Savona zona rossa, ambulanti furiosi: "Finiti i soldi per dare da mangiare ai nostri figli” - IVG.it
Rabbia

Savona zona rossa, ambulanti furiosi: “Finiti i soldi per dare da mangiare ai nostri figli” fotogallery

Il corteo è partito dal casello autostradale per arrivare in piazza Saffi in vista di un incontro con il prefetto

Savona. È iniziata puntualmente questa mattina a Savona la manifestazione organizzata dall’A.F.I. (Associazione Fieristi Italiana) per protestare contro la chiusura dei mercati nella zona rossa. Ad unirsi alla protesta, priva di sigle sindacali, gli ambulanti del savonese e dell’imperiese.

I manifestanti hanno iniziato a radunarsi all’uscita del casello autostradale di Savona, da dove sono partiti per raggiungere il centro della città. Il corteo è poi arrivato, intorno alle 10.30, in piazza Saffi per un incontro con il prefetto.

LA DIRETTA DI IVG.IT TRA I MANIFESTANTI

Tra colpi di clacson, fischietti e diversi cartelloni, gli ambulanti hanno cercato di far sentire la propria voce e raccontare la situazione. “Non ho più soldi per dare da mangiare ai miei figli”, “Io sono una partita iva chiusa…e se foste voi a non prendere lo stipendio per più di un anno?” si legge in alcuni striscioni.

Ma la rabbia più grande è rivolta alla scelta di chiudere solo determinate attività e lasciarne aperte altre che vendono gli stessi articoli. “I grandi punti vendita e le grandi catene non hanno dovuto chiudere la serranda e non vendono solo alimenti, ma anche i nostri stessi prodotti” spiega una ambulante che poi evidenzia: “Loro sono al chiuso e creano assembramento, noi invece lavoriamo all’aperto e nessuno di noi è stato contagiato dal Covid-19”.

Concorde anche un collega: “Chiediamo al governo italiano di farci riaprire. Come rimangono aperti i centri commerciali, non vedo perché noi dobbiamo rimanere chiusi. I mercati sono luoghi sicuri. Ci siamo attrezzati per mantenere le distanze tra clienti e venditori, abbiamo installato gel igienizzanti per tutti. Siamo stufi di essere considerati di serie B”.

Rabbia e preoccupazione soprattutto per la mancanza di contributi dallo Stato: “Le spese rimangono, dobbiamo pagare i nostri fornitori ma, a parte qualche spicciolo ricevuto ad inizio pandemia, il governo non ci ha dato alcun aiuto nonostante ci abbia costretto a chiudere” protesta amareggiata una ambulante. Gli fa eco un collega: “Non vedo come possiamo vivere. Dal governo abbiamo ricevuto ristori a giugno e luglio per un valore complessivo di 1000 euro, ora stiamo aspettando altri 1000 euro. Come facciamo in un anno a vivere con soli 2000 euro?“.

Una domanda a cui molti cercano risposta, un grido di allarme e la paura di dover buttare al vento anni di sacrifici e lavoro.

E il presidente provinciale della Fiva, Amedeo Mosca, afferma: “Gli ambulanti savonesi ringraziano il sindaco di Spotorno che è stato il primo Sindaco ad applicare agli operatori su aree pubbliche le stesse norme dell allegato 23 del Dpcm quindi sul mercato si potrà vendere i prodotti per la casa intimo e giocattoli i fiori ed casalinghi”.

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