Rivoluzione

Cairo Salute vicino alla chiusura, Speranza: “Dispiace, ma non è colpa del Comune”

“Quando ci è stato chiesto, noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto”. Intanto i medici si preparano al trasloco in un’altra sede

cairo salute

Cairo Montenotte. Presto i cittadini dovranno dire addio a Cairo Salute, una notizia che ha creato preoccupazione tra la popolazione per paura in una riduzione ulteriore dei servizi. Ma, come assicurato dal direttore del centro Amatore Morando, “per la medicina di gruppo tutto rimarrà invariato”.

Gli otto medici che attualmente lavorano nel poliambulatorio di via Berio, infatti, continueranno a svolgere la propria attività “tutti insieme”, ma potrebbero farlo in un’altra sede. È in corso una trattativa con una società di Milano per la vendita dell’edificio, ma ancora non si conoscono i tempi per un eventuale trasloco.

Intanto ad ottobre la gestione della parte specialista intramoenia passerà ad un’altra società privata che se ne occuperà all’interno del centro salute, in quanto “la nuova normativa – spiega Morando – non permette più la convivenza tra pubblico e privato”.

Una decisione quelle di chiudere Cairo Salute arrivata dopo anni di difficoltà e mancanza di risorse: “Ogni anno le perdite sono pari a 150mila euro – sottolinea Morando – La struttura è nata come commissione tra pubblico e privato ed ora è venuta meno l’idea da cui è stata creata, anche perché non sono stati rinnovati i contratti con Asl che ha trasferito alcuni servizi in ospedale. I tempi sono cambiati rispetto a 15 anni fa, il progetto non è più economicamente sostenibile”.

Già nel 2018, il poliambulatorio aveva dovuto fare i conti con una riduzione dei servizi: terminata la sperimentazione come centro salute, l’orario di apertura era passato da 10 a 6 ore e l’attività non era più garantita sette giorni su sette. All’epoca, per garantire la sopravvivenza della struttura e cercare di colmare (almeno in parte) il gap di entrate dovuto al mancato rinnovo dei contratti con Asl, era intervenuto anche il Comune, firmando una convezione con Cairo Salute che prevedeva tra l’altro 18mila euro annui e la garanzia del servizio anche nelle frazioni.

Ed è proprio questa operazione che il vicesindaco di Cairo e assessore alla Sanità, Roberto Speranza, porta come esempio per rispondere ai cittadini che accusano l’amministrazione di aver portato via alla città sia l’ospedale che il centro salute. “Noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto, nessuno ci ha chiesto di rivedere le condizioni della convezione per trovare altri fondi, come successo in passato quando Asl ha ridotto le risorse – afferma Speranza – Allora ci siamo confrontati e abbiamo messo a disposizione quello che potevamo”.

“In ogni caso – evidenzia – stiamo parlando di una realtà privata, questa è una questione che va risolta a livello aziendale. L’amministrazione non ha colpe, ma si mette a disposizione nel caso in cui ci fossero i margini per trovare una soluzione”.

“Ovviamente dispiace della possibile chiusura, Cairo Salute era stato pensato per dare delle prestazioni al cittadino e lo ha sempre fatto, perderlo ci penalizza. Ma ripeto, la responsabilità non è del Comune che tra l’altro non era stato informato”, ribadisce il vicesindaco che poi torna a parlare del San Giuseppe.

“Così come per l’ospedale, chiediamo che rimangano i servizi più ampi possibili. Quotidianamente ci impegniamo sulla questione, facendo richieste alla Regione e cercando di ottenere quello che al momento è possibile avere. Non dirò mai ai cittadini che l’ospedale di Cairo diventerà come il San Raffaele di Milano e che da noi arriverà la cardiochirurgia. Il nostro obiettivo in questo momento è che la struttura diventi un punto di sfogo per gli altri ospedali, riducendo le liste di attesa ed evitando ai cittadini di dover fare il giro della provincia anche per interventi di bassa intensità. Anche perché ricordiamoci che, per fortuna e al contrario di quello che dicono in tanti, sono la percentuale maggiore nelle nostre zone”, conclude Speranza.

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