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I tre setacci

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Pensiero Altro 2 giugno 2021

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore: ciò che vuoi. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.” Quanta serietà e fragorosa sonorità nell’affermazione del signore della comicità e del muto: Charlie Chaplin. Credo che uno dei pochi vantaggi dell’avanzare degli anni sia l’allontanarsi dal bisogno di consenso o, almeno, dal pericolo di cadere nell’inganno di osservarsi come riflesso nel giudizio degli altri. Intanto è fondamentale stabilire chi sono questi “altri”, non è vero quello che oramai sembra un assioma incontrovertibile, che il numero sia un elemento qualitativo, è un ossimoro concettuale, il numero rimane logicamente un elemento quantitativo. 1500 anni fa, forse , poteva avere un valore l’affermazione che conosco come attribuita a Maometto: “Se un uomo dice che un uomo è saggio, forse quell’uomo è saggio, ma se lo dicono mille uomini quell’uomo è un saggio”, ma per certo non ha più senso oggi, epoca in cui gli “influencer sono l’espressione della più alta forma di cultura popolare in quanto riconosciuti tali dal numero” di zeri, aggiungerei di mio pugno riprendendo Trilussa, che seguono l’uno per il quale hanno consumato il loro “like” e che ben poco sarebbe senza la scia di zeri che lo seguono.

Visto l’incerta attribuzione della citazione di cui sopra che, comunque, torna utile al nostro ragionare, proseguo con un’altra altrettanto dubbia in quanto accostata di volta in volta a più pensatori, la maggior parte delle volte a Socrate del quale, come è noto, non abbiamo documenti scritti per esplicita volontà del filosofo, ma che utilizzerò come personaggio del dialogo noto col titolo eponimo di questo intervento. Un conoscente del filosofo gli si rivolse in tono confidenziale sussurrando “Ho appena saputo una certa cosa su un tuo amico” con il chiaro intento di riferirgliela. Socrate pur non conoscendo la sentenza andreottiana “a pensar male si fa peccato ma si indovina”, colse subito l’intento malevolo del soggetto e lo sottopose alla verifica dei tre setacci e così lo interrogò: “Il primo setaccio è quello della verità: sei certo di quanto mi stai riportando o ti è stato riferito e nemmeno hai verificato presso il mio amico? – l’interlocutore rimase in silenzio – Il secondo è della bontà: la voce che hai raccolto è positiva o malevola? – l’interlocutore sembrava imbarazzato – Il terzo è quello dell’utile: perché vuoi raccontarmi cose a quanto pare negative e non certe su una persona alla quale sono legato da amicizia?”. Eppure il piacere di riportare narrazioni sgradevoli su qualcuno è attività diffusa e perdura nel tempo, Søren Kierkegaard, per esempio, affermava che “Specialmente nei nostri tempi, specialmente nelle grandi città, spadroneggia un vizio che si chiama la maldicenza.”

Una vittima di maldicenze che aveva già adottato la logica di Chaplin è il grande Wolfgang Amadeus Mozart, possiamo leggere in una sua lettera: “Mi dispiace vedere che lei fa più affidamento sui pettegolezzi e le sciocchezze di altre persone che non su di me e che, anzi, non ha alcuna fiducia in me. Le garantisco però che questo non mi turba; che scrivano pure fino a diventare ciechi e lei creda pure loro, se così le piace, ma io non cambierò di un capello.” Il grande tema a dirimere la questione potrebbe essere la possibilità di sapere per certo se quanto raccontato è vero oppure no; si trattasse di una vertenza giudiziaria sarebbe utile fare riferimento ai testimoni oculari anche se, come attesta una recente ricerca realizzata negli Stati Uniti, il 69% dei soggetti condannati ingiustamente e scagionati grazie alla prova del DNA, vale a dire 252 su 367, erano stati condannati grazie ad uno o più testimoni oculari. Interessante sottolineare che gli “accusatori oculari” non avevano rilasciato dichiarazioni false deliberatamente, al contrario, erano assolutamente certi di quanto affermavano. La questione si amplia notevolmente in direzione dei concetti di verità, soggettività, interpretazione, rappresentazione, non è questo il momento, torniamo all’affermazione di apertura ed alla teoria dei setacci.

Chaplin definisce la vita come “ un’opera di teatro che non ha prove iniziali”, come non condividerlo? Ci si esibisce sul palcoscenico dell’esistenza sempre improvvisando su un canovaccio incerto che ci è stato più o meno esplicitamente proposto dal contesto della scena, raramente possiamo liberamente decidere le nostre battute e quasi mai conosciamo quelle degli attori con i quali recitiamo. A volte vorremmo esistesse e fosse accessibile un copione, oppure ci inventiamo un regista nascosto sul quale scaricare eventuali insuccessi sempre pronti ad accogliere gli applausi come conseguenza della nostra eccellente interpretazione, ma … attenti al collega che ti critica, ti boicotta, manipola il giudizio del pubblico, sussurra alle tue spalle. E se tu, per difenderti, per carità, solo preventivamente o addirittura per reazione, ti comportassi allo stesso modo? E tutto questo perché un qualunque imbecille non lasci condizionare il proprio giudizio su di te da qualche “sussurrata maldicenza”? Magari sarebbe opportuno scendere dal palco, fregarsene assolutamente degli applausi, provare ad inventarsi una battuta non perché efficace o opportuna ma perché sentita come propria. Ah, il sapore buono di una espressione che sa di te, che ti fa crescere, che ti disvela a te stesso tanto da fissare negli occhi il “soggetto che sussurrava a Socrate” e ridergli in faccia, povero squallido “inutile” afflitto dalla smania del giudizio, da comandamenti preconfezionati e mal conservati, da risentimenti figli della consapevolezza della sua inesistenza di fatto. E sarebbe questo il pubblico dal quale brami un applauso? Scegliti bene i compagni di viaggio, non considerarli mai come pubblico, passa ai tre setacci le tue parole, non pensarti in base ai consensi, non so se otterrai un oscar per la tua vita, ma potrai affermare di averla vissuta.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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