Sanità, Pasa (Cgil): "Investire sul Servizio sanitario nazionale e sulla medicina territoriale" - IVG.it
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Sanità, Pasa (Cgil): “Investire sul Servizio sanitario nazionale e sulla medicina territoriale”

"E i medici di famiglia diventino dispendenti del Ssn"

andrea pasa

Savona. Fare in modo che i medici di famiglia diventino dipendenti del Ssn (il Servizio sanitario nazione) su cui occorrono investimenti come sulla medicina territoriale. È questo l’appello della Cgil Savona sulla sanità ligure.

“I mesi del Covid hanno fatto emergere la necessità di modificare il modello socio sanitario messo in campo fino ad oggi in molte, moltissime Regioni e di un profondo ripensamento delle politiche di assistenza socio sanitaria soprattutto per la popolazione più anziana – afferma il segretario provinciale Andrea Pasa-.  Se vogliamo imparare dall’esperienza passata, gli investimenti e il potenziamento del Ssn  devono  assolutamente agire prima di tutto sul territorio e sull’assistenza domiciliare che si rivolge in particolare alle persone di età superiore ai 65 anni con patologie croniche e/o non autosufficienti”.

“La sanità – prosegue- dovrà innanzitutto essere uno dei temi cruciali del cambiamento delle politiche economiche e sociali, perché è una risorsa non secondaria per contrastare la crisi economica e di coesione alla quale andiamo incontro. È necessario riconfermare il suo carattere universalistico, adeguandolo alle nuove domande di salute e sostenendolo con un incremento sostanziale delle risorse economiche.  Occorre consolidare il sistema sanitario nazionale come scelta universalistica ripensando il rapporto con il sistema della sanità privata accreditata e con la spesa intermediata e con misure che rafforzino strutturalmente anche nella capacità funzionale di rispondere alle emergenze”.

Da che punto partire? Secondo Pasa, “gli oltre 37 miliardi di tagli al Ssn degli ultimi 10 anni (che hanno fatto tutti i governi che si sono succeduti da dx a sx) che hanno provocato danni quasi irreparabili alla sanità del nostro Paese. Gli investimenti e l’aumento della spesa sanitaria devono andare oltre ciò che è previsto dal Pnrr, a cominciare dall’aumento del Fondo Sanitario a partire dal 2022, per proseguire con le assunzioni stabili indispensabili al settore”.

“Insomma vanno spese bene le risorse del Pnrr ma per noi rimane aperto il fatto che il Paese nel suo complesso deve aumentare la spesa corrente per i servizi sociali e per la sanità, sul welfare in generale. Per noi lo stato sociale non è un costo, ma sanità, istruzione e pubblica amministrazione sono i settori strategici per qualificare un nuovo modello di sviluppo. Proprio per questa ragione per la Cgil è molto importante la riforma che il governo ha indicato per mettere in sinergia il sistema di prevenzione sanitaria con quello di prevenzione ambientale. È la pandemia a dirlo, la relazione tra ambiente e salute è strettissima e lo sarà sempre di più”.

E poi aggiunge: “C’è necessità di potenziare e  riqualificazione la medicina territoriale nell’epoca post Covid . Evitando di fare gli errori del passato, anzi del presente, a partire dalla chiusura di reparti e servizi vitali per i cittadini senza avere una strategia vera e propria. E’ ciò che sta succedendo in Liguria, soprattutto in Provincia di Savona, con la chiusura dei Punti di Primo Intervento degli ospedali di Cairo Montenotte ed Albenga, la chiusura del Punto Nascite di Pietra Ligure, la riduzione della sanità territoriale e la minaccia di chiudere altri reparti nei prossimi mesi come Pediatria al S. Corona di Pietra Ligure”.

Sulla carenza di medici, Pasa sottolinea: “L’amministrazione regionale ligure se ne è accorta in questi mesi. La domanda sorge spontanea ‘hanno vissuto su Marte o sul Pianeta terra negli ultimi anni?? Da almeno un decennio il sindacato Confederale denuncia una situazione occupazionale drammatica nel comparto socio sanitario, senza avere nessuna risposta dalla politica regionale, politica regionale che ha la tra le altre la responsabilità anche della programmazione della sanità sul territorio. La verità è un’altra. In alcune Regione più di altre non si è stati politicamente capaci di fare una programmazione decente, la Liguria è una di queste. E’ chiaro a tutti ormai che non è più sostenibile un sistema in cui esistono oltre 20 modelli socio – sanitari differenti nel Paese, lasciati in mano alle Regioni. Si ragioni invece per togliere definitivamente la sanità dalle mani, anzi dai piedi, delle Regioni visto i risultati certificati anche dalla pandemia. Si riporti tutto sotto il controllo del governo Centrale, nel frattempo si ragioni perché i medici di famiglia diventino dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale”.

“Occorre restituire maggiore forza al SSN pubblico e universale, indebolito da anni di tagli – spiega il segretario – È necessario approvare urgentemente un Piano nazionale per potenziare, in tutto il Paese, il sistema di prevenzione e la rete dei servizi socio sanitari territoriali. Un piano che va finanziato anche con un uso mirato dei fondi europei: del Recovery Plan, che risulta ancora insufficiente, e del MES”.

“Il potenziamento della rete dei servizi territoriali è indispensabile, sia per rendere più efficiente il piano vaccini, che per assicurare interventi sociali e sanitari integrati nei luoghi dove vivono le persone: a domicilio, nelle case della salute, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Questo può evitare di sovraccaricare l’ospedale di funzioni improprie, serve per riconvertire e riqualificare anche Rsa e case di riposo, e per sostenere il diritto delle persone, soprattutto di quelle anziane non autosufficienti, a vivere ed essere curate a casa propria”.

Per realizzare tutto ciò “occorre valorizzare e potenziare la principale risorsa del welfare: le persone che lavorano nei servizi socio sanitari. Servono piani di assunzione, formazione e una maggiore integrazione fra i diversi professionisti, a partire dai medici di medicina generale che devono essere inseriti nel SSN con tutte le figure sanitarie e sociali come infermieri di comunità, educatori, assistenti sociali, psicologi, tecnici, terapisti della riabilitazione, Oss” conclude.

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