Savona, sport e futuro

Il Bacigalupo e lo spirito olimpico: perché non un velodromo?

In campagna elettorale sarebbe bene che lo sport non si limitasse al calcio. Anche per il Bacigalupo. Un velodromo porterebbe Savona nel mondo

stadio Bacigalupo savona dall'alto

Savona. I Giochi olimpici ci mostrano sempre i volti dello sport che meno notiamo durante le altre annate. Per un paio di settimane, alle discussioni su calciomercato si sostituiscono quelle sui punteggi della ginnastica e sui tempi dell’atletica. Con le sorprese a medaglie degli azzurri a Tokyo, poi, è prepotentemente entrato in ballo anche il ciclismo su pista, grazie al quartetto dorato Consonni, Ganna, Lamon, Milan. Inevitabile provare a pensare a Savona e dintorni anche alla luce di questo spirito olimpico.

Così, mentre a Savona tengono banco la campagna elettorale per le Amministrative e il futuro dello stadio Bacigalupo, viene da lanciare una provocazione: dato il cabotaggio calcistico cittadino, perché non investire per trasformare lo stadio leginese in un velodromo d’avanguardia? Un velodromo affiancato da un centro polisportivo, ovviamente, che dia spazio anche alle eccellenze territoriali del pattinaggio di velocità – che a Savona veste spesso d’azzurro.

Savona, grazie al meeting, è già un riferimento dell’atletica italiana; con un serio investimento su questo fronte potrebbe diventarlo anche per il ciclismo su pista. Ancor di più, in verità. L’unico velodromo italiano coperto, quindi utilizzabile davvero per competizioni e allenamenti di livello internazionale, è a Montichiari.

I Mondiali della pista si corrono sì a Honk Hong, Berlino e Londra; ma si corrono anche a Pruszków (Polonia, 56.000 abitanti), Apeldoorn (Paesi Bassi, 135.000 abitanti) e Ballerup (Danimarca, 48.000 abitanti). E non ci sono solo i Mondiali, ma anche le tappe della Coppa del Mondo, i campionati europei e italiani e molte altre gare. La presenza di un velodromo coperto moderno e di un sistema-città attorno, in fin dei conti, garantirebbe a Savona una visibilità davvero internazionale.

I tempi per una scelta del genere sono stretti: c’è un progetto a Spresiano, vicino a Treviso, che è pronto a partire – da tre anni, doveva essere pronto prima di Tokyo 2020! Ma Savona e la Liguria hanno molte carte per sorpassare, in rimonta come Ganna & C., questa iniziativa: ha dalla sua un territorio che è già terreno per le due ruote. Finale Ligure, dopotutto, è un tempio internazionale dell’outdoor, MTB compresa. Lì si vivono con una certa frequenza eventi di richiamo e l’intensificazione sul territorio dell’impegno non potrebbe che giovare a tutti. Gli street sport, poi, avranno ampio spazio a Parigi 2024 e questo è il momento per investire verso il futuro. Aggiungiamoci che Laigueglia e il suo percorso nulla hanno da invidiare a molti percorsi dei Mondiali su strada – alcuni, recentemente, davvero monotoni: Doha, ma anche Bergen e Richmond non hanno entusiasmato – e passiamo direttamente ai sogni. Senza esagerare, l’investimento per un velodromo a Savona proietterebbe la Liguria in una dimensione internazionale che nessuno stadio calcistico a oggi potrebbe darci, con ricadute turistiche, culturali ed economiche che meritano di essere valutate.

Abbiamo la campagna elettorale in corso e la nuova amministrazione in arrivo: sarebbe importante che il tema dello sviluppo sportivo della città non fosse accantonato. E sarebbe altrettanto importante che non ci si limitasse a orbitare attorno al calcio. Anche per il Bacigalupo. Forse soprattutto per il Bacigalupo.

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