militando in Serie A.

A qualche anno di distanza si può pensare a Fabio Vignaroli che, da giocare nella parrocchia di Don Carlo, è arrivato sino nella massima serie, giocando anche la Champions League.

Se invece volessimo essere più recenti, allora basterebbe citare il nome di Andrea Barberis che, anche lui con la casacca del Finale, ha iniziato la sua scalata verso il meglio del calcio italiano.

La giovinezza aiuta in questo percorso, ma mai quanto la predisposizione al lavoro. Chi ha entrambe le doti ha fatto centro e, un nostro giovane conterraneo, sembra essere nel bel mezzo di un percorso di questo tipo: Gianmarco Basso, proveniente da Andora.

Cresciuto nelle giovanili della squadra città, Gianmarco, con sacrifici e tanto sudore, ora si trova tra i professionisti con la maglia della Vibonese, in terra calabrese.

Già elemento importante nello scacchiere di mister Gaetano D’Agostino, Basso è riuscito a realizzare la sua prima rete tra i professionisti nella gara contro la Juve Stabia, con un gran tiro da fuori area.

Questa mattina abbiamo avuto l’occasione di fargli qualche domanda, ecco come ha risposto:

Primo gol tra i professionisti la scorsa partita. Com’è stato? Descrivi un po’ il momento

“Fare gol è sempre un’emozione unica, ma il primo tra i professionisti è stato speciale: subito non mi sono reso conto, ma è stato bello. Peccato sia avvenuto in un momento in cui eravamo in svantaggio, quindi la gioia si è dovuta contenere ed è prevalsa la voglia di ribaltare la partita, però dentro di me ho provato delle belle sensazioni. Il momento è stato dovuto dall’istinto: ho visto la palla davanti e ho calciato verso la porta ed è uscito un gran gol. Ma ti ripeto, non saprei raccontare bene perché ci ha pensato il mio istinto in quel momento”.

Com’è nata l’opportunità di andare a giocare in Serie C e come sono state le tue prime sensazioni da professionista?

“L’opportunità è nata grazie al direttore della Vibonese, che penso mi abbia seguito negli anni a Lavagna, contattandomi quest’estate dicendomi quanto credesse fortemente in me. Mi sto trovando bene con il gruppo e sono entrato altrettanto bene nei meccanismi della squadra, quindi sono molto felice”.

La Vibonese riuscirà a rialzare la china dopo l’inizio non brillante in campionato? Come vedi questo gruppo squadra?

“Dobbiamo farlo perché siamo una squadra con un’identità forte e il mister ha idee di gioco ben chiare, essendo noi un po’ una controtendenza rispetto al girone: la maggioranza delle squadre si basa sui contrasti e seconde palle, mentre noi proviamo a proporre gioco. Comunque, secondo me, con un’iniezione di convinzione e consapevolezza dei nostri mezzi, aggiunta un po’ di cattiveria sotto porta, riusciremo a toglierci grandi soddisfazioni. Ne abbiamo una dimostrazione anche nella partita di ieri: abbiamo fatto la partita e abbiamo preso gol su un’unica mezza palla a centrocampo che ha poi prodotto una ripartenza letale”.

La Vibonese è una neopromossa e ha motivazioni di crescita. E Gianmarco Basso, quali motivazioni ha? Cosa vuoi fare della sua carriera, con l’età a tuo favore? Tenterai la scalata?

“La Vibonese ha motivazioni forti, con un progetto che guarda al futuro puntando sui giovani e con un mister rinomato e competente. Io voglio prendere tutto quello che potrò prendere dalla mia carriera, fare di tutto per arrivare ai massimi livelli del calcio perché è ciò che sogno da quando ero bambino, quello per cui ogni giorno lavoro. Questo sport è la mia passione più grande, ciò per cui mi sveglio la mattina e vivo con dedizione”.

Delle tue vecchie squadre, quali passaggi ritieni siano stati fondamentali per la tua crescita?

“Ti direi tutte: il Finale mi ha cresciuto e lanciato in un mondo di grandi, l’Entella mi ha dato un’impronta professionistica, nonostante sia stato solo un anno, e la Lavagnese mi ha formato definitivamente sia calcisticamente e sia fisicamente per arrivare nei professionisti”.

Ultima domanda, con la pandemia si sono persi per strada alcuni ragazzi promettenti da tutta Italia. Cosa consigli ai più giovani per tenersi pronti a coltivare le proprie passioni sportive, come stai facendo te?

“Io penso che questi siano un po’ degli alibi, perché ovviamente è stato un periodo brutto ma, lavorando sodo e andando avanti nonostante le difficoltà, sicuramente qualcosa si sarebbe salvato. Bisogna metterci più voglia degli altri e tralasciando ogni situazione, sempre e comunque”.

 

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