Turismo, domanda e offerta non si incontrano: aziende in allarme per la mancanza di lavoratori stagionali - IVG.it
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Turismo, domanda e offerta non si incontrano: aziende in allarme per la mancanza di lavoratori stagionali

L'ammontare del "Bonus stagionali" quest'anno è più che raddoppiato rispetto al 2020

Noli panorama

Savona. Quest’anno gli stabilimenti balneari, le strutture ricettive e alberghiere non riescono a trovare il personale di cui avrebbero bisogno per far ripartire la stagione estiva. Il problema emerge soprattutto per quanto riguarda gli alberghi e i ristoranti dove le difficoltà principali sono la mancanza di receptionists e di camerieri. Sussidi, stagione breve, partenza posticipata, disaffezione dei giovani e incertezza tra le principali motivazioni individuate dai rappresentanti di categoria.

Il comparto può anche beneficiare del “Bonus assunzioni” approvato da Regione Liguria, che concede importi che variano tra 3 mila euro e 6 mila euro alle imprese che assumono lavoratori con contratto subordinato a tempo determinato di durata non inferiore ai 4 mesi o con contratto subordinato a tempo indeterminato a decorrere dal 15 marzo 2021. Ma questo aiuto non serve ad arginare il problema che si trovano a dover affrontare i titolari delle attività turistiche.

La voce dei rappresentanti di categoria: “Sussidi e incertezza”

“Forse a incidere sono anche i troppi sostegni al reddito che il governo elargisce in questo periodo – afferma il presidente provinciale Upa (Unione provinciale albergatori) Angelo Berlangieri –. Sicuramente non è vero invece che ‘paghiamo poco’. Qualche disgraziato ci sarà anche ma il 99% segue il Ccnl. E’ un lavoro che viene svolto quando gli altri sono in vacanza, le generazioni più giovani hanno problemi a passare giornate che potrebbero essere di svago lavorando”.

Il problema non riguarda la selezione fatta dai gestori delle attività dovuta a una mancanza di professionalità, a non esserci è proprio l’offerta a fronte di una domanda elevata, anche se minore rispetto agli altri anni precedenti all’”epoca Covid”.

Quest’anno la stagione estiva è partita da un giorno all’altro senza certezze fino all’ultimo con la Liguria (eccetto una breve parentesi ad aprile) costantemente a cavallo tra la zona arancione e gialla fino a diventare bianca dal 7 giugno: “La cautela dei titolari delle attività – aggiunge il direttore provinciale Upa Carlo Scrivano – non ha permesso la programmazione delle assunzioni che sono arrivate all’ultimo minuto in attesa di sicurezze su una ripartenza vera. Questo ovviamente richiede di trovare personale già formato, una persona non può imparare questo lavoro in 15 giorni”.

Ma anche per chi è stato più lungimirante l’incertezza del periodo è stata un’arma a doppio taglio: “Chi si era premurato di selezionare personale in tempo – spiega Scrivano -, senza però poter dare tempi certi, si è ritrovato senza perché i futuri dipendenti hanno prediletto altre attività che magari prevedevano un tempo di assunzione più lungo rispetto a quello che avremmo offerto noi”. Quest’anno la stagione sarà ridotta rispetto agli altri anni: “Non saranno più 90 o addirittura 180 giorni, diventeranno 70. Ovvio che lavorare per 3 mesi o 6 è diverso che lavorarne poco più che due”.

Non solo una diminuzione del periodo di interesse per le attività turistiche ma anche una concentrazione dell’attività più intensa nei fine settimana che comporta una condizione ulteriormente restrittiva: “Abbiamo necessità di personale principalmente nei weekend e questo è un limite – spiega Andrea Valle, presidente provinciale di Federalberghi -. Ovviamente la retribuzione è inferiore perchè offriamo contratti part time o a chiamata. Anche perchè i clienti sono concentrati al sabato e alla domenica e fanno sempre due o tre giorni di vacanza, non di più. La necessità di recuperare il fatturato perso è sentita da tutti”.

C’è da considerare che questo lavoro viene svolto per la maggior parte in periodi che sono tipicamente di vacanza: “I giovani, già da qualche anno, fanno fatica a lavorare quando gli altri sono in festa e sacrificare le loro giornate libere”. E comunque non è un lavoro, come tutti gli altri, per il quale ci si può improvvisare: “Non funziona che ‘Pulisco casa quindi so sistemare le camere’ – dice con ironia Valle  -. Anche per il servizio al tavolo ci vuole professionalità”.

Per quanto riguarda invece gli stabilimenti balneari le difficoltà sembrano essersi risolte: “In un primo momento – dice il presidente regionale e provinciale del Sib-Bagni Marini Enrico Schiappapietra – facevamo fatica a trovare soprattutto bagnini, ma ora hanno rilasciato nuovi brevetti e siamo riusciti a trovare personale”. Infatti, da quando è “scoppiata” la pandemia i corsi sono stati sospesi e ridotti notevolmente anche nei periodi di riaperture, fatto che ha provocato la mancanza di ricambio generazionale.

“La domanda di bagnini sia per quest’anno che per lo scorso è più elevata degli altri anni – aggiunge Schiappapietra – perché vengono assunti anche dai Comuni per le spiagge libere per il controllo delle norme vigenti per il contenimento della diffusione del Covid”.

Il problema rimane ancora per il “secondo bagnino“: “Il bagnino titolare lo abbiamo trovato quasi tutti. Ma la situazione è tragica per la ricerca per una figura in più che possa dare il cambio – sottolinea Gian Nicola Pecchioni, titolare di uno stabilimento balneare e istruttore di nuoto per la Federazione Italiana Nuoto -. Se non lo riusciremo a trovare chiederemo di fare turni interi al personale che siamo riusciti a trovare”. Trovare una soluzione è una scelta obbligata perchè il bagnino è una figura obbligatoria che deve essere presente nelle spiagge libere attrezzate e negli stabilimenti balneari dalle 9 alle 19.

L’intervento dei sindacati: “Il personale si trova garantendo le tutele previste”

La Cgil individua la soluzione al problema con le tutele previste dal Contratto collettivo nazionale del lavoro per la categoria: “Alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari – spiegano dalla Filcams Cgiltrovano i dipendenti di cui hanno bisogno garantendo loro il rispetto dei turni di riposo giornaliero e settimanale, il corretto inquadramento, il pagamento degli straordinari, le maggiorazioni per il lavoro festivo, domenicale, notturno. In poche parole, assumere lavoratori con le condizioni del contratto nazionale del turismo”.

“Sarebbero vietati i finti contratti part time – continuano i sindacati lanciando una vera e propria accusa all’intero settore –, con lavoro effettivo di 60 ore alla settimana, retribuire i lavoratori in nero e tutte quelle forme di lavoro grigio che nascondono illeciti e abusi, spesso subiti dagli addetti del settore pur di avere un lavoro”.

“I continui tentativi di ridurre i costi, in particolare quelli del lavoro, per aumentare i profitti dopo le brusche interruzioni causate dalla pandemia, vanno a discapito del settore turistico, della qualità del servizio offerto e delle condizioni di lavoro. Le diverse forme di sostegno al reddito non c’entrano – afferma la Cgil contrastando la spiegazione avanzata da Berlangieri su un possibile effetto dei sussidi sulla demotivazione -, è la responsabilità sociale d’impresa che latita da troppo tempo sulle nostre coste, soprattutto d’estate”.

I sussidi

Chi accusa, in parte, i sussidi e chi li discolpa totalmente. Ma quali sono i sostegni che il governo ha approvato in questi ultimi mesi e per cui i lavoratori, in particolare del comparto turistico, possono presentare richiesta?

E’ appena scaduto il termine (31 maggio) per presentare domanda per ottenere il “bonus stagionali” (indennità onnicomprensiva Covid-19) previsto nel decreto Sostegni dedicato appositamente ai lavoratori nel settore del turismo. Chi ottiene questo contributo riceve 2400 euro una tantum. I destinatari del provvedimento sono i lavoratori stagionali, intermittenti o a tempo determinato. I requisiti di accesso non sono particolarmente restrittivi: aver lavorato tra l’1 luglio 2019 e il 23 marzo 2021 e non essere occupato né percettore di altre indennità (come la Naspi).

L’ammontare di questa indennità è aumentata negli anni, è stata istituita con il decreto Cura Italia che prevedeva 600 euro, l’anno scorso era intorno ai 1000 e quest’anno è più che raddoppiata. Una cifra che paragonata a una stagione da bagnino non regge il confronto.

Eper le altre professioni? Il Ccnl prevede per i dipendenti del settore del turismo una variazione stipendiale da un minimo di 770 euro (il livello di inquadramento inferiore) a un massimo di 1700 euro mensili. Se consideriamo lo stipendio medio e una durata di due mesi (quella stimata da Scrivano per i ristoranti e gli alberghi) raggiungiamo una cifra che si aggira intorno a quella garantita dal bonus. Questa cifra fa ancora più gola se paragonata alla retribuzione di un contratto a chiamata per i soli weekend o part time.

Sono anche previsti il reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza. Il primo arriva a un massimo di 780 euro mensili, ed è valido per 18 mesi. Il secondo varia tra i 400 e gli 800 euro mensili e non è destinato a una categoria specifica ma allo stato di necessità del nucleo familiare: il requisito è il valore Isee inferiore ai 15 mila euro. Hanno previsto che fosse destinato anche a coloro che avessero ricevuto la Naspi (che aveva esaurito la sua durata naturale). La maggior parte delle persone che prendono la Naspi è impiegato a settore turismo.

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