Giro d'Italia, un'altra edizione senza Liguria: è il sesto anno, non era mai successo - IVG.it
Editoriale

Giro d’Italia, un’altra edizione senza Liguria: è il sesto anno, non era mai successo fotogallery

Nella storia della corsa rosa non si era mai verificata una assenza così prolungata dalla nostra regione, neanche a inizio '900

Liguria. Domani prenderà il via l’edizione numero 104 del Giro d’Italia, la storica corsa a tappe che porta i migliori ciclisti del mondo nello Stivale. Ma per gli appassionati liguri sarà una giornata dolceamara: per il sesto anno consecutivo, infatti, l’itinerario della “cosa rosa” non prevederà nemmeno un passaggio in Liguria. E si tratta del sesto anno consecutivo a bocca asciutta: nella storia secolare della competizione non era mai successo.

Niente carovana rosa da Ventimiglia alla Spezia, nessuna tappa partirà o arriverà in Liguria; ma non ci sarà neanche un passaggio rapido, quei pochi secondi in cui il pubblico può salutare con un urlo di incoraggiamento o un applauso i corridori in gara. Non era mai capitata un’assenza così lunga, neanche quando il Giro d’Italia era di sole otto o nove tappe, negli anni Dieci del Novecento. Anzi, Genova era sempre gettonatissima all’inizio, poi affiancata dalle località rivierasche che sono diventate delle mete ricorrenti: Savona, Varazze, Sestri Levante, Rapallo, Sanremo, solo per citarne alcune. Punti tappa che si sono alternati ogni uno, due, al massimo tre anni.

Dopo l’arrivo a Savona nel 2014, nel 2015 l’ultima scorpacciata: la “Grande Partenza” era stata definita. Cinque tappe in Liguria da San Lorenzo al Mare alla Spezia, passando per Albenga. Poi il nulla, favorito probabilmente dalla crisi generalizzata dei bilanci comunali e forse anche dallo scontro politico nella campagna elettorale per le regionali 2015 vinte da Giovanni Toti, che aveva espressamente contestato le spese della giunta Burlando per accaparrarsi l’evento: circa 2 milioni di euro. Ancora nel 2017 Toti scriveva su Facebook:

Raffaella Paita ci accusa di aver speso troppo in comunicazione. Non vale la pena di smentire…ma vorrei solo ricordare…

Pubblicato da Giovanni Toti su Venerdì 16 giugno 2017

Ma il ciclismo è lo sport popolare per eccellenza. Non c’è calcio che tenga. Uno spettacolo da sempre gratuito, che ha ispirato pagine di alta letteratura nel racconto epico delle tappe di montagna, dei drammi, delle vittorie storiche, ma anche delle tragedie che hanno costellato la lunga storia di questa disciplina.

Il ciclismo è una festa collettiva, che unisce. Basta aver partecipato a un arrivo tappa o a una partenza per capirlo, ma anche solo sistemandosi a bordo strada, magari in salita. Una passione trasmessa dai nonni ai bambini, che tornano a casa con un sacchetto pieno di gadget e negli occhi i colori delle divise delle squadre.

Spiace che tutto questo non venga tenuto in considerazione. Dall’altro lato occorre tenere conto che per ospitare la partenza di una tappa costa 65 mila euro, secondo quanto riportava un articolo di Business Insider, l’arrivo 110 mila. Una cifra che può salire a 160 mila in caso lo stesso Comune volesse essere protagonista di arrivo e partenza. Il costo della prima tappa è ancora più alto. Londra nel 2007 spese 7,5 milioni, ma calcolò un ritorno di oltre 13 milioni. I Comuni liguri, questa è una nostra ipotesi, si sono fatti i conti in tasca e, senza un aiuto concreto da parte dell’ente regionale, è probabile che abbiano preferito evitare.

In Liguria hanno trionfato Girardengo, Binda, Bartali, Moser, Saronni, Visentini, Roche, Fignon, Virenque, Cavendish. Un peccato non poter apprezzare le gesta dei campioni di oggi.

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