Vaccino Covid, i medici di famiglia sul piede di guerra: "Vogliamo essere coinvolti" - IVG.it
Protesta

Vaccino Covid, i medici di famiglia sul piede di guerra: “Vogliamo essere coinvolti”

"Abbiamo la capacità: in due mesi abbiamo somministrato 80 mila dosi di vaccino influenzale"

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Savona. A livello nazionale i medici di famiglia, guidati dal segretario nazionale Silvestro Scotti (Federazione italiana medici di medicina generale), minacciano una protesta, dopo aver valutato lo stato di agitazione della categoria, se non verranno effettivamente coinvolti nella somministrazione dei vaccini anti Covid 19. Il segretario in queste settimane sta collaborando con il consigliere del ministro Speranza Walter Ricciardi, per la sperimentazione di una nuova piattaforma che possa consentire ai medici di famiglia di avere accesso all’elenco di chi, fra i loro assistiti, non ha ancora ottenuto il vaccino per poi poterli contattare e raggiungere. Lo stesso commissario Figliuolo ha chiesto un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia nella campagna vaccinale in una campagna che però non ha mai preso il via.

Ne abbiamo parlato con Angelo Tersidio, segretario provinciale Savona Fimmg che ritorna così sulla questione del coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna vaccinale e spiega: “Eravamo convinti, ad inizio pandemia e con l’arrivo dei vaccini, di poter essere coinvolti in modo massiccio nella campagna di vaccinazione, così come come abbiamo sempre fatto nelle vaccinazioni influenzali. A livello nazionale l’adesione dei medici di famiglia alla somministrazione del vaccino anti covid 19 è a macchia di leopardo, ma in Liguria abbiamo una partecipazione del 90% dei medici che hanno dato la disponibilità“.

“Pensavamo quindi di poter vaccinare nei nostri ambulatori in sicurezza e con il giusto distanziamento, poi è arrivata la richiesta che per somministrare Astrazeneca, vaccino che ci veniva fornito, dovevamo avere negli studi medici un defibrillatore ed altri dispositivi costosi e quindi ci siamo bloccati, ma abbiamo però contestualmente dato la disponibilità di essere pronti a vaccinare in centri attrezzati come Savona via Brilla, Albenga all’Auditorium San Carlo di via Roma e in Valbormida. Abbiamo siglato un accordo regionale, poi dovevamo firmare un altro accordo con un addendum, documento di intesa, che però non è stato ancora firmato”.

“Noi siamo disponibili, ma purtroppo ora pare che manchino i vaccini. A Zinola, ad esempio si vaccina due tre giorni a settimana e si è in attesa di riprendere più a pieno ritmo per quando ci sarà il richiamo con le seconde dosi di Astrazeneca, ma noi medici di famiglia saremmo stati pronti se avessero messo a disposizione più spazi, ma hanno preferito gli hub vaccinali soprattutto privati come a Genova. Se noi avessimo la sicurezza di non andare incontro a sanzioni di tipo legale e penale (siamo in ansia per via delle dotazioni dei dispositivi) e per questo vorremmo poterlo fare in posti riservati da Asl, noi andremmo a spron battuto. Dopotutto in provincia in due mesi abbiamo somministrato 80.000 dosi di vaccino influenzale e saremmo quindi in grado di vaccinare moltissimi pazienti”.

Ed è per tutte queste motivazioni che Angelo Tersidio, segretario Fimmg Savona, aderisce, come annunciato dal segretario nazionale della Federazione Silvestro Scotti, a una protesta nazionale, se la categoria non verrà coinvolta davvero nella somministrazione dei vaccini: “Chiediamo infatti una cosa di buon senso, data la nostra vicinanza con i pazienti – chiosa Tersidio – quella di essere più coinvolti nella campagna di vaccinazione”.

E fa una riflessione amara: “Da tempo c’è in atto una tendenza a marginalizzare la medicina generale, ma noi come medici di famiglia abbiamo il polso della situazione e anche il consenso e la vicinanza dei pazienti. Come nella vaccinazione influenzale siamo in grado di fare moral suasion nei confronti degli incerti o di coloro che non vogliono fare il vaccino. La capacità del medico di famiglia di convincere anche su un vaccino che provoca diffidenza come Astrazeneca è alta e otto su dieci poi si convincono”.

“La pandemia ha dimostrato una debolezza del servizio di medicina territoriale, ma invece di rafforzare il servizio, la mia impressione è che ci sia in atto una tendenza a spingere il medico a diventare un dipendente e come conseguenza il cittadino non potrà scegliere il suo medico di famiglia, ma va detto che se si persegue questa strada poi non ci sarebbe scelta e il cittadino sarà costretto a prendere quello che trova. Va ricordato un principio importante: il paziente sceglie il proprio medico e in questo ripone la sua fiducia e la parola del medico di fiducia conta per un paziente molto più di quella somministrata da altri che lui non conosce“, conclude il segretario provinciale savonese Angelo Tersidio.

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