Discoteche, il giorno della disfatta e vecchi pregiudizi catto-comunisti: sono luoghi di perdizione e peccato - IVG.it

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Governo, mossa inaspettata

Discoteche, il giorno della disfatta e vecchi pregiudizi catto-comunisti: sono luoghi di perdizione e peccato

Un colpo mortale al settore e al turismo dei giovani. Fronte comune, ma per la prima volta la categoria potrebbe dividersi

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Liguria. Più di tutti pagano le discoteche. Avevamo più volte sollevato forti dubbi sulla volontà del governo di consentirne la riapertura, ma questa volta – davvero – la decisione di tenerle chiuse appare sorprendente e incomprensibile.

IVG ha scrupolosamente registrato la reazione dei titolari di alcuni dei più importanti locali della Riviera. Si percepisce comunque che la categoria potrebbe cominciare a dividersi anche se tutti sono d’accordo nel contestare con forza gli ultimi provvedimenti del governo. Le argomentazioni dei discotecari sono note da tempo, ma nel momento in cui il governo spinge sul Green Pass risulta un clamoroso errore non far leva sui giovani spingendoli a vaccinarsi anche per poter andare a ballare.

Non resta che trarre la conclusione che i locali da ballo sono vittime di pregiudizi che classificheremmo con la vecchia dizione catto-comunisti: in questo caso più comunisti che catto, vista l’appartenenza politica del ministro Speranza, che nel governo Draghi alla fine è quello ad avere l’ultima parola. Ha prevalso intanto un’idea di convenienza politica (banalizziamo: “I contagi stanno aumentando, ci accuseranno di aver anche riaperto le discoteche”), ma sotto traccia deve aver vinto soprattutto il pregiudizio di cui sopra: le discoteche sono luoghi di perdizione e peccato, in cui si va per conoscere persone, rimorchiare, drogarsi.

Inutile aggiungere che in questo momento è invece vero il contrario, che nessun luogo è più controllato e controllabile delle discoteche (almeno di quelle serie), che il peggio accade altrove e dovunque, a cominciare dagli assembramenti e dai mille ristorantini e baretti dove ballare è la norma.

Dicevamo che per la prima volta l’unità della categoria potrebbe incrinarsi, e ormai certificata sembra la divisione tra chi vorrebbe azioni più incisive e chi raccomanda ancora prudenza.
Sottotraccia ma non troppo sale anche la contestazione verso il sindacato, il Silb (parliamo dei vertici romani), che non avrebbe fatto seguire azioni veramente incisive a un fiume di parole.
Tutti sanno che i ristori servono a poco, che molti locali hanno chiuso e altri lo faranno presto. Chiuso per sempre, diciamo.

Un danno enorme non solo per il settore, ma per il turismo in generale che sui giovani tanto deve contare.

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