Presidio

Sale giochi e bingo, la protesta dei lavoratori: “Nessuna data per riaprire, dimenticati da tutti”

Il settore occupa in Liguria circa 500 dipendenti: "A causa della chiusura è aumentata l'illegalità"

Liguria. Sale giochi, sale slot, sale scommesse, bingo. Completamente chiusi dallo scorso ottobre senza una data per la riapertura. Il mondo del gioco legale è sceso in piazza oggi a Genova con un presidio organizzato dai sindacati davanti alla prefettura per chiedere certezze sulla ripartenza e garanzie per un settore che in Liguria occupa circa 500 lavoratori. 

“Le norme emanate dal Governo Conte, e adesso dal Governo Draghi, che stanno definitivamente compromettendo l’occupazione di un intero settore produttivo, sembrano più di tipo etico-morale che sanitario” agguiungono le sigle sindacali. “Nella convinzione che i lavoratori debbano avere pari dignità e trattamento dalle Istituzioni, rispetto all’intero mondo del lavoro, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil Liguria hanno promosso una giornata di mobilitazione nazionale del comparto del gioco legale, iniziativa finalizzata a sensibilizzare le istituzioni sul grave problema occupazionale che purtroppo si sta profilando all’orizzonte, se non si prenderanno decisioni sulla riapertura del settore.

“Chiediamo di uscire dall’incertezza in cui siamo da ottobre scorso nonostante i numerosi protocolli sulla sicurezza Covid sottoscritti a livello nazionale e locale che hanno garantito lavoro in sicurezza per tutta l’estate.- spiega Samantha Merlo, segretaria regionale della Uiltucs -. Chiediamo dignità, soprattutto perché in queste realtà lavorano tante donne e il lavoro femminile è stato messo fortemente in discussione dalla pandemia”.

“Questo è un settore completamente dimenticato, ma comunque importante – aggiunge Silvia Avanzino, segretaria generale della Fisascat Cisl Liguria -. Un settore che porta con sé due grossi problemi: uno è sociale ed è quello della ludopatia, che però bisognerebbe risolvere in altri tavoli e non con queste chiusure, e l’altro è l‘illegalità. Si è deciso di chiudere senza confrontarsi e questo genera perdita di reddito e ovviamente il proliferare dell’illegalità. La richiesta è quella di riaprire in sicurezza perché le misure ci sono”.

“Stiamo parlando di aziende che operano nella legalità totale e che hanno sempre dato una risposta attraverso quello che le istituzioni spesso hanno contrastato attraverso i limiti alle aperture – avverte Maurizio Fiore, segretario regionale della Filcams Cgil -. Questi lavoratori hanno bisogno di risposte. Rischiamo una situazione molto preoccupante”.

Ecco la testimonianza di un titolare di sale giochi: “È da 7 mesi che siamo chiusi senza una data di riapertura certa. Il motivo non è dovuto al Covid, ma a una parte politica italiana che da anni per combattere la ludopatia vuole portare il gioco nelle mani dell’illegalità e ci sta anche riuscendo tanto che negli ultimi mesi il gioco illegale sta prendendo piede e sta creando diversi problemi di ordine pubblico. Finora la cassa integrazione ce l’hanno anticipata, si parla del 50% di uno stipendio normale. Non oso immaginare come facciano i colleghi che non vedono soldi da due o tre mesi. È una situazione difficile che non conviene a nessuno anche perché il gioco legale è la terza industria in Italia”.

Danilo Oliveri invece è un lavoratore dell’indotto: “Non si parla mai di questa realtà dimenticata. Non abbiamo all’orizzonte punti fermi per la ripresa e gli ammortizzatori sociali vanno a minare la dignità di ogni lavoratori. La chiusura di questo settore ha levato all’erario anche possibili fondi ed entrate che potrebbero essere impiegate per fronteggiare l’emergenza”.

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