Savonese in zona arancione, gli studenti unici scontenti: "Tornare a scuola adesso è una follia" - IVG.it
Fuori dal coro

Savonese in zona arancione, gli studenti unici scontenti: “Tornare a scuola adesso è una follia”

Dopo l'annuncio di Toti non sono mancate diverse manifestazioni di disappunto da parte dei ragazzi: "Siamo stati a distanza persino in zona gialla, che senso ha tornare dopo questo periodo di parziale lockdown?"

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Savona. È soltanto notizia di poche ore fa il ritorno della nostra provincia in zona arancione. Una decisione per certi versi inaspettata che ha ottenuto una marea di consensi soprattutto tra la popolazione adulta, lasciando però in larga parte scontenta una corposa categoria: quella del popolo studentesco. Al centro del dibattito e nell’occhio del ciclone da ormai più di un anno, sono stati davvero numerosissimi i ragazzi che hanno scelto di dire la loro senza il bisogno di organizzare nessuna manifestazione; è stato infatti sufficiente il potere dei social.

Dopo l’annuncio da parte del governatore regionale Giovanni Toti tramite la realizzazione di un post, i suoi profili sono stati infatti letteralmente invasi da insulti e contestazioni di ogni tipo. Dai meno coloriti “ma svegliati”, “ma come si fa” al più acceso “hai cinquant’anni e nemmeno sai ragionare”, oppure ancora “non ve ne frega nulla della nostra salute”, questi alcuni tra i commenti che hanno ottenuto più risalto, trascurando l’ondata di insulti e spiacevoli auspici di ogni becero tipo. Una reazione risultata sorprendente agli occhi di altri utenti del web, i quali hanno subito optato per accusare i ragazzi di rivelarsi opportunisti di fronte ad una situazione davvero complicata.

Cosa si cela però dietro al malcontento dei savonesi del futuro? Abbiamo scelto di chiederlo proprio agli studenti stessi, i quali con piacere hanno argomentato le proprie tesi. Di seguito alcune tra le loro dichiarazioni: “Sono stanco del fatto che le decisioni vengano sempre prese con così poco preavviso; le nuove varianti colpiscono soprattutto i giovani e, mandandoci a scuola con un distanziamento esiguo e senza averci vaccinato, andremo incontro all’ennesima risalita dei contagi: siamo davvero stremati da questa situazione”, questo il pensiero di Paolo.

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A rincarare la dose ci ha poi pensato Federico: “Siamo solo sotto cinque casi su centomila abitanti per gli standard da zona rossa; la campagna vaccinale in Liguria è partita seriamente da 1/2 settimane (prima eravamo al penultimo posto nella graduatoria nazionale); l’anno scorso il virus era al top in questo periodo, quindi evidentemente anche oggi circola più facilmente; adesso inoltre, rispetto all’anno scorso, ci sono varianti che rendono il Covid molto più contagioso”.

Più disfattista Elia: “Oggi 9 aprile il presidente ha firmato la nostra condanna. Andremo incontro a verifiche ed interrogazioni di ogni tipo, non possiamo andare avanti così” – e Leonardo ancora – “Non c’è continuità, modalità diverse, non siamo più abituati a stare davanti ad una lavagna senza avere degli appunti da qualche parte”.

Successivamente Ilenia ha dichiarato: “Riaprire non è una buona idea per diverse ragioni, sia per motivi scolastici perché è sicuro al 100% che ci sommergeranno di interrogazioni e verifiche, ma lì non è competenza di Draghi (che tra l’altro mi sembra aver tolto ai governatori il potere di decidere sulle scuole) bensì dei professori a cui si dovrebbe parlare seriamente e a cuore aperto. Più che altro dal punto di vista della situazione di questo preciso momento ci dicono che le nuove varianti colpiscono soprattutto i giovani che per altro non verranno vaccinati (almeno per ora), va da sè che non è una scelta particolarmente proficua riaprire le scuole. Senza parlare ovviamente dei ragazzi che vengono da fuori che devono prendere vari mezzi per arrivare a scuola. Io lo ammetto, non sono stata sempre religiosamente in casa dalla chiusura delle scuole ad ottobre, ma vedere un cerchio ristretto di persone è sicuramente diverso dallo stare in 30 in un’unica classe senza le dovute distanze, che tra l’altro a quanto pare dovrebbero essere aumentate. Questo senza considerare che abbiamo rischiato di rimanere in zona rossa fino al 18, quindi riaprire tutto così non mi sembra la migliore delle scelte”.

Qualche rappresentante d’istituto ha poi puntato il dito contro i trasporti pubblici, per molti principale veicolo di contagio nonostante gli sforzi per aumentare le corse, mentre secondo altri il tornare a scuola è vissuto addirittura come “una trappola”.

Un sovraccarico didattico, la mancanza di sicurezza ed il conseguente timore per la propria salute, le preoccupazioni legate al futuro e tanto altro ancora: queste dunque le istanze degli studenti, ai quali non resta altro da fare se non appellarsi alla clemenza dei professori; tornare a scuola questa volta non sarà una festa.

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