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A immagine e somiglianza?

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Generico maggio 2021

“Facciamo l’umanità a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici e selvaggi e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”; Genesi 26. Intanto subito una puntualizzazione valida sia per i credenti che che ogni essere umano: non mi sembra di poter scorgere in nessuna delle righe di apertura il benché minimo accenno alla possibilità che un uomo domini su di un altro uomo, e non mi pare notazione di poco rilievo soprattutto alla luce di quanto il percorso del potere, in nome di una delega divina o per qualche altra forma di diritto incomprensibile, ha determinato la storia dell’umanità. L’idea che qualcuno possa prevaricare, controllare, giudicare, condizionare o comunque limitare nella sua più alta forma di “essere libero” un qualsiasi essere umano è, a mio avviso, l’aberrazione più ignobile e più diffusa, dai più ritenuta un “male necessario” o addirittura un atto teso ad un maggiore bene collettivo, che possa essere concepita. Sostengo che condividerla è aver dimenticato il vero significato del concetto di uomo. Ma è tempo di tornare alla questione d’apertura.

L’affermazione estrapolata dal primo libro del Pentateuco è probabilmente anche la conseguenza di una concezione radicata nell’Oriente antico che concepiva il “monarca” come “immagine di Dio”, come una specie di “secolarizzazione del divino”, forse una male espressa volontà di democratizzazione di quell’assunto ha concepito ogni uomo come “immagine e somiglianza” di Dio. Possiamo riconoscere, in questo percorso, una sorta di delega da parte di Dio all’uomo come dominatore della terra e di ogni animale che la abita? A chiarimento può essere utile un veloce percorso storico dei commenti al testo sacro: Origene, grande esegeta alessandrino, afferma che il creato è un atto d’amore da parte di Dio il quale chiama l’uomo a prendersene cura; lo stesso concetto lo si incontra anche in Paolo che celebra il ruolo del lavoro, così come nel Salmo 8,7 possiamo leggere che l’uomo è “reso sovrano sulle opere delle sue mani”; il tema dell’azione dell’uomo nella forma del “lavoro” riveste un ruolo centrale anche nella teologia calvinista ma l’incarico ricevuto da Dio è sì di essere il prosecutore della sua azione creatrice, senza però dimenticare di essere stato accolto nell’Eden affinché lo “coltivi e lo custodisca”, quindi non come dominatore ma come “curatore”. Con Benedetto XVI il pensiero cristiano assume sfumature più moderne ed ecologiste quando afferma che “è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino” e mi sembra siano riconducibili al medesimo solco anche le recenti affermazioni di Francesco espresse nella Laudato sì.

Può essere utile sottolineare quale termine è espressione del divino già nella teologia semitica: “El”, che, aspetto molto interessante, al plurale diviene Elohim nell’Antico Testamento ed Allah nella religione mussulmana. In questi contesti l’idea di dio è quella del soggetto onnipotente che genera solo pronunciando, che crea attraverso la parola. Mi sembra interessante sottolineare che è esattamente ciò che accade all’essere umano che, unico vivente dotato di parola, rende la realtà ciò che è “nomandola”, cioè operando la frantumazione dell’essere originario uno ed indistinto, attraverso la “creazione di frammenti” collocati nel tempo, che hanno, quindi, un inizio e, necessariamente, una fine. La parola fa si che ogni cosa sia ciò che è acquisendo una funzione all’interno del tutto il quale, come logica conseguenza, assume caratteristiche progettuali. Questo nella prospettiva del credente, ma è importante precisare che, anche accettando il rovesciamento dei ruoli operato da Feuerbach fino ad affermare che non è Dio a creare l’uomo ma viceversa, non ha senso l’idea di un “diritto di dominio” da parte dell’uomo sulla materia. L’idea di uomo come proprietario e dominatore è forse più prossima all’antropocentrismo del pensiero greco o alla sua più recente espressione positivistica. È evidente che questa argomentazione meriterebbe ben altro approfondimento ma, in questa sede, riveste la sola funzione preludiale alla ricerca di qualche ipotesi di risposta alla domanda iniziale: davvero l’uomo ha il diritto di manipolare la natura alterandone gli equilibri darwinianamente definitisi nel tempo? Davvero l’uomo è tanto intelligente da poter edificare una nuova e più vantaggiosa armonia del multiverso?

Ciò che è inconfutabile è che l’uomo si è scoperto tale nel momento in cui ha smesso di essere una parte del tutto, epoca del “cacciatore raccoglitore”, per divenire altro dal mondo, “allevatore coltivatore”, soggetto dell’azione che, implicitamente, ha reso oggetto chi l’azione la subisce. Non più essere istintuale ed omogeneo al tutto, ma soggetto razionale autocosciente. Ma questo uomo che non sa vedere null’altro oltre a sé se non come “cosa” non ricorda il soldato che uccide perché nel nemico reificato non conosce più il suo “simile – prossimo” ma solo un ostacolo alla sua possibilità di potere? Questo significa essere “immagine e somiglianza di Dio”? Che Dio meschino sarebbe mai se afflitto dall’urgenza di potere e di controllo? Sarebbe un Dio “ad immagine e somiglianza” dell’uomo mediocre che lo pensa! Come non comprendere quanto illuminante sia la denuncia dell’inganno che si cela nel pensiero hegeliano operata da Nietzsche: “Sulla terra non c’è nulla di più grande di me: io sono il dito ordinatore di Dio” afferma lo Stato nascondendo il fatto che “per i superflui fu inventato lo Stato” e così “umanizzando Dio e indiando lo Stato creato dall’uomo a propria immagine e somiglianza” diamo senso alle parole del filosofo: “La dove lo Stato cessa, là guardate fratelli miei! Non li vedete l’arcobaleno e i ponti dell’oltre uomo?”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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