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Inaugurata la nuova “Stanza degli abbracci” della Rsa Santuario di Savona fotogallery

Per restituire ai nonni la possibilità di un contatto con i loro cari

Savona. E’ stata inaugurata questa mattina la nuova “Stanza degli abbracci” della Rsa Santuario di Savona creata grazie alla raccolta fondi “Dona un abbraccio” promossa da “Le Officine” di Savona.

L’iniziativa ideata dalla direzione del centro, che ha ricevuto subito il patrocinio del Comune di Savona, ha coinvolto in maniera attiva diverse realtà del territorio: dai bambini del complesso scolastico Marconi IV di Savona (che hanno realizzato più di 200 disegni per la raccolta fondi) alle volontarie dell’Associazione Principesse in Corsia che si sono rese disponibili per promuovere l’iniziativa presso il centro e Chicchi di Riso Onlus che ha collaborato per la realizzazione del progetto. Grazie ai disegni realizzati dai bambini sono stati raccolti circa 600 euro; i fondi mancanti per coprire il “costo” della stanza (circa 2.800 euro) sono stati messi a disposizione da “Le Officine” e dalle “Principesse in Corsia”.

La stanza degli abbracci è stata installata nella palestra al piano terra della struttura, trasformata in area attrezzata per gli incontri protetti tra ospiti e famigliari.

Isabella Parini, direttrice de “Le Officine”, afferma: “E’ stato un progetto emozionante. Soprattutto ora che lo vediamo in opera. Ho pensato sin dall’inizio che potesse essere di buon auspicio per la città e per Savona”.

Il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio, ringrazia tutti quanti hanno collaborato al progetto: “Quello che avete fatto è prezioso. Mi ha fatto piacere soprattutto vedere coinvolti i bambini, che hanno aiutato i loro nonni a riconquistare quel gesto, l’abbraccio, di cui siamo stato orfani per più di un anno ma che siamo abituati a fare con gli amici ma anche con chi non conosciamo. L’abbraccio è importante: ci stiamo vaccinando tutti ma ci vorrà ancora molto tempo, perciò questa stanza ha un’importanza non indifferente. Quando il privato si prende a cuore la comunità ecco che si concretizza quell’economia circolare e sostenibile di cui abbiamo bisogno”.

Lorena Rambaudi, amministratore unico di Opere Sociali, ha dichiarato: “Noi abbiamo sempre cercato di agevolare il ‘contatto’ tra ospiti e parenti rispettando le regole quando fosse possibile farlo. Ormai questa palestra è una ‘sala colloqui’ dotata tavolini distanziati e pannelli di plexigas per permettere il dialogo. Ma tante persone di una certa età hanno problemi di udito, con le mascherine non riescono a sentire bene e non sono in grado di leggere il labiale di chi viene a fare loro visita. Questi problemi, la distanza, la mancanza di contatto fisico hanno tolto tanta parte delle relazioni affettive tra ospiti e parenti”.

“Oggi, grazie a questa stanza, facciamo un passo in avanti. Sono state inventate e collaudate per garantire una vicinanza fisica di massima sicurezza. Isabella Parini, direttrice de ‘Le Officine’, è stata preziosissima in questa collaborazione: ha lanciato l’idea, che il Comune ha subito patrocinato. Sono molto contenta che questa mattina ci siano il sindaco Ilaria Caprioglio, l’assessore Ileana Romagnoli, il presidente di Opere sociali Giovanni De Filippi e Barbara Vernazza, coordinatrice degli animatori che ha organizzato le visite tra parenti e pazienti.  Il risultato di questa triangolazione tra soggetto commerciale, di assistenza e le scuole, è il ripristino di un legame intergenerazionale. E ci ha fatto particolarmente piacere il coinvolgimento dei bambini nella raccolta fondi: i piccoli hanno pensato ai nonni e alla difficoltà che i nonni oggi vivono”.

“Come Opere Sociali siamo avvezzi ai rapporti con le scuole. Prima dell’emergenza sanitaria abbiamo svolto molte attività con le scuole, che riteniamo un elemento vitale. Queste attività in struttura sono sempre state occasione di scambio tra generazioni: i bambini hanno l’opportunità di conoscere una realtà che da fuori può fare paura ed entrando qui portano il loro entusiasmo. L’ultimo anno e mezzo è stato veramente duro: abbiamo fatto un lavoro complicato ma pensiamo di aver fatto il massimo. Siamo stanchi ma insieme ci si aiuta e penso che anche noi andremo a consolarci nella stanza degli abbracci”.

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