Da Andora alla guida di una società leader mondiale degli Esport: ad Alessandro "Stermy" Avallone le chiavi della città - IVG.it
Orgoglio andorese

Da Andora alla guida di una società leader mondiale degli Esport: ad Alessandro “Stermy” Avallone le chiavi della città fotogallery

Più volte campione del mondo di videogiochi competitivi: "Ho preso un sogno e l'ho trasformato in realtà". Il sindaco Demichelis: "Sei il nostro miglior ambasciatore"

Andora. Sguardo accattivante, con occhi sicuri di sé, traditi solo da comprensibile e palpabile emozione, e completo elegante. Ha sdoganato la classica, e in passato più volte bistrattata, figura del gamer, trasformandola in qualcosa di più. Ha preso un sogno, come ha dichiarato lui stesso, e lo ha trasformato in realtà. E oggi, dopo essere stato più volte campione del mondo, guida una società leader mondiale nel settore degli Esport, che conta oltre 70 dipendenti, con sede a Londra.

E non ci si può certo aspettare di meno da un ragazzo che è partito giovanissimo “dalla sua cameretta di Andora”, con un obiettivo preciso, e che si è trovato, a soli 15 anni, catapultato in Corea del Sud, il paradiso del gaming competitivo. È la storia di Alessandro “Stermy” Avallone che, ieri, in una serata contraddistinta da un susseguirsi di emozioni, ha ricevuto direttamente dalle mani del sindaco andorese Mauro Demichelis le chiavi di Andora, della sua città (massimo riconoscimento).

È un grande orgoglio, perché io sono nato e cresciuto qui, anche se poi a 14 anni sono andato a vivere all’estero, – ha dichiarato “Stermy” ai microfoni di IVG.it. – Andora per me è tutto, è il paese dei miei genitori e dei miei amici. Voglio fare i complimenti al Comune, perché ha dimostrato di essere all’avanguardia. Tramite questa iniziativa ha legittimato come istituzione questo settore che è in forte crescita”.

Ed è la prima volta in assoluto, a livello Nazionale, che viene premiato un giocatore di Esport: “Credo che questo premio sia rivolto a tutte le persone che, nell’arco di questi 20 anni, hanno lavorato nel nostro Paese. All’estero, infatti, è un settore mainstream che conta più di 170 miliardi di fatturato, in Italia, invece ,deve ancora compiere dei passi in avanti”, ha aggiunto.

Gli Esport, per i pochi che ancora non li conoscono, sono veri e propri sport, ma elettronici, che non trovano il loro teatro naturale in stadi e affini, bensì in vere e proprie arene, con joypad o tastiere alla mano. Sono nati alla fine degli anni ’90 e si sono evoluti nel tempo, in scenari uno contro uno oppure a squadre, a cui le persone possono partecipare e vincere anche ricchi montepremi, ma non solo. Sono anche un’occasione di coesione, di scambio culturale, offrono la possibilità di fare nuove e durature amicizie.

È il caso di Alessandro Avallone che, nei Giardini Tagliaferro, in compagnia di Simone “Akira” Trimarchi, presidente dell’Associazione Italiana Caster, anche lui pluricampione di Starcraft, Warcraft III e Warhammer 40000 Dawn of War, e già telecronista e presentatore dei più importanti eventi italiani Esport, con occhi lucidi e la voce inizialmente rotta dall’emozione, poi subito svanita, ha voluto ripercorrere la sua storia, mentre alla sue spalle scorrevano, come un fiume in piena, le immagini di una carriera ricca di successi, alcuni ancora da raggiungere.

DA ANDORA AL TETTO DEL MONDO, FINO ALLA GUIDA DI UNA SOCIETà LEADER

Ho creduto in questo settore fin dall’inizio. Ero un ragazzino con una passione per i videogiochi che, tramite le competizioni, riusciva a vedere quello che sarebbe stato poi il futuro di questo settore: il videogioco come forma di intrattenimento, come forma d’arte, come forma di competizione, – ha spiegato il giovane andorese.

Le chiavi di Andora a Alessandro

Dalla consolle alla scrivania da imprenditore, il passo è stato lungo e breve allo stesso tempo: oggi è co-founder di una società, con sede a Londra, leader a livello mondiale nel gaming competitivo con una piattaforma dedicata ai giocatori che conta oltre 20 milioni di utenti, Faceit, un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati di un settore in crescita esponenziale.

“Con il passare degli anni, grazie alle mie esperienze in giro per il mondo, insieme ad altri ragazzi, ho capito che c’era bisogno anche di tecnologia a supporto di queste competizioni. Per questo abbiamo fondato Faceit, con l’obiettivo di rendere le competizioni più accessibili”, ha raccontato ancora Avallone, grande tifoso di calcio e, in particolare, dell’Inter.

Propio la compagine meneghina, nel 2019, gli ha permesso di realizzare un altro dei suoi sogni. Il suo volto è infatti stato riprodotto su migliaia di cartelloni pubblicitari come testimonial della campagna #NotForEveryone: “Essere ambasciatore per la squadra che ho tifato per tanti anni è stato incredibile e ringrazio ancora l’Inter per questa opportunità. Ho avuto l’occasione anche di poter viaggiare con la squadra e stare in tour con loro, è stata un’esperienza bellissima. Penso che sia stato sempre uno step per capire l’importanza dell’Esport e del gaming in Italia”.

E in Italia, dopo i successi in Corea del Sud e le esperienze in America (a Los Angeles) e in Inghilterra (a Londra) ha deciso di tornare, pronto a mettere in atto nuovi progetti: “Continuerò a lavorare su Faceit, sull’azienda e su tutto quello che riguarda l’Esport, ma sono italiano, l’Italia è il mio mercato. Era il momento di tornare qui e cercare di fare qualcosa come ambasciatore di questo settore e condividere le mie esperienze. Cercherò di far crescere il nostro mercato e di investire in prima persona con progetti interessanti”.

Tanti i ragazzi che, come Alessandro, sognano un futuro radioso in un mercato in costante espansione e proprio a loro, come una sorta di messaggio rivolto al se stesso 15enne, il pluricampione mondiale di gaming competitivo ha voluto dedicare un pensiero: “Al me stesso di anni fa e a tutti i giovani che iniziano ad approcciarsi agli Esport consiglio di fare esattamente le stesse cose che ho fatto io, di godersela e, all’inizio, di prenderla come un hobby. La possibilità di girare il mondo partecipando alle competizioni era una mia passione, così come da piccolo lo era anche il calcio. Poi quando è arrivata l’occasione giusta, sono riuscito a trasformarla in un lavoro vero e proprio. Bisogna essere però anche un po’ naiv, cercare di prendere e cogliere l’attimo e soprattutto sognare. Alla fine quello che ho fatto io è stato seguire un sogno, cercare di farlo mio e lavorare sodo per trasformarlo in realtà“.

Le chiavi di Andora a Alessandro

IL SINDACO DEMICHELIS: “SEI IL NOSTRO MIGLIOR AMBASCIATORE”

Orgoglioso, e non potrebbe essere altrimenti, il sindaco di Andora Mauro Demichelis, che ha consegnato personalmente le chiavi della Città al termine della serata, introdotta da Monica Napoletano. Una cerimonia accompagnata da queste parole: “Abbiamo deciso di consegnargli le chiavi del Comune, il più alto riconoscimento che Andora assegna a tutte le persone che portano in alto il nome della città nel mondo, perché Alessandro Avallone credo sia il nostro miglior ambasciatore. Siamo onorati di averlo qui”.

Le chiavi di Andora a Alessandro

IL CONSIGLIERE SIMONETTA: “CON VOLONTà E TENACIA SI PUò ARRIVARE IN ALTO”

Visibilmente emozionato e fiero anche il consigliere con delega allo Sport del Comune andorese Ilario Simonetta, che ha dichiarato: “Alessandro è un punto di riferimento internazionale nel campo dei videogiochi e dello sport, un pluricampione mondiale. È la dimostrazione che se c’è la volontà di superare i propri limiti, con la tenacia e l’allenamento si può arrivare a tutto. È andorese e noi ne siamo orgogliosi”.

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