Grido d'allarme

Savona, Funivie incubo per un’azienda agricola: “Allagati a causa dei lavori di ripristino, e ora ci espropriano” fotogallery

La rinuncia alla fattoria didattica: "I bambini si fanno male, io questa responsabilità non me la prendo"

Savona. “Ci hanno chiesto inizialmente l’accordo bonario per la cessione di una parte del nostro terreno, ora sono passati all’esproprio forzoso ma nessuno si preoccupa di ripristinare i danni che ci hanno creato con la messa in sicurezza della parete che è franata. Per queste ragioni non abbiamo ceduto i nostri terreni. Non ci hanno neanche interpellato e nessuno ha mai risposto alle nostre richieste”.

A dirlo è Mauro Perrando, insieme alla moglie e al figlio, proprietario dell’azienda agricola e dei terreni che si trovano vicini all’infrastruttura di Funivie a Savona, in via Rusca. L’alluvione che aveva colpito le colline della città della Torretta avevano comportato un movimento franoso che aveva compromesso la funzionalità dell’impianto funiviario bloccando il trasporto. “La messa in sicurezza della zona ha creato danni a noi residenti” sottolinea Perrando, che nelle ultime ore ha deciso di contattare sia Le Iene sia Striscia la Notizia per denunciare la situazione.

Per permettere i lavori di ripristino è necessaria la disponibilità di una parte dei terreni limitrofi. Alcuni proprietari hanno consentito subito, mentre altri, Mauro Perrando e Cristina Pizzorno, si stanno opponendo, perché quando i tecnici dell’allora Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono andati a sistemare i danni creati dall’alluvione sono passati dalla proprietà di Perrando e Pizzorno “causando danni che non sono sono stati sistemati, hanno rovinato il cemento nella prima parte della strada e hanno fatto cedere la terra, dove io passo per trasportare il fieno e raggiungere anche casa, impedendomi così di sfruttarlo come passaggio con i mezzi”.

Situazione terreni azienda agricola Savona
Terreno franato dopo il passaggio dei mezzi del Mit per i lavori di messa in sicurezza

Inoltre le due famiglie lamentano che con i lavori di somma urgenza per sistemare la frana (esclusivamente sotto il tracciato delle funivie) non hanno considerato gli effetti dell’intervento. Infatti, “hanno deviato il flusso dell’acqua piovano verso sinistra (scendendo verso valle, quindi verso l’autostrada) e questo comporta che ogni volta che piove dalla collina scende una vera e propria cascata che sta andando a erodere i terrazzamenti”.

Ma non solo il progetto dei lavori di cui gli interessati non hanno ancora potuto prendere visione, “prevede la costruzione di due muri in cemento armato sotto l’infrastruttura, decisione che peggiorerebbe la situazione aumentando il flusso dell’acqua che già ora ci fa paura – continua Perrando -. Abbiamo provato a chiedere al Ministero competente di prolungarlo anche sulle nostre proprietà, in modo da non far confluire l’acqua nei nostri terreni, ma ci han detto di no”.

E’ una storia che va avanti da un anno e mezzo che tiene sospese due famiglie: “Viviamo nell’inconsapevolezza e nel terrore che possa succedere qualcosa. Non riusciamo più a dormire sonni tranquilli. Non sappiamo cosa succederà. Se ci saranno ulteriori danni, non riusciamo neanche a programmare la nostra attività economica. Sono già due anni che rinunciamo ad ingravidare i cavalli. La situazione non ce lo permette. Non sappiamo se riusciremo a mantenere aperta l’attività quando i lavori ci saranno – aggiunge preoccupato Perrando -. Nello spiazzo a fianco alla funivia, dove dovrebbe essere posizionato il cantiere, faccio allenare i puledri, ma potrò ancora farlo? Mi hanno anche detto di portare via gli animali con un elicottero, ma chi lo paga? Me lo devo pagare io. Poi dove li porto? In piazza Saffi? Non è una soluzione fattibile”.

Tengono a sottolineare che la richiesta non riguarda la pretesa di ricevere del denaro ma “solo la possibilità di non subire le conseguenze dei loro interventi. Non abbiamo mai avuto l’acqua che scendeva come un fiume nelle nostre proprietà. Il Ministero ci ha detto che avrebbero sistemato ma non ci ha mai garantito dei tempi certi. Sono passati mesi e la situazione rimane invariata”.

Tra le conseguenze anche una rinuncia: “Eravamo anche una fattoria didattica ma ora non ce lo possiamo permettere. In questa situazione temiamo per la sicurezza dei bambini. Rischiano di farsi male, una responsabilità così non me la prendo”.

Situazione terreni azienda agricola Savona
Scavo nel terrazzamento provocato dall'acqua piovana

Vorremmo che il Comune prendesse le nostre difese e si ponesse come intermediario – sottolinea Perrando – tra i nostri interessi e quelli dell’azienda Funivie. Ma questo non è stato fatto. Anzi non abbiamo neanche ottenuto risposte dalla giunta, né tramite mail ordinaria né pec”.

“Sono a conoscenza del problema – ha risposto il sindaco di Savona Ilaria Caprioglio -. Ho parlato telefonicamente con il signor Perrando e gli ho consigliato di scriverci per spiegare la situazione venutasi a creare. Ho girato tutto agli uffici, che stanno prendendo in esame la situazione – spiega -. Va però detto che la procedura è seguita dal provveditorato delle Opere Pubbliche, il Comune non ha ruolo né competenza in questa vicenda. Detto ciò, cercheremo di capire cosa è accaduto”.

Perrando e la sua famiglia da quando si è verificata la frana hanno l’obbligo, stabilito da un’ordinanza comunale, di allontanarsi da casa sua e quindi anche dall’attività che portano avanti e che garantisce loro lo stipendio, in caso di allerta meteo: “Questo comporta un peso enorme, ci facciamo ospitare da mio fratello, mia suocera, degli amici, ma siamo pur sempre ospiti e dobbiamo ricambiare in qualche modo, è un costo”.

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