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Fede e fiducia

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Pensiero Altro 26 maggio 2021

“Un cinico è solo un uomo che ha scoperto quando aveva dieci anni che non esisteva Babbo Natale, ed è ancora contrariato dal fatto”, è un’affermazione di James Gould Cozzen, scrittore statunitense di romanzi di notevole successo che nel 1949 fu insignito del “premio Pulitzer per la narrativa”. Credo che apprendere che Babbo Natale non esiste non abbia fatto piacere a nessuno, soprattutto se la scoperta è avvenuta cogliendo i genitori intenti a collocare i doni sotto l’albero che, imbarazzati, hanno cercato di improvvisare improbabili spiegazioni. Peggio se te lo ha rivelato, deridendo la tua credulità, un amico più grande; ancora più terribile se, dopo la disorientante rivelazione, sei tornato a casa per ricevere rassicurazioni e tua madre si è vista costretta ad ammettere che ti aveva mentito. Certo, mamma avrebbe potuto sostenere che esistono prove scientifiche dell’esistenza di Babbo Natale, infatti milioni di persone in tutto il mondo e da diversi anni trovano i giocattoli sotto l’albero la mattina di Natale. Badate che non si tratta di una banale amenità, sempre che si rifletta liberi da preconcetti intorno al valore epistemologico di questa affermazione, ma quello di cui ci occupiamo in queste righe non è la fondatezza più o meno incontrovertibile del metodo scientifico, ma il significato del termine fiducia e quanto si distingue o coincide comparandolo con quello di fede .

Credo che un primo passo doveroso sia tentare di distinguere i due concetti apparentemente identici che vengono espressi con due termini diversi ma etimologicamente accomunati dalla radice latina fides. Distinzione sottile e soggetta alle esperienze personali che ne hanno determinato l’attribuzione di senso da parte di ognuno, provo, pertanto, con assoluta modestia e aperto come sempre a qualsiasi contestazione, a tracciare una delicata linea di confine tra i due concetti. Cominciamo dalla fede: essa è rivolta, in maniera emozionale e senza bisogno di prove, verso il trascendente, verso il divino, verso ciò di cui non si può fare “esperienza oggettiva e fenomenica”. Preliminarmente è necessario riflettere sul concetto di esperienza: se provo amore o rispetto verso qualcuno non posso affermare di aver fatto esperienza empirica del fenomeno ma solo di averlo vissuto profondamente dentro di me, successivamente potrò ricercare le presunte cause di tale sentimento, ma l’unica certezza sarà quella di averlo inverato vivendolo. Insomma, non amo perché, ma, poiché amo allora! Credo che in Kiekegaard si possa incontrare perfettamente la rappresentazione della prospettiva con la quale ho descritto la fede, cioè l’infrazione immediata dell’eterno nel tempo, il carattere di quell’attimo in cui la verità inesplicabile diviene certezza nel singolo. Evidentemente nulla assicura la veridicità di tale convinzione che abita il credente, è l’assurdo che si fa vero senza fornire alcuna prova. Per tornare ai regali sotto l’albero: il creato è prova dell’esistenza del creatore solo se, a priori, ne ho postulato la necessità, allo stesso modo le prove di una emozione sono “fatti documentali” solo se esiste l’emozione “realmente”.

La fiducia, al contrario, è progressiva, si edifica nella frequentazione con l’altro, prevede un incontro, una presenza, un’esperienza. Nella fede l’individuo è oggetto di un’azione che lo trascende ed alla quale si abbandona, mentre la fiducia lo vuole protagonista di una scelta che matura, che affonda le sue radici perché gli è consentito, e quindi cresce e fiorisce e fruttifica. La fiducia si costruisce in due o più persone, all’inizio è spesso sottoposta a verifiche, a prove documentarie, ancora, in quel momento, non può essere definita fiducia, una volta maturata non deve aver più bisogno di essere provata, altrimenti diverrebbe un’esperienza che, in quanto tale, non richiede fiducia. Ricordo una serata di chiacchiere amene con l’amico Gershom: “Se ti dico che nella mia mano ho una moneta da un euro – intanto mi stava mostrando la sua mano sinistra chiusa a pugno – ci credi? Solo un si o un no”. Lasciò in sospeso la voce guardandomi fisso, avrei istintivamente risposto “Perché no?” ma la sua richiesta mi poneva davanti ad un più radicale aut aut e decisi per il si. A questo punto Gershom si mise la mano in tasca, attese in silenzio, quindi riprese con l’altra il calice di sauvignon che stava gustando con piacere. “Ecco – sentenziò – questa è fiducia, ma se tu ora mi avessi chiesto di aprire la mano per confermare la fondatezza del tuo agire, la tua fiducia in me sarebbe stata tanta quanto il vino in questo calice”, concluse dopo averlo svuotato con un evidente invito affinché rimediassi all’improvviso vuoto.

L’amico Gershom non è sicuramente un cinico, anzi, è uno che ha perdonato molto a se stesso e, di conseguenza, sa perdonare moltissimo a chiunque, è chi sta male con se stesso che è incattivito col mondo, è chi sa di non essere una bella persona che incontra il brutto in ogni altro, eppure Gershom, come molte altre splendide amicizie personali, non è credente pur sapendo generosamente distribuire enorme fiducia nel prossimo. Sembrerebbe un paradosso, ma il fatto è che la fede va intesa come un dono che non va meritato in quanto libera ed arbitraria scelta divina, certo, si può anche affermare che il dono è per tutti ma che non tutti lo sanno accogliere, è una palese mistificazione! Intanto se il dono è in ognuno già come atto d’amore perde di valore e comunque, non ha senso pensare che la capacità di riceverlo sia responsabilità dell’uomo e non dello stesso dio che elargisce la fede! Al contrario, la fiducia è il dono che ognuno può fare a se stesso, forse addirittura indiandosi! Esatto, non va vissuta come il regalo che facciamo ad un altro, ma come l’opportunità che nutrirla verso qualcuno offre a noi per essere felici. Quando scoprii l’inganno relativo a Babbo Natale decisi di non potermi fidare dei miei genitori, giurai che mai mi sarei comportato in quel modo verso i miei figli, quanta arroganza, perdonabile in un bambino, squallida quanto diffusa in ogni piccolo uomo. Fortunatamente negli anni compresi che non esistevano altre persone di cui potermi fidare così totalmente. Non rinunciamo all’ennesima provocazione: se non credi a Babbo Natale niente doni sotto l’albero.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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