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Nera-mente

Chernobyl, 26 aprile 1986

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice: un viaggio tra i fatti oscuri dell'attualità

Generico maggio 2021

In questi giorni stiamo nuovamente sentendo parlare di problemi ad uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl. Ma cosa è successo in passato?

Quella dell’esplosione di Chernobyl è la storia di uno dei disastri mondiali più sconvolgenti che siano mai successi nella storia. La città di Chernobyl si trova in territorio ucraino, a ottanta chilometri a nord dalla capitale Kiev, vicino al confine con la Bielorussia. La costruzione dei quattro reattori che compongono la centrale nucleare fu completata nei primi anni ottanta. Ma non appena i primi tre reattori furono attivi vennero già a galla alcuni problemi e il sito fu oggetto di indagini da parte del KGB (principale agenzia di sicurezza, servizio segreto e polizia segreta dell’Unione Sovietica, attiva dal 1954 al 1991), che studiò i possibili difetti dei reattori. Ma nessuno rese pubblici gli incidenti precedentemente avvenuti. Così, nel 1983, anche il reattore numero 4 divenne operativo.

Ed è nella sala comandi di quest’ultimo che, alle ore 1.23 del 26 aprile 1986, il personale del reattore (erano presenti una decina di persone) iniziò un test per verificare se le turbine erano in grado di far funzionare il sistema di raffreddamento. Il reattore, che non poteva essere spento, venne isolato. I tecnici notturni, nonostante le personali titubanze, intimiditi e minacciati di licenziamento dal burbero e ambizioso vicedirettore tecnico della centrale, Anatoly Djatlow, ridussero la potenza del reattore e disattivarono il sistema di emergenza, per evitare interruzioni del test.

Ma il nocciolo del reattore cominciò a surriscaldarsi. Nonostante questo i tecnici (in particolare due giovanissimi ingegneri), sempre contrari ma ancora sotto le insistenze di Djatlow, continuarono finché, per una serie di errori ed omissioni procedurali, ci fu una violenta impennata di potenza, che disintegrò le barre di alimentazione di uranio: le tubature dell’alimentazione esplosero! Queste esplosioni furono talmente potenti che fecero saltare in aria lo schermo di protezione del reattore, distruggendone poi il tetto in catrame. I reattori della centrale di Chernobyl non erano protetti da strutture di contenimento, per questo motivo rilasciarono massicce quantità di materiali radioattivi nell’atmosfera. Diverse persone che abitavano non molto lontane dalla centrale, vedendo nel cielo quella nube particolare, uscirono di casa per ammirarla da lontano, non sapendo di cosa si trattasse. Queste persone, insieme a tantissimi vigili del fuoco che quella notte, ignari di quale fosse la natura dell’enorme incendio, si precipitarono alla centrale per spegnerlo, nel giro di poco tempo sarebbero morte tutte tra atroci dolori.

All’interno del reattore il nocciolo era ormai fuso, ma non spento. Mosca non diede la notizia ufficialmente. Questa arrivò in occidente solo alcuni giorni dopo, soprattutto grazie a Vladimir Shevcenko, un film-maker che per mesi, instancabilmente, si fece testimone di ogni momento dell’immane tragedia: la disperazione dei soccorritori, l’arrivo dei pompieri, le persone evacuate, l’uso degli elicotteri e tutti i tentativi fatti per cercare di placare il mostro, quel nocciolo incandescente e radioattivo. “Chernobyl: Chronicle of Difficult Weeks” è il reportage, presente anche su Youtube, che Shevcenko ha montato e completato prima di morire, per via delle radiazioni con cui è venuto a contatto, nemmeno un anno dopo.

Se la linea delle autorità era quella della censura, la comunità internazionale cominciò a pretendere di sapere cosa fosse successo e quali misure erano state adottate per limitare le radiazioni. Per arrestare queste ultime furono impiegati degli elicotteri che versarono all’interno del reattore sabbia e altre polveri. Alla fine il reattore ne fu ricoperto. La cittadina di Pripyat, che ospitava i lavoratori della centrale, era situata a soli 3 chilometri dal luogo dell’esplosione. Nonostante questo venne fatta evacuare solo dopo trentasei ore, insieme a tutti coloro che vivevano in un raggio di 35 chilometri dalla centrale di Chernobyl.

pripyat
La città, ancora oggi fantasma, di Pripyat. Sullo sfondo, la centrale nucleare di Chernobyl

Il pulviscolo radioattivo scaturito dal luogo dell’incidente, poi classificato come catastrofico, di livello 7, nel giro di dieci giorni si depositò su tutta l’Europa settentrionale. Per arginare il pericolo derivante da ciò, al di fuori del territorio sovietico furono adottate precauzioni molto rigide: per mesi gli europei, italiani compresi, rinunciarono a latte fresco e verdura. Fu proibito bere acqua piovana, bloccata l’importazione dei prodotti di origine animale e vegetale dall’Ucraina, dal resto dell’Urss bisognava che ci fosse un’attestazione governativa di merce prodotta e confezionata prima del 20 aprile 1986.

Ma questo era niente. L’istituto di fisica sanitaria si raccomandò di non arieggiare troppo gli ambienti, di evitare l’uso dei condizionatori, di non portare a spasso i bambini per troppo tempo, anzi, che sarebbe stato meglio tenerli al coperto, e lo stesso valeva per le donne incinte. I motivi di preoccupazione aumentavano col passare del tempo. L’ombra maligna dei tumori e di altri misteriosi problemi si allungava alle nostre spalle.

E Mosca tacque. Minimizzò. Inutilmente. Irresponsabilmente. Le responsabilità dell’accaduto caddero sul direttore dell’impianto e sui tecnici che avevano eseguito il test, che vennero processati e condannati, anche se morirono pochissimo tempo dopo per via dell’esposizione ravvicinata alle radiazioni.

Le conseguenze di questo disastro immane furono tantissime e sono ancora visibili. Le cittadine limitrofe a quella della centrale appaiono ad oggi tristemente deserte e sono meta, insieme a Chernobyl stessa, del noto “dark tourism”. Ci furono centinaia di morti per esposizione immediata alle radiazioni. Oltre diecimila casi di cancro tiroideo, malformazioni, anche nei bambini.

E, purtroppo, non è finita qui. (CONTINUA….)

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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