Il lavoro a Savona: dalle prime vertenze all'area di crisi, dopo 15 anni il saldo è negativo - IVG.it
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Il lavoro a Savona: dalle prime vertenze all’area di crisi, dopo 15 anni il saldo è negativo

Nel 2006 il massimo storico di occupati negli ultimi 25 anni, poi la costante discesa

Savona area di crisi sempre più complessa. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha decisamente inferto un altro duro colpo all’economia provinciale, che già un anno fa non godeva di buona salute. Negli ultimi tre lustri sono state numerose le vertenze sindacali aperte, alcune delle quali con risvolti nefasti per i lavoratori di molte realtà imprenditoriali sia del capoluogo, che del ponente senza dimenticarsi dell’impoverimento dell’entroterra.

Da piccola Manchester di un secolo fa, il savonese è passato ad una quotidianità di affanno e lotta per occupazione, servizi, trasporti e infrastrutture, con una perdita emorragica di posti di lavoro e un calo sensibile di residenti.

Quando IVG.it ha visto la luce lo slogan più diffuso nelle piazze, durante le manifestazioni in difesa dell’occupazione che si snodavano da Varazze ad Andora, passando per Cairo Montenotte, era “senza lavoro non c’è futuro”. Ancora attuale, purtroppo, a dire il vero sempre di più.

Proprio nel 2006 gli occupati erano 113950, il massimo storico degli ultimi venticinque anni, mentre gli abitanti di tutta la provincia superavano le 282500 unità. Ad oggi il saldo demografico ha il segno meno, a quella cifra infatti mancano circa tredici mila residenti. Ma sono anche diminuiti i lavoratori, il cui numero scende a 105672, uno scarto di 8278 unità.

I dati, forniti dall’Ufficio economico di Cgil Liguria, mostrano come la stangata peggiore sia quella subita dal settore delle costruzioni, che quindici anni fa dava lavoro a quasi dodici mila persone, mentre oggi solo a 7649, nonostante il picco più basso lo abbia toccato nel 2019. L’industria ha visto la sua crisi più nera nel 2010, con sette mila occupati in meno, dopo un quinquennio in rialzo ha subito un duro arresto anche nel 2016 e l’ultimo saldo parla di 23529 occupati rispetto agli oltre 25 mila di inizio secondo millennio. Ottocento le posizioni perse nei settori di agricoltura e pesca (oggi 3406), quattromila in quelli di commercio e turismo (24853 attuali), quasi cinquemila nei servizi (78737), mentre quello manufatturiero ha visto un rialzo da tredici mila ai quasi 16 mila, passando per il picco più alto dello scorso anno di oltre 18 mila. Di un migliaio, infine, la, diminuzione di occupati in altre attività, che si attestano su un totale di 53884.

Numeri, dietro ai quali si susseguono volti di imprenditori e lavoratori, lacrime e tenacia di chi ha lottato per non perdere un salario, famiglie che hanno dovuto reinventare la loro quotidianità per poter sopravvivere.

Ai tavoli sindacali ancora aperti come Piaggio Aerospace, LaerH, Bombardier, Funivie, Sanac si aggiungono quelli che hanno lasciato profonde ferite come Ferrania e Tirreno Power, per non tralasciare Asset o Cartiera Bormida. Ma l’allarme lanciato proprio pochi giorni fa è quello legato al termine del blocco dei licenziamenti: una tegola che, se non ci sarà una proroga quantomeno fino all’autunno, sacrificherebbe, solo nel savonese, ulteriori quindici mila persone senza più ammortizzatori sociali.

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