Avvertimento

Vaccino, Icardi: “Il test sierologico non dice se siamo protetti”. La terza dose? “Solo ad alcuni”

L'epidemiologo del San Martino ha risposto in diretta su Genova24 ai dubbi sui vaccini

icardi

Liguria. Inutile fare il test sierologico per scoprire se siamo ancora protetti contro il Covid: dal numero di anticorpi è impossibile stabilire il livello di immunità. L’avvertimento arriva da Giancarlo Icardi, direttore dell’unità operativa di Igiene del policlinico San Martino, che oggi ha risposto in diretta su Genova24 alle domande dei lettori in tema di vaccini.

“Un correlato di protezione non esiste, non c’è un numero magico di anticorpi sopra il quale siamo protetti – spiega Icardi -. Questa non è una novità. Abbiamo correlati di protezione per l’epatite B ma non li abbiamo per lo pneumococco, il meningococco, il papilloma virus”. Gli anticorpi circolanti vengono espressi in BAU, un’unità di misura internazionale: “È chiaro che averne 10mila per millilitro di sangue sia meglio che averne mille, ma non abbiamo un numero di riferimento”.

Anche perché, prosegue l’epidemiologo del San Martino, esistono altri meccanismi. “Il nostro sistema immunitario, che è più sofisticato rispetto a quello di altri animali, ha anche una risposta cellulo-mediata, cioè mediante cellule di memoria. Spesso e volentieri sono i nostri linfociti a proteggerci: ad esempio il vaccino contro il morbillo stimola tantissimo gli anticorpi circolanti ma soprattutto le cellule di memoria. Se anche non abbiamo anticorpi nel sangue, queste montano una risposta rapida contro il virus”.

Ed è anche per questo che il test sierologico al momento non ha alcuna validità ai fini del green pass. Questo non vuol dire, però, che sia del tutto inutile: “I test sierologici – prosegue Icardi – anno un loro significato dal punto di vista epidemiologico e anche dal punto di vista individuale per chi, vaccinato, vuole verificare se il sistema immunitario ha risposto o meno alla vaccinazione”.

La durata dell’immunità offerta dal vaccino, ricorda l’esperto genovese, è un dato in continua evoluzione. “Abbiamo accelerato il processo di produzione di vaccini, ma questo virus lo conosciamo dal dicembre 2019, quindi abbiamo conoscenze di 20 mesi. Non conosciamo soggetti che si sono immunizzati da più di 15 mesi dopo essersi contagiati in maniera naturale, e sappiamo che in questi soggetti i casi di reinfezione sono eccezionale e aneddotici”. A maggior ragione, continua Icardi, “per i vaccini i dati sono ancora più limitati. Possiamo sapere quanto è la protezione a 6-9 mesi, ecco perché il green pass vale 9 mesi dalla seconda dose, ma magari a dicembre diventeranno 12”.

La domanda è automatica e molto frequente: in base a queste considerazioni servirà una terza dose? Per Icardi, anche sulla base del fatto che l’immunità potrebbe essere verificata man mano che passa il tempo dal completamento del ciclo anche in assenza di anticorpi circolanti, questa possibilità non riguarderà tutti: “Ad alcuni soggetti potrebbe essere richiesta – spiega -. Parliamo dei soggetti estremamente vulnerabili, che abbiamo vaccinato per primi perché hanno il sistema immunitario che non funziona benissimo”.

“Sulla terza dose somministrata a tutti, invece, consiglierei di andare più cauti – aveva spiegato lo stesso Icardi -. I soggetti vaccinati con due dosi che non presentano particolari situazioni di rischio hanno un grado di protezione sufficiente.

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