Johnson&Johnson, ore decisive ma i vaccini “stile Astrazeneca” potrebbero sparire entro un anno - IVG.it
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Johnson&Johnson, ore decisive ma i vaccini “stile Astrazeneca” potrebbero sparire entro un anno

L'immunologa Viola: "Impossibile utilizzarli per più di uno o due richiami, sarebbero inutili"

vaccino covid

Liguria. Domani Ema annuncerà la sua decisione sul vaccino Johnson & Johnson, le cui consegne in Europa sono ritardate in seguito a 6 casi di trombosi (su 6,85 milioni di vaccinazioni) verificatesi negli Stati Uniti, che hanno così optato per uno stop in via precauzionale del farmaco della Jassen.

Una storia, dunque, che non ha avuto un lieto inizio in Italia, dove già il dibatto pubblico è molto acceso sul caso AstraZeneca, di cui il Johnson & Johnson è “figlio”. Entrambi, infatti, sono vaccini “cold”, ovvero non hanno bisogno di basse temperature di conservazione (al contrario di Pfizer e Moderna) e si basano su una nuova tecnologia: agiscono con vettori derivanti da adenovirus, anche se utilizzano virus diversi.

La differenza sostanziale tra i due farmaci, però, è nella somministrazione: se AstraZeneca necessita di due iniezioni (a distanza di massimo 12 settimane) per essere efficace, Johnson & Johnson, invece è un vaccino monodose. E proprio per questa sua caratteristica, era molto atteso nel nostro Paese, dove si sta cercando di accelerare la campagna vaccinale.

La decisione degli Stati Uniti e la conseguente scelta di Jassen di ritardare le consegne del farmaco in Europa sono quindi state come un fulmine al ciel sereno. Soprattutto per quanto riguarda la vaccinazione degli under 60, target in cui si sono verificati i casi di trombosi. Così come avvenuto con AstraZeneca, infatti, si pensa che domani Ema darà il via libera anche a Johnson & Johnson con la raccomandazione di utilizzarlo solo nella fascia di età degli over 60.

Si tratta, però, solo di indiscrezioni. Come spiegato dal direttore di Aifa, Nicola Magrini, la decisione dell’Agenzia europea del farmaco dipenderà da quella degli Usa. “Credo che ci sarà il semaforo verde per la ripartenza del Johnson & Johnson – ha detto a Piazza Pulita su La7 – e come Aifa ci allineeremo a quanto dirà Ema, che presumibilmente lascerà libero arbitrio agli stati su come procedere”. D’accordo anche il ministero Roberto Speranza che ha dichiarato: “Valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli Usa ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore. Io penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante”.

Se le indiscrezioni venissero confermate, ci troveremmo dunque con due vaccini disponibili per la fascia di età 60-79 anni e altri due, il Pfizer e il Moderna, per over 80, ultravulnerabili e under 60. Una fetta di popolazione molto ampia, con il rischio che le dosi in arrivo non possano bastare a coprire l’intero target.

La buona notizia è che entro giugno dovrebbe arrivare in Italia un altro vaccino. Si punta sull’olandese CuraVac, vaccino a m-Rna come Pfizer e Moderna, e all’americano NovaVax, vaccino più tradizionale basato sull’uso di proteine. Per quanto riguarda invece l’italiano ReiThera e il russo Sputnik V, la tecnologia sarebbe la stessa usata da AZ e J&J, ovvero ad adenovirus, vaccini che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha annunciato di voler abbandonare dal 2022.

Come sottolineato dall’immunologa Antonella Viola a Piazza Pulita, “se verrà dimostrato che questi casi rarissimi di trombosi sono legati al vettore, probabilmente avranno la stessa sorte di AstraZeneca e Jonhson&Jonhson”.

E sul futuro utilizzo di questi farmaci e soprattutto sui richiami, Viola sottolinea: “Quando viene iniettato un adenovirus, si genera una risposta immunitaria anche contro il vettore, quindi possono essere utilizzati per un richiamo, forse due, ma non è possibile ripeterlo ulteriormente, l’unità antivettore renderebbe inutile la vaccinazione”.

La speranza, dunque, è riposta in altri vaccini. Quelli ad adenovirus possono rappresentare solo un’arma importante contro il Covid-19 nel presente.

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